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Centinaia di autotrasportatori e agricoltori sono arrivati a Roma per protestare contro il caro carburante e l’aumento dei costi di produzione, mentre nelle campagne la mobilitazione rallenta il traffico lungo l’A1. La protesta arriva a pochi giorni da un tavolo ufficiale al ministero dei Trasporti e dall’annunciato sciopero generale del 30 ottobre.
Da Sud a Montecitorio: la protesta sotto il Parlamento
Delegazioni provenienti da diverse regioni del Sud si sono radunate davanti a Montecitorio, scendendo dai pullman per chiedere interventi immediati. “Siamo arrivati qui per i nostri diritti e per i vostri diritti”, dicono i manifestanti, che intonano cori critici verso il governo e la premier.
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La mobilitazione non è limitata alla Capitale. In Toscana tir e trattori hanno rallentato il traffico al casello di Valdichiana sulla A1, al confine tra Arezzo e Siena. Gli organizzatori hanno annunciato che il presidio potrebbe protrarsi per tutta la settimana, in vista dello sciopero programmato per venerdì 30 ottobre.
Il Governo: “l’emergenza è superata”, ma resta il confronto
Il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Matteo Salvini, ha dichiarato che l’“emergenza è superata”. Sul tema è prevista un’iniziativa istituzionale: «Vedremo gli autotrasportatori, con il viceministro Edoardo Rixi», ha detto a Radio24, auspicando che il miliardo di fondi sbloccato contribuisca a riportare la situazione alla normalità.
La convocazione del ministero è confermata da Fedralog Calabria, che ha comunicato la convocazione di un tavolo con le rappresentanze degli autotrasportatori del Sud per mercoledì 28 ottobre alle 14:30. Nella nota si parla dello «stato di agitazione» dei lavoratori.
Le ragioni della mobilitazione
I manifestanti puntano il dito contro il forte aumento del prezzo del gasolio, l’incremento dei costi di manutenzione e gestione dei mezzi e la ridotta remunerazione dei prodotti agricoli. Chiedono misure concrete per garantire la sostenibilità economica delle imprese, senza dover dipendere da sussidi o aiuti pubblici.

Secondo il portavoce della protesta toscana, Andrea Faralli, il prezzo del carburante è raddoppiato rispetto all’anno scorso, passando da una media di 0,60 euro a 1,30 euro al litro. Faralli sottolinea l’impatto sui bilanci delle aziende agricole, soprattutto per i macchinari che consumano molto carburante.
«L’incremento del gasolio agricolo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso», dice Faralli, ricordando che da anni il settore protesta per il basso prezzo pagato ai produttori. A suo avviso, con costi di produzione indicati come 100, il ricavato si ferma a circa 102, lasciando margini quasi inesistenti.
Un settore sotto pressione
I manifestanti mettono anche in evidenza come negli anni siano venuti meno i margini che permettevano di programmare investimenti. Secondo quanto riportato dalla delegazione, i prezzi dei macchinari si sono sensibilmente alzati e molti produttori dipendono ormai da contributi statali o europei per rinnovare i mezzi.
La richiesta principale resta che i prodotti agricoli vengano pagati in modo equo e che vengano adottate misure in grado di ridurre il peso del carburante e dei costi di gestione sulle imprese. Nei prossimi giorni il confronto con il ministero e lo sciopero del 30 ottobre definiranno le prossime mosse della mobilitazione.
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