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- Cosa è successo sul campo
- Il ruolo della diga e del sistema idroelettrico
- I numeri di riferimento e le contestazioni
- Trasparenza dei dati e richieste dei cittadini
- Precedenti, controlli e interventi istituzionali
- Le risposte di Enel e le prospettive
- Una domanda più ampia: i limiti di un disciplinare degli anni Cinquanta
Un tratto del fiume Turano nei pressi di Rocca Sinibalda è rimasto asciutto per oltre un chilometro, alimentando tensioni tra residenti, ambientalisti e la società che gestisce la diga. La vicenda mette in luce il conflitto fra prelievi per produzione idroelettrica e il bisogno di mantenere flussi minimi per l’ambiente e l’agricoltura locale.
Cosa è successo sul campo
Il 27 settembre, dove dovrebbe scorrere il fiume, per un’ora è suonato un violino: un evento organizzato da Legambiente per la Giornata mondiale dei fiumi che è diventato simbolo della protesta. Sul posto, il letto è ormai una distesa di sassi e vegetazione.
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I rilevamenti del Comitato per il Fiume Turano mostrano che il tratto completamente asciutto è passato da circa 1,2 chilometri ad agosto a circa 1,5 chilometri a settembre. Più a valle l’acqua ricompare in una zona nota come “Il Laghetto”, grazie all’apporto di una sorgente.
Nel frattempo la Procura di Rieti ha aperto un fascicolo contro ignoti per chiarire le responsabilità sulla situazione.
Il ruolo della diga e del sistema idroelettrico
La causa va cercata a monte, nel bacino artificiale del Lago del Turano, gestito da Enel Produzione. Parte delle acque viene rilasciata nel corso naturale del Turano; il resto è convogliato tramite una galleria verso il Lago del Salto e impiegato dalla centrale idroelettrica di Cotilia.
Questa doppia destinazione crea un conflitto quando si sommano caldo, siccità e prelievi: produzione energetica e tutela del corso d’acqua possono entrare in competizione.
I numeri di riferimento e le contestazioni
Il rapporto fra invaso e fiume è regolato da un disciplinare risalente al 1950. L’articolo 9 stabilisce che alla quota del vecchio ponte di Posticciola debbano confluire almeno 100 litri al secondo, e dove la valle è irrigabile la portata non debba scendere sotto 300 litri al secondo.
Secondo il sindaco Stefano Micheli, Enel aveva dichiarato in estate un rilascio dalla diga pari a 200 litri al secondo, cifra che — sempre secondo la società — sarebbe stata sufficiente a garantire almeno i 100 l/s a Posticciola. Il Comitato contesta però questa lettura dei flussi.
Trasparenza dei dati e richieste dei cittadini
I comitati chiedono misurazioni verificabili: non sono pubblici i numeri su quanta acqua sia stata trasferita dal Turano al Salto durante l’estate né quelli sulla produzione energetica collegata. Enel ha risposto al quotidiano che tali dati “hanno natura confidenziale e vengono forniti alle autorità competenti”.

David Rottgen, del Comitato per il Fiume Turano, afferma che “il livello dell’acqua nel Lago del Turano c’è eppure sotto Rocca Sinibalda il fiume scompare”. Rottgen chiede di aumentare subito i rilasci dalla diga e di garantire nei tratti irrigabili almeno 300 l/s, senza negare l’importanza della produzione di energia rinnovabile.
Precedenti, controlli e interventi istituzionali
La tensione non è nuova: residenti e associazioni segnalano problemi di magra fin dal 1999. A maggio un guasto all’impianto mini-idroelettrico della diga ha coinciso con un episodio di secca; Enel ha confermato il disservizio ma sostenuto che il deflusso prescritto fosse assicurato mediante aperture manuali e che la stazione idrometrica regionale non avesse registrato variazioni significative.
Dopo i sopralluoghi si sono susseguiti un esposto di Legambiente e un’interrogazione della consigliera regionale Marta Bonafoni. Quando nel 2023 la Regione Lazio ha autorizzato il subentro di Enel nella concessione, ha imposto il rispetto non solo del disciplinare storico ma anche delle norme sul minimo deflusso vitale e sul “buon regime delle acque pubbliche”. Il titolo di concessione scadrà il 31 marzo 2029.
Le risposte di Enel e le prospettive
Interpellata, Enel assicura che la gestione avviene “nel rispetto del titolo concessorio, del relativo disciplinare, della normativa applicabile e dei provvedimenti delle Autorità competenti” e che “i rilasci prescritti sono regolarmente assicurati e monitorati”. Dopo l’incontro con il Comune dell’11 agosto la società ha dichiarato di aver garantito “rilasci maggiori del valore minimo previsto”.
Enel si è detta disponibile a collaborare con le autorità per identificare le cause della siccità localizzata e definire eventuali azioni di rimedio.
Una domanda più ampia: i limiti di un disciplinare degli anni Cinquanta
Oltre alla disputa sulla gestione corrente, emerge una questione più ampia: sono ancora adeguate oggi, in un clima che cambia, le quantità fissate oltre settant’anni fa? Il problema riguarda non solo il Turano ma numerose concessioni idroelettriche.
A gennaio la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, contestando anche l’assenza di revisioni periodiche adeguate per alcune concessioni di prelievo e sbarramento.
A Rocca Sinibalda la questione assume una dimensione pratica e immediata: non si tratta solo di norme e numeri, ma di un fiume che per gli abitanti deve continuare a scorrere.











