Il legame di Pasolini con la Torre di Chia tra diritti privati, usi civici e tutela pubblica

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Una controversia legale mette a rischio il futuro della torre che Pier Paolo Pasolini scelse come rifugio: il proprietario attuale, l’attore Gabriele Gallinari, sostiene di averla recuperata a proprie spese, mentre un ente locale reclama la titolarità sulla base degli usi civici. La questione incrocia diritto di proprietà, tutela del patrimonio culturale e l’esercizio di un provvedimento amministrativo esecutivo, nonostante un ricorso pendente in appello.

Il luogo che conquistò Pasolini

Nel 1964, durante le riprese de Il Vangelo secondo Matteo, Pasolini scoprì il paesaggio di Chia, nel Viterbese. Affascinato da una torre che domina la valle del Fosso Castello, nel 1970 la acquistò e la trasformò in un suo rifugio intellettuale.

Paesaggio di campagna con torre sulla collina che evocò Pasolini
Il paesaggio di Chia: la torre che colpì Pasolini durante le riprese.

Nel sito convivono ruderi medievali e interventi più moderni realizzati su progetto di Dante Ferretti. Pasolini definì la sua dimora «casa luce», intendendo un’architettura pensata per dialogare con la natura più che per dominarla.

L’acquisto e il restauro di Gallinari

Nel 2021 la proprietà è passata all’attore Gabriele Gallinari, che ha venduto la sua abitazione romana per trasferirsi stabilmente alla Torre di Chia e farne la residenza principale. Ha finanziato personalmente il restauro, durato circa tre anni e mezzo e condotto sotto la supervisione della Soprintendenza.

Operai e ponteggio durante il restauro di una torre storica
Il restauro finanziato dal proprietario per riportare la torre all’uso pubblico.

Gallinari afferma che l’intervento non fu speculativo: il complesso era in stato di abbandono e l’acquisto, secondo lui, avvenne dopo verifiche amministrative. Il sito è stato reso accessibile al pubblico tramite convenzioni con il Comune di Soriano nel Cimino e altri enti e non sono stati utilizzati fondi come il PNRR per il recupero.

La decisione amministrativa sugli usi civici

Il 7 aprile 2025 il Commissario sugli usi civici ha accolto la rivendicazione dell’Università Agraria di Chia — un ente privato con circa 120 iscritti — riconoscendo la natura di demanio civico dei terreni interessati. La sentenza ha dichiarato nulla la compravendita e disposto la reintegrazione dei beni nel patrimonio civico senza prevedere alcun indennizzo per l’attuale proprietario.

Secondo l’atto, la decisione contrasta con le conclusioni del Consulente Tecnico d’Ufficio. Nonostante ciò la Regione Lazio ha avviato la procedura di rilascio; i termini di 30 giorni per il rilascio sono scaduti e Gallinari ha impugnato il provvedimento davanti al TAR.

Ricorsi, appello e punti contestati

Gallinari ha fatto ricorso alla Corte d’Appello; la decisione è prevista per il 2028. Nel frattempo la sentenza del 2025 è esecutiva, circostanza che ha innescato la procedura amministrativa di rilascio. L’iniziativa della Regione è dunque partita mentre il giudizio in appello è ancora pendente.

Il proprietario contesta la ricostruzione sull’esistenza di usi civici. Fa riferimento a una certificazione comunale che attestava l’assenza di usi civici, all’assenza dell’esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato e a un’interrogazione parlamentare che aveva sollevato il tema della natura privata della proprietà.

Quale tutela per la memoria culturale?

Per Gallinari, la vicenda ha assunto la forma di un «esproprio senza indennizzo». Sottolinea il paradosso di chi investe nella conservazione e apre il sito alla collettività, per poi trovarsi privato della custodia. Propone una riflessione sulla nozione di interesse pubblico: secondo lui non è sufficiente invocarla se, in pratica, i beneficiari effettivi fossero ristretti.

Rimane centrale il nodo culturale: la protezione della memoria di Pasolini, osserva l’attore, non dipende solo dall’intestazione formale del bene ma dalla qualità della conservazione, dall’accessibilità e dalla responsabilità nel tramandarne il valore storico. Il complesso è sottoposto a vincolo dei Beni Culturali e già inserito in un sistema di fruizione pubblica, ricorda chi lo ha restaurato.

Le implicazioni pratiche

La disputa mette in luce tensioni ricorrenti tra diritti collettivi tradizionali e iniziative private di conservazione. Sul piano giuridico, solleva questioni di certezza del diritto e di rapporto tra provvedimenti amministrativi esecutivi e procedimenti giudiziari ancora pendenti.

Per ora la definizione definitiva del caso dipenderà dall’esito dell’appello e dalle decisioni dei tribunali amministrativi. Fino ad allora restano aperti i dubbi sulla gestione quotidiana del sito e, più in generale, sul modo migliore di tutelare un bene culturale che porta con sé la memoria di uno dei protagonisti del Novecento italiano.

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