Mostra sommario Nascondi sommario
Con l’approvazione della nuova legge elettorale in tasca, la partita si sposta subito sulla data delle urne. Il centrodestra detiene il calendario, ma al suo interno le posizioni divergeno: c’è chi preme per una votazione in primavera e chi preferisce aspettare la fine naturale della legislatura.
Scontro interno: primavera o fine legislatura?
Il gruppo guidato da Fratelli d’Italia spinge per elezioni anticipate. A ribadirlo sono stati nei giorni scorsi il capogruppo al Senato Lucio Malan e il ministro Luca Ciriani, mentre il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha indicato il mese di giugno come il periodo più adatto per “tornare alla normalità”.
Via libera alla legge elettorale, ma la data del voto resta un nodo: FI e Lega frenano FdI
Fairford: la base da cui sono decollati i bombardieri Usa responsabili della devastazione in Iran

La richiesta di andare al voto nella bella stagione riflette la volontà di capitalizzare l’attuale consenso e chiudere la legislatura con un mandato elettorale netto.
Forza Italia e la Lega: la prudenza della maggioranza
Su posizioni opposte si collocano Forza Italia e la Lega, favorevoli a completare l’intero mandato. Il leader azzurro e vicepremier Antonio Tajani ha subito chiarito che per il suo partito la scelta è chiara: “Fazzolari ha le sue idee, per noi si deve andare a votare a fine legislatura”.
I leghisti, invece, vogliono il tempo necessario per finalizzare le intese con le Regioni, in particolare sulla questione dell’autonomia. Per Matteo Salvini sarebbe un risultato politico importante poter rivendicare quell’accordo come una vittoria di bandiera.
Il rischio di un voto troppo anticipato
Tra i timori principali dei sostenitori del rinvio c’è la possibilità che elezioni in marzo lascino incompiute pratiche parlamentari ritenute strategiche. Approvare le intese con le Regioni richiede tempi che, secondo i critici del voto anticipato, non sarebbero compatibili con un calendario elettorale primaverile.
I parlamentari già guardano al territorio
Indipendentemente dalla data finale, i deputati e i senatori hanno cominciato a definire i propri collegi e a preparare la campagna. Con il ritorno del sistema delle preferenze, sottolineano gli addetti ai lavori, la presenza sul territorio diventerà determinante.

Il capogruppo leghista Riccardo Molinari ha sintetizzato il clima: “Temo che in Parlamento non si vedrà più nessuno”. In pratica, per molti il periodo di attività nei palazzi rischia di essere soppiantato da un impegno continuo verso gli elettori.
Cosa cambia con il nuovo sistema
La legge elettorale entrata in vigore — spesso chiamata informalmente Melonellum — introduce il ritorno alle preferenze. Questa novità orienta i parlamentari verso campagne più personalizzate e radicate sul territorio.
Per il centrodestra la partita sul calendario rimane quindi aperta. La scelta tra una consultazione primaverile e il rispetto del termine naturale del mandato avrà conseguenze concrete sulla strategia dei partiti e sull’esito delle intese politiche ancora in corso.











