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- Bilancio in sospeso e trattativa con l’UE
- Priorità politiche e tagli rinviati
- Pacchetto giovani e incentivi all’assunzione
- Stabilità contrattuale e tassazione delle retribuzioni
- Famiglie, congedi e sostegni alla genitorialità
- Pensioni: fondo per un’uscita anticipata e nodo rivalutazioni
- Casa, ristrutturazioni e cedolari
- Estensione della flat tax e vincoli IVA
- Sanità: risorse giudicate insufficienti
- Abolizione permanente del bollo auto per famiglie numerose
- Coperture: il contributo delle banche e altre misure
- Altre imposte e voci di copertura
Domani il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare la bozza del ddl di Bilancio, slittata oltre la consueta scadenza del 20 ottobre. Il testo però resta parziale: una parte delle risorse dipende ancora dall’intesa con Bruxelles sull’uso del maggior deficit autorizzato per spese di difesa e sicurezza energetica.
Bilancio in sospeso e trattativa con l’UE
Il ministero dell’Economia arriva al vertice con la consapevolezza che la legge di Bilancio sarà solo un primo passo. Secondo il Documento programmatico di bilancio, le risorse immediatamente disponibili ammontano a circa 10 miliardi, ma metà di questa cifra — circa 5 miliardi — è legata a un contributo del settore finanziario ancora da definire con le banche.
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Al netto di quel capitale, il governo conta su un margine aggiuntivo di circa 14,4 miliardi che deriverebbero dall’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, misura che consente un deficit straordinario per la spesa in difesa e per la sicurezza energetica. Bruxelles dovrà però validare ciascun intervento finanziato con questo strumento; il via libera definitivo è atteso solo a novembre, perciò domani il Cdm approverà una versione preliminare del provvedimento.
Priorità politiche e tagli rinviati
La premier ha ribadito che la manovra punterà a proteggere salari, potere d’acquisto e famiglie, pur dovendo fare i conti con risorse limitate. A causa del tetto finanziario, molte proposte della maggioranza non troveranno spazio integrale.
Tra le misure date per difficili da realizzare c’è l’ipotesi di un taglio generalizzato dell’Irpef per i redditi elevati: il piano ventilato in alcune forze politiche per spostare lo scaglione del 33% è stato accantonato nelle ultime riunioni, giudicato troppo costoso rispetto al beneficio per i contribuenti. In alternativa, è circolata nuovamente l’opzione di una parziale detassazione delle tredicesime per i redditi più bassi, con aliquote al 10–15%.
Pacchetto giovani e incentivi all’assunzione
Il governo sembra intenzionato a mettere buon peso su misure rivolte ai giovani. In cima alla lista c’è una possibile flat tax al 5% per i neoassunti under 35 con redditi intorno a 20–30mila euro. A questa si affiancherebbero una mini-Irpef per i lavoratori under 30 già occupati e un’estensione della no tax area per gli under 25.

L’obiettivo dichiarato è aumentare le retribuzioni nette attraverso interventi fiscali e frenare la fuga di giovani all’estero. Per le imprese, invece, si sta valutando un rafforzamento delle deduzioni per le assunzioni: la misura potrebbe salire dal 130% al 140% per i giovani e arrivare fino al 180% per le giovani madri.
Stabilità contrattuale e tassazione delle retribuzioni
Il governo vorrebbe confermare l’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi contrattuali introdotta lo scorso anno. È allo studio anche un regime agevolato sulle maggiorazioni per lavoro notturno e festivo e sul salario accessorio nel pubblico impiego, con aliquote ipotizzate tra il 10% e il 15%.
Famiglie, congedi e sostegni alla genitorialità
Nel pacchetto sociale sono previste misure per le madri lavoratrici e per la conciliazione famiglia-lavoro. Esiste già uno sgravio contributivo di 3.000 euro l’anno per dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli; si sta valutando di razionalizzare l’intervento e forse di estenderlo anche a chi ha due figli.
Alla discussione figurano inoltre la proroga del bonus per le scuole paritarie e l’introduzione di un “libretto previdenziale” per i nuovi nati.
Pensioni: fondo per un’uscita anticipata e nodo rivalutazioni
La richiesta della Lega di consentire l’uscita dal lavoro a 64 anni con 36 anni di contributi potrebbe trovare una soluzione temporanea. L’idea è di creare un fondo ad hoc, poco meno di un miliardo, e rinviare a gennaio la definizione dettagliata dei beneficiari dell’anticipo pensionistico.
Resta però aperto il tema della perequazione degli assegni. Per reperire risorse si valuta una rimodulazione degli adeguamenti inflattivi per le pensioni medio-alte: oggi l’indicizzazione copre il 100% dell’inflazione fino a quattro volte il trattamento minimo, si riduce al 90% tra quattro e cinque volte il minimo e scende al 75% oltre sei volte il minimo. Il trattamento minimo citato nel documento è pari a 611,85 euro al mese.
Casa, ristrutturazioni e cedolari
Tra le intenzioni del governo c’è la conferma delle detrazioni al 50% per le ristrutturazioni, che altrimenti verrebbero ridotte al 36% dal 2027. Si valuta inoltre un Ecobonus con aliquota fino al 65% e una possibile sanatoria per chi è rimasto coinvolto in irregolarità legate al Superbonus mediante il versamento di un’imposta sostitutiva.
Nel campo degli affitti, la proposta di Noi Moderati per una cedolare secca al 5% sui contratti a lungo termine è ancora in bilico. Più definita, secondo fonti di maggioranza, sarebbe l’introduzione di una cedolare secca del 21% per i negozi fino a 300 mq, con aliquota ridotta al 10% nei centri metropolitani.
Estensione della flat tax e vincoli IVA
Il Carroccio continua a spingere per portare la soglia del regime forfettario dagli attuali 85mila a 100mila euro di ricavi. Sul tavolo però ci sono limiti europei legati all’esenzione dall’Iva: per questo si studia un intervento ibrido che separi il trattamento fiscale dai vincoli IVA, mantenendo l’obbligo Iva oltre gli 85mila euro e riducendo così l’effettiva convenienza della flat tax estesa.
Sanità: risorse giudicate insufficienti
Il Documento programmatico di bilancio indica circa 2,4 miliardi aggiuntivi per la sanità, un importo molto distante dalle richieste del ministro della Salute, che aveva chiesto almeno 5,5 miliardi. Le Regioni avevano invece segnalato fabbisogni ancora più consistenti per il triennio successivo.
In campo c’è anche la proposta di Forza Italia di un contributo una tantum da 300 a 500 euro per gli over 75 con limiti Isee, destinato a coprire spese sanitarie non comprese nel Servizio sanitario nazionale, come quelle odontoiatriche.
Abolizione permanente del bollo auto per famiglie numerose
Il governo prevede di rendere strutturale l’esenzione dal bollo auto per alcune categorie: l’intenzione è di estendere il beneficio anche ai van familiari fino a 133 kW, ma soltanto per le famiglie con almeno quattro figli. Attualmente l’esenzione è in vigore per un solo veicolo per nucleo fino a 80 kW.
Coperture: il contributo delle banche e altre misure
Per finanziare parte della manovra l’esecutivo conta di ottenere circa 5 miliardi dal settore finanziario, ma i negoziati con gli istituti sono ancora in corso. Tra le ipotesi circolate ci sono un aumento dell’addizionale Ires, un ulteriore incremento della Tobin tax sulle transazioni finanziarie e il blocco di alcune componenti fiscali differite nel 2027.
Forze politiche chiedono che eventuali oneri non risultino “punitivi” e propongono di coinvolgere anche Cassa depositi e prestiti, escludendo certe banche di credito cooperativo. Altre risorse dovrebbero arrivare da un possibile aggravio fiscale sulle imprese energetiche.
Altre imposte e voci di copertura
Il ritorno della sugar tax e della plastic tax, previsto inizialmente per gennaio, dovrebbe slittare ancora di sei mesi. Tra le entrate attese figurano circa 700 milioni dal settore dei giochi; si valuta anche un ulteriore aumento delle accise sulle sigarette.











