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- Un programma diffuso per ripensare la cultura
- Cosa si intende per Culture Commons
- Tecnologia, intelligenza artificiale e beni comuni digitali
- Chi decide nei commons: pratiche di governance
- Economie mutualistiche: alternative praticabili
- Santa Sofia: nodo e laboratorio locale
- Partecipanti e traiettorie
- Una proposta più ampia di sostenibilità culturale
Il 25 e il 26 settembre 2026 Santa Sofia ospita la seconda edizione del Forum Internazionale sulla Sostenibilità della Cultura, promosso da Institution e centrato sul tema dei Culture Commons. L’evento, in formato ibrido, collegherà la romagna a una rete di hub globali per interrogare come la cultura possa funzionare come infrastruttura condivisa.
Un programma diffuso per ripensare la cultura
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Il Forum internazionale torna in Emilia-Romagna: la cultura è un bene comune sostenibile
Il Forum si svolgerà tra incontri in presenza e sessioni trasmesse online, mettendo in relazione Santa Sofia con New York, Berlino, Tokyo, Shenzhen, Giacarta, Tanguiéta, Città del Guatemala e altri nodi internazionali. Tavole rotonde, lecture e sessioni di lavoro collettivo compongono una staffetta che attraversa fusi orari e contesti diversi.

La proposta organizzativa non è casuale: ridurre la concentrazione fisica degli eventi e valorizzare presenze locali è parte stessa dell’esperimento sulla sostenibilità culturale. Tutti gli appuntamenti principali saranno accessibili gratuitamente in streaming.
Cosa si intende per Culture Commons
Con il termine commons si indica una risorsa gestita collettivamente secondo regole condivise. Applicato alla cultura, il concetto include spazi, edifici, archivi, competenze, tecnologie e pratiche di conoscenza.
Il nodo critico è la governance: non basta garantire accesso, è necessario stabilire chi partecipa alle decisioni, come si ripartiscono responsabilità e quali meccanismi impediscono la riproduzione di disuguaglianze. Su questa tensione tra accesso e potere si articola gran parte del programma 2026.
Tecnologia, intelligenza artificiale e beni comuni digitali
Il 25 settembre la prima sessione esplorerà il rapporto tra tecnologie digitali, AI e commons. Tra gli interventi principali è prevista la lecture online di Michel Bauwens, fondatore della P2P Foundation, alle 14:30. Bauwens parlerà di produzione peer-to-peer e del modello del «cosmo-localismo», che propone condivisione globale di conoscenze e progettazione con produzione materiale affidata ai contesti locali.

A Berlino, il nodo ospitato da Trust e dalla Cybernetics Library indagherà le condizioni pratiche per trasformare software, piattaforme e infrastrutture digitali in risorse comuni: non solo apertura tecnica, ma anche manutenzione, regole d’accesso e responsabilità collettiva.
Chi decide nei commons: pratiche di governance
La governance è il cuore del secondo asse del Forum. Stavros Stavrides affronterà le soglie d’accesso e le condizioni che rendono reale la partecipazione alle decisioni, distinguendo tra mera accessibilità e capacità di influire sui processi.
In un intervento successivo, Silvia Federici proporrà una lettura femminista dei commons, spostando l’attenzione sul lavoro di cura, sulla riproduzione sociale e sulle pratiche quotidiane di cooperazione. Verrà sottolineata la fragilità del commoning, una pratica che va costantemente negoziata e coltivata nel tempo.
A New York, Prime Produce, Cybernetics Library e Wikimedia NYC organizzeranno una tavola rotonda rivolta alle piccole organizzazioni culturali indipendenti. Dopo la lecture di Federici, è previsto un pranzo condiviso seguito da gruppi di discussione per individuare contesti e soggetti per i quali conviene mettere in comune risorse e processi decisionali.
Il confronto internazionale include anche esperienze indigene e comunitarie. Gladys Tzul Tzul, sociologa maya k’iche’ del Guatemala, parlerà dei sistemi di governo comunitario; a Tokyo il sentō Denkiyu sarà spazio di riflessione su come luoghi quotidiani possano diventare poli culturali; a Shenzhen si discuterà invece del ruolo degli spazi autogestiti e degli artist-run nella costruzione di appartenenza in contesti di forte mobilità.
Economie mutualistiche: alternative praticabili
Il terzo filone del Forum esplora modelli economici basati sulla cooperazione. A Tanguiéta, l’Écomusée Tata Somba presenterà un modello in cui conservazione del patrimonio, attività economiche e vita comunitaria si intrecciano. Cooperative locali, molte guidate da donne, destinano parte dei ricavi alla manutenzione dell’architettura tradizionale, collegando economia e trasmissione dei saperi.
Da Giacarta interverrà il collettivo ruangrupa, noto per aver portato il principio del lumbung alla documenta fifteen. Il lumbung è pensato come un «granaio» condiviso: eccedenze di risorse — denaro, tempo, competenze — raccolte e redistribuite secondo bisogni collettivi. Al Forum il modello sarà discusso come alternativa ai sistemi culturali fondati su competizione e precarietà.
A Santa Sofia economisti, operatori della finanza etica, studiosi dei commons e professionisti dell’arte discuteranno la sostenibilità delle istituzioni culturali attraverso strutture cooperative e mutualistiche, cercando forme che vadano oltre la semplice ricerca di sovvenzioni.
Santa Sofia: nodo e laboratorio locale
La Galleria civica d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni fungerà da hub principale per le attività in presenza, coordinando i passaggi tra gli altri nodi e ospitando incontri pubblici. Sul territorio romagnolo il Forum si collega a una mostra collettiva su pratiche locali di sostenibilità e a un incontro della rete territoriale pensato per trasformare spunti internazionali in azioni locali.
La struttura distribuita dell’evento mira anche a ridurre l’impatto ambientale legato ai grandi spostamenti internazionali, favorendo una rete di presenze locali connesse piuttosto che la concentrazione fisica di partecipanti.
Partecipanti e traiettorie
Oltre ai nomi già citati, il programma include ricercatori e operatori che da anni lavorano su cooperazione e beni comuni: tra loro Massimo De Angelis, Keir Milburn, Laura Pando (interim CEO di Julie’s Bicycle), Katsuhito Okubo, Christian Dimmer, Ibrahim Tchan e Luo Sen. I contributi metteranno a confronto esperienze molto diverse per scala e contesto.
Una proposta più ampia di sostenibilità culturale
La seconda edizione del Forum allarga il senso di sostenibilità oltre l’efficienza energetica o la riduzione dei viaggi. Per gli organizzatori, la sostenibilità culturale comprende la capacità di costruire relazioni durature, redistribuire risorse e rendere più partecipati i processi decisionali.
In questa prospettiva il fondatore di Institution, Fabio Cavallucci, descrive i Culture Commons come uno spazio condiviso tra mercato, Stato e comunità. La coordinatrice Lucilla Grossi sottolinea invece la necessità di mettere in comune strumenti e competenze per tradurre idee in pratiche realizzabili.











