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Renzi contro i poveri: Annunciata raccolta firme per Referendum contro Reddito di cittadinanza

by Romano Franco

Continuano senza tregua le crociate di Matteo Renzi contro i poveri. L’Italia negli ultimi tempi ha assistito a licenziamenti di massa dovute agli effetti della pandemia e alle sanzioni contro la Russia che si sono rivelate ad effetto boomerang.

I prezzi di gran parte delle materie prime mondiali sono esplosi e le aziende difficilmente assumono in un periodo così incerto, ma occhio perché, come dice il detto, al peggio non c’è mai fine.

Infatti, al baluardo della democrazia cristiana, alias Matteo Renzi, vengono sempre idee brillanti e pericolose e, così, per non rischiare di cadere nell’anonimato eterno, cerca di far leva su un tema che crea ancora molto dibattito in Italia: il Reddito di cittadinanza.

“Chi vive di sussidi e dice ‘non vi preoccupate vi do il Reddito di cittadinanza’ – recita Renzi – non sta investendo sul futuro, ma sta proponendo un meccanismo di paternalismo che vede nei cittadini dei sudditi e non dei leader e questo fa profondamente male al Paese. Se volete quella cosa li’ votatela, non siamo in competizione. Volete il bonus facciate? Va bene, ma va scritto bene, se scrivi una legge che non funziona sei disonesto e stai buttando via i soldi”.

“Conte mi attacca sul #redditodicittadinanza e dice che sono Robin Hood al contrario. Vedendo ciò che ha combinato su mascherine, superbonus e reddito forse io non sono Robin ma Conte è sicuramente lo Sceriffo di Nottingham. Per combattere la povertà non servono i sussidi, l’assistenzialismo e le truffe, ma lavoro retribuito, educazione di qualità e un terzo settore che funzioni. Noi siamo il partito del lavoro, non il partito dei sussidi”, evidenzia l’ex premier.

Ma di quale lavoro si parla se le industrie chiudono o licenziano?

L’operato di Renzi sul Lavoro nel suo passato di premier è stato esemplare, non c’è che dire. Ma forse il senatore non si è accorto che con le sue politiche a favore delle multinazionali e dei prenditori abbia dato molto più potere alle aziende che, grazie all’introduzione di contratti di lavoro da fame, dei voucher e abolendo l’art.18, hanno finito per sfruttare e spremere sempre di più i poveri impiegati.

Non è un mistero che le riforme portate avanti da Matteo Renzi abbiano dato molto più potere al datore di lavoro, a discapito dei poveri lavoratori. Il tutto eseguito alla luce del giorno, da uomo di “sinistra”, e con il benestare dei sindacati assorti in un silenzio imbarazzante.

Ma abolire adesso il Reddito di cittadinanza senza introdurre riforme occupazionali e un salario minimo garantito rischierebbe davvero delle ripercussioni sociali inestinguibili.

Certo, il Reddito di cittadinanza dovrebbe essere rivisto e aggiornato ma, oggi, rimane davvero una risorsa utile per la società.

Con un salario da dipendente pubblico, il cittadino rimasto senza lavoro che percepisce il Reddito potrebbe lavorare per garantire sempre più benessere sociale contribuendo alla pulizia delle strade, dei paesaggi e dei litorali; alla costruzione di grandi opere pubbliche; all’assistenza per gli anziani; per aiutare le mamme in difficoltà che lavorano; e per tanto altro ancora. Basta solo un pizzico di iniziativa, caro senatore.

Ma Giuseppe Conte non l’aveva pensata così e, oggi, non riconoscendo i suoi errori, si immola nella difesa di una riforma che deve essere sicuramente “riveduta e corretta” ma assolutamente non abolita.

“Meloni e Renzi si intendono benissimo soprattutto su un punto: forti con i deboli e molto sensibili, invece, verso gli interessi di chi già conta, e tanto. Orgogliosi di dare voce a chi, per questa politica lontana dalla realtà, è solo un rumore di fondo. A chi per loro non conta” scrive il leader dei cinquestelle in un post su Facebook.

“Al peggio non c’è mai limite. Non solo non si interessano delle persone in difficoltà – aggiunge il leader M5S -, ora le umiliano anche. Santanchè, compagna di partito di Giorgia Meloni, va in tv a puntare il dito contro un ex imprenditore in situazione di difficoltà, che percepisce il reddito di cittadinanza. Lo umilia pubblicamente accusandolo di non essere un esempio dignitoso per i suoi figli e intimandolo di andare a lavorare perché è ‘robusto’ e ‘paffuto’”.

“Nessuna attenzione verso la sofferenza – accusa il leader dei cinquestelle – nessun senso di umanità. Un piano ben preciso, quello degli esponenti di Fratelli d’Italia: togliere a chi non ha per dare a chi già ha e tanto. Sono dei Robin Hood al contrario. Tanto che alcune settimane fa il partito di Meloni ha lanciato una brillante proposta: togliere reddito e pensioni di cittadinanza agli italiani che non riescono a sopravvivere per investire sulle armi, con occhio molto attento alle lobby di settore”.

“Nella guerra agli ultimi – commenta ancora Conte -, spicca anche il redivivo Renzi, che non accetta mai di farsi superare, soprattutto negli errori: ha appena annunciato di voler raccogliere le firme per togliere a centinaia di migliaia di famiglie, di giovani precari, anziani e disabili un reddito che gli permette di arrivare a fine mese. Il programma è già pronto: un giorno sarà ai banchetti per togliere aiuti alle fasce di popolazione in difficoltà economica e un altro in Arabia Saudita per continuare le sue conferenze lautamente retribuite che magnificano il rinascimento democratico, giusto per arrotondare lo stipendio da senatore”.

Il fatto che Meloni e Renzi parlino all’unisono contro la povera gente crea forte imbarazzo al leader di Italia Viva, che si ostina follemente a voler sventolare il simbolo del partito socialista ad ogni suo intervento.

La sua pantomima sulla creazione di posti di lavoro non regge con le condizioni economiche odierne, a meno che non si riducano ulteriormente i diritti degli stessi lavoratori. Ma il leader di Italia Viva, in questo, è un maestro e non ha rivali.

Renzi, da uomo di “sinistra”, non ha mai lavorato un giorno per la difesa dei diritti degli ultimi, dei lavoratori e per un sistema Welfare che garantisca a tutti un benessere sociale.

Quindi si chiede: per quanto ancora il partito glorioso dei sindacalisti storici, che hanno dato vita a battaglie e conquiste sociali come lo Statuto dei Lavoratori (art.18), deve essere messo in ridicolo da chi con il socialismo c’entra poco o niente?

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