Home Cronaca Agguato nei confronti di un boss mafioso foggiano ai domiciliari, colpito anche il figlio

Agguato nei confronti di un boss mafioso foggiano ai domiciliari, colpito anche il figlio

by Rosario Sorace

La criminalità organizzata del foggiano non dà tregua. Tentativo di regolamento dei conti nei confronti di Antonello Francavilla, considerato dagli inquirenti il capo del clan Sinesi-Francavilla, il quale era stato posto ai domiciliari dopo aver passato 8 anni in carcere.

Francavilla era stato arrestato in un operazione antidroga nel novembre del 2013, accusato di concorso importazione di 300 quintali di hashish dal Marocco a Foggia.

In questo agguato è stato ferito gravemente anche il figlio di 15, immediatamente soccorso e trasferito in elicottero al Gemelli di Roma.

I killer hanno suonato il campanello indossando la divisa da poliziotti e appena si è aperta la porta non hanno esitato a sparare di fronte al figlio di 16 anni continuando ad aprire il fuoco nei confronti del padre, Antonello Francavilla, 45enne, che è appunto al vertice di una dei tre clan mafiosi della “Società Foggiana” che da anni si fanno “la guerra” per il controllo del capoluogo pugliese.

Ora sia il padre che il figlio sono molto gravi. Questa guerra di mafia dimenticata si trascina sin dagli anni ’70 e adesso le batterie mafiose si sfidano oltre i confini della Puglia, poiché Francavilla, si trovava ai domiciliari a Nettuno, in provincia di Roma.

Il pregiudicato aveva lasciato il carcere dopo una lunga detenzione per le diverse condanne inflitte nei numerosi procedimenti in cui è coinvolto.

Si pensava a torto che la mafia pugliese non avrebbe agito fuori dal territorio mentre in realtà si sottovaluta ancora la gravissima pericolosità di queste organizzazioni criminali.

L’ordine di uccidere Francavilla è stato impartito, secondo gli investigatori, proprio da Foggia. In tal senso il movente è da ricercare nella lotta per imporre il predominio nei traffici illeciti del territorio.

L’eliminazione di Francavilla avrebbe consentito una scalata dei gruppi avversi perché il boss è il capo della famiglia “Sinesi-Francavilla” che da sempre è in contrasto sanguinario con i clan “Moretti-Pellegrino” e “Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese”.

La procura di Foggia e dalla Dda di Bari, hanno messo a punto le logiche che avrebbero determinato questa azione criminale e che sono state individuate in una sete di vendetta: “Dopo l’omicidio del ‘morettiano’ Bruno Rodolfo avvenuto il 15 novembre 2018 – scrivono gli inquirenti nell’indagine Decima bis – taluni esponenti della ‘batteria’ Sinesi-Francavilla nutrivano forti timori per l’avvenuta scarcerazione di Moretti Pasquale, temendo che costui, quale esponente di vertice della batteria Moretti/Pellegrino, potesse impartire disposizioni finalizzate a vendicare l’omicidio del sodale Bruno Rodolfo, progettando agguati nei confronti degli esponenti della batteria rivale”.

In realtà un collaboratore di giustizia, Carlo Verderosa, avrebbe riferito ai magistrati che una nuova batteria si era staccata dalla famiglia storica dei Sinesi-Francavilla e tale frazione era composta dalle famiglie Frascolla, Lanza, Palumbo.

Costoro intendevano realizzare una consorteria criminale autonoma “determinata dalla volontà di rendersi autonomi nella gestione dei proventi illeciti”.

Il collaboratore di giustizia ha fatto presente che tale scissione provocata dai fratelli Frascolla e Palumbo portava ad un’unica conseguenza “che mi devi sparare o ti devo sparare”.

Tale agguato sarebbe da ricollegare dalla volontà di una batteria rivale di occuparsi in via esclusiva della cosiddetta “lista delle estorsioni”, che è appunto il libro mastro della mafia foggiana contenente tutti i nomi degli imprenditori e dei commercianti che mensilmente pagano il pizzo.

Queste tre batterie avevano tentato nel passato una distribuzione equa dei proventi illeciti senza peraltro riuscirci e fu così che nacque questa guerra sanguinaria tra bande.

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