Home Arte & Cultura Il grande regista Sud coreano Kim Ki-duk è morto di Covid-19

Il grande regista Sud coreano Kim Ki-duk è morto di Covid-19

by Rosario Sorace

Un altro grande artista del mondo dello spettacolo scompare prematuramente. Il regista Kim Ki-duk è morto per complicazioni da Covid19 all’età di 59 anni; è stato vincitore del Leone d’oro a Venezia con il film ‘Pietà’. Era un intellettuale assai attivo e aveva avanzato critiche e contestazioni nei confronti di chi governava il suo Paese, la Corea del Sud.

Il regista sudcoreano ha diretto film cult come L’isola e Ferro 3 e, appunto, nel 2012 con Pietà era stato premiato a Venezia. La notizia è giunta dalla Lettonia dove probabilmente il regista stava per acquistare una casa nella località marittima di Jurmala. Si era ammalato di Covid e nessuno sapeva bene dove era ricoverato, i suoi colleghi avevano iniziato a cercarlo negli ospedali. Adesso la sua morte è stata confermata anche dalla sua interprete Daria Krutova.

La sua vita è costellata di grandi cambiamenti. Era nato nel nord di Gyeongsang, nella Corea del Sud e nove anni si era trasferito a Seoul dove ha frequentato una scuola professionale per poter lavorare nel settore agricolo. Poi ha abbandonato gli studi e fece la scelta di arruolarsi nell’esercito in seguito alle difficoltà economiche della sua famiglia.

Fu questa esperienza militare che influenzerà moltissimo il suo modo di vedere le cose del mondo e intendere i rapporti interpersonali e, quindi, permeare la sua arte cinematografica. Questa sua passione per la cultura lo rese inquieto e lo spinse ad abbandonare la Corea.

Andò in Europa e, a Parigi, maturò e coltivo’ ancora meglio la sua passione per il cinema e per l’arte e iniziò a scrivere sceneggiature per il cinema. Nel 1992 tornò in Corea e vinse il premio della Korea Film Commission per la migliore sceneggiatura di Jaywalking.

Debuttò come regista l’anno seguente con The Crocodile e nel 1997 è sceneggiatore, scenografo e regista di Wild Animals e nel 1998 del filmBirdcage Inn. Nel 2000 con il film L’isola ottenne un grande successo alla Mostra del cinema di Venezia e si afferma a livello internazionale.

Poi nel 2004 è un anno d’oro: La samaritana vince l’Orso d’oro per la miglior regia al 54° Festival del Cinema di Berlino, mentre Ferro 3 – La casa vuota, ritenuta la sua migliore produzione artistica, ottiene anche un Leone d’argento per la miglior regia alla 61ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e una candidatura al David di Donatello come miglior film straniero.

La sua attività artistica è assai prolifica e senza posa ma tra il 2008 e il 2011 non escono lavori cinematografici. Invece nel 2011 esce Arirang che tratterà proprio la crisi artistica del regista. Il sugello alla sua straordinaria carriera avviene nel 2012 con il film Pietà che vince il Leone d’Oro alla 69a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Torna alla Biennale nel 2016 con Il prigioniero coreano, distribuito nelle sale italiane nel 2018. Un artista che è stato sempre molto impegnato nella vita sociale e politica del suo paese e nel 2014 aveva realizzato un film che era un atto d’accusa nei confronti del suo paese, One on one.

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