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Nel 2025 l’Italia ha segnato un nuovo record nelle esportazioni di merci, ma dietro l’aumento di valore ci sono segnali di fragilità: la crescita è fortemente sbilanciata su pochi prodotti e rischia di non reggere quando le condizioni internazionali cambieranno. I numeri del 2026 confermano un trend simile, sotto il quale si intravedono fattori geopolitici temporanei.
Le cifre ufficiali parlano chiaro: l’export italiano ha superato i 643 miliardi di euro nel 2025, con un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite all’estero hanno raggiunto circa 337 miliardi, in crescita del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il governo ha citato questi dati come prova della tenuta del Made in Italy davanti a dazi, conflitti e crisi energetica.
Crescita concentrata su pochi settori
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Il record dell’export italiano non scaccia la paura: i risultati vanno analizzati
Dietro il valore complessivo, tuttavia, la dinamica è molto selettiva. Nel 2025 gran parte dell’aumento è attribuibile al settore farmaceutico, che ha trascinato l’export a livello valore.

Per il 2026 la composizione è cambiata ancora: la crescita nei primi sei mesi è stata influenzata soprattutto dai metalli — in particolare l’oro — e dai prodotti petroliferi. In termini di quantità di beni scambiati, l’espansione resta modesta. Questo significa che l’aumento dei ricavi non corrisponde a una diffusione ampia e strutturale delle vendite all’estero.
Fattori esterni e sostenibilità del rialzo
Alle spalle di questi risultati emergono cause non strettamente legate a maggiori volumi produttivi: misure tariffarie statunitensi, tensioni geopolitiche e movimenti dei prezzi delle materie prime hanno giocato un ruolo decisivo.

In particolare, i proventi legati a cambiamenti nei prezzi dell’oro e del petrolio e gli spostamenti nelle rotte commerciali determinati dalla crisi in Medio Oriente generano quella che può essere definita una rendita geopolitica: un vantaggio temporaneo, difficile da trasformare in vantaggio competitivo duraturo.
Implicazioni per imprese e politica commerciale
Per le imprese italiane la lettura dei dati richiede prudenza. Numeri in aumento non sempre equivalgono a maggiore resilienza produttiva o a un’espansione di mercato su larga scala.
Se la crescita continua a dipendere da pochi settori e da variabili esterne, la sfida sarà consolidare canali di esportazione più ampi e meno volatili, e non contare su vantaggi passeggeri. Le politiche pubbliche e le strategie aziendali dovranno tenere conto di questa doppia realtà: valori record al netto di fragilità strutturali.
Articolo di Alberto Pagani con Lorenzo Zurino, presidente del Forum italiano dell’Export.











