A Roma le sculture organiche di Davide Viggiano esplorano il corpo come ecosistema

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A Roma, una mostra mette al centro ciò che normalmente non si vede: relazioni fra corpo, microrganismi e ambiente. CRITTERS, personale di Davide Viggiano a Spazio URANO, invita a ripensare il confine tra interno ed esterno attraverso opere nate da campioni biologici coltivati per un anno.

Il quadro dell’esposizione

La rassegna è ospitata nello spazio capitolino fino al 30 ottobre 2026 e fa parte del progetto START again. La mostra è curata da Francesco Campese e Ivan D’Alberto, con un testo critico firmato da Davide Silvioli.

Il titolo richiama l’inglese “critters”, termine che indica creature minute e spesso difficili da catalogare. Qui assume valore programmatico: un invito a vedere la vita come una molteplicità di presenze, umane e non umane, che coabitano e si influenzano.

Opere nate da campioni corporei

Al centro del percorso ci sono cinque sculture, ciascuna collegata a una diversa apertura del corpo dell’artista: orale, nasale, acustica, anale e uretrale. Da questi orifizi provengono i campioni che, tra il 2023 e il 2024, sono stati coltivati in capsule di Petri per un anno.

Capsule Petri con colture disposte come parte di un'installazione artistica
I campioni coltivati in capsule di Petri usati come materia prima delle sculture.

La lunga durata della coltivazione è parte integrante del progetto. Il tempo non è un elemento neutro: lo sviluppo biologico ha determinato forme e risultati, e l’artista ha lasciato spazio a questa autonomia materiale.

Materiali e processi

Le opere portano sigle che evocano una nomenclatura scientifica (O.OR-01, O.NA-02, M.AC-03, O.AN-04 e M.UR-05) e giocano su un doppio registro. Sono al tempo stesso sculture e tracce di un processo biologico reale, normalmente invisibile alla percezione quotidiana.

Lenti in plexiglass ricavate da telecamere di sorveglianza esposte su basi ceramiche
Lenti di sorveglianza riassegnate a dispositivi di custodia nelle opere.

I campioni sono custoditi dentro lenti in plexiglass derivate da telecamere di sorveglianza. Queste lenti sono inserite in basi semisferiche di bioceramica, prodotte utilizzando gusci d’uovo riciclati insieme ad alghe, acqua, glicerina e pigmenti.

Il montaggio unisce materiali di provenienza diversa e mette in dialogo conservazione, trasformazione e riuso. Elementi di scarto organico diventano la matrice di un nuovo habitat; elementi progettati per osservare vengono riassegnati a una funzione di protezione.

Tra controllo e cura

Il rovesciamento dell’uso tecnologico è uno dei nodi critici della mostra. Lenti concepite per il monitoraggio vengono riconfigurate come dispositivi di custodia: una scelta che crea una tensione fra sorveglianza e attenzione.

Le sculture abitano una zona di confine dove la distinzione tra naturale e artificiale si attenua. Il corpo si presenta come un ecosistema tra altri ecosistemi, attraversato da scambi e contaminazioni che rendono porosi i suoi limiti.

Una proposta di lettura

La forma sferica delle opere suggerisce un movimento continuo tra interno ed esterno, tra apertura e contenimento. L’invisibile viene reso percepibile attraverso materiali, tempo e processi che mostrano quanto la vita sia fatta di relazioni interdipendenti.

Con CRITTERS, Viggiano e i curatori propongono una riflessione pratica: lasciare spazio all’autonomia della materia per osservare come si trasformi e quali relazioni ne emergano.

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