Simonetta Matone lascia Forza Italia e aderisce alla Lega

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Simonetta Matone lascia la Lega e annuncia il passaggio a Forza Italia, motivando la scelta con il rifiuto di derive sovraniste e di prese di posizione estremiste. L’uscita dall’alleanza salviniana mette a fuoco le tensioni tra correnti moderate e l’impronta nazionalista che il partito ha assunto sotto la guida di Matteo Salvini.

Perché ha rotto con la Lega

Matone ha spiegato di non riconoscersi nella direzione presa dal partito. «Sono contraria a derive sovraniste e a prese di posizione estreme e irrealizzabili», ha detto, annunciando la scelta di unirsi a Forza Italia, che definisce «un solido punto di riferimento dei moderati, erede del garantismo di Silvio Berlusconi, saldamente ancorata a una visione equilibrata anche in politica estera».

Sagoma di una persona che tiene un volantino in un contesto politico
Matone critica le derive sovraniste e si distanzia dalla linea ufficiale della Lega.

Secondo la deputata, il congresso straordinario voluto da Salvini ha confermato la leadership del segretario e consolidato una linea sovranista e di destra radicale. Quell’esito ha segnato il punto di non ritorno per lei.

Il senso del dissenso

Matone aveva cercato di far sentire la propria voce all’interno della Lega quando percepiva segnali di deriva. «È un errore correre dietro a fenomeni che non ci appartengono. La Lega nasce come un partito anti-fascista, dovremmo ricordarcelo sempre ed esserne orgogliosi», ha rimarcato nei confronti dei colleghi.

Ha inoltre tracciato la sua idea di un partito di destra diverso: «Dobbiamo recuperare terreno diventando una destra illuminata, colta, liberale, conservatrice». Quelle spinte moderate, provenienti anche dalla fronda dei governatori leghisti, non sono però bastate a cambiare la linea ufficiale.

Il percorso professionale e politico

Nata politicamente in ambienti socialisti, Matone ha però costruito una carriera che alterna impegni istituzionali e ruoli amministrativi. Nei primi anni di attività ha lavorato alle dipendenze del sottosegretario alla Giustizia Salvatore Frasca e, tra il 1987 e il 1991, è stata capo della segreteria del ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, che ha definito «il più grande di tutti».

Dopo l’esperienza con il governo Craxi è tornata in magistratura: è stata sostituta procuratrice presso il tribunale per i minorenni di Roma, dove ha instaurato rapporti professionali e personali, tra cui l’amicizia con la magistrata Augusta Iannini. Iannini è oggi nel consiglio di amministrazione di Snam e figura in quota Forza Italia.

Nel 2008 Matone è tornata in politica amministrativa come capo di gabinetto del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, durante il quarto governo Berlusconi. Il passo verso impegni di primo piano è arrivato nel 2021, quando la Lega propose il suo nome per la corsa a sindaca di Roma: dopo un accordo con Salvini, il sostegno a un candidato indicato da Fratelli d’Italia portò a un’intesa che prevedeva, in caso di sconfitta, una candidatura parlamentare per Matone.

Quell’opzione si concretizzò circa un anno e mezzo dopo le elezioni comunali, e Matone entrò alla Camera. Quattro anni più tardi ha deciso di separarsi definitivamente dal progetto politico salviniano per aderire alla componente guidata da Antonio Tajani.

Un episodio mediatico: l’anello in Parlamento

Negli ultimi giorni Matone è stata al centro anche di un episodio di cronaca che ha attirato l’attenzione dei media: ha ritrovato in Parlamento un anello che ha stimato valere 30.000 euro. La proprietaria si è poi fatta avanti; secondo le ricostruzioni giornalistiche si tratterebbe di una persona legata ad attività di lobbying.

Anello d'oro su un banco parlamentare
L’anello ritrovato in Parlamento e il successivo caso mediatico.

Cosa cambia per il centrodestra

Il passaggio di Matone a Forza Italia è presentato da lei stessa come un ritorno verso un’area moderata e garantista. Per gli osservatori, la scelta evidenzia la crescita delle fratture interne alla coalizione di centrodestra tra linee sovraniste e correnti più centriste e liberali.

Matone ha sintetizzato la sua tensione ideale con un’immagine: «Io sogno politici come Winston Churchill». La sua scelta rappresenta sia un segnale personale sia un elemento in più nel dibattito sul futuro politico del centrodestra italiano.

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