Hacker affermano di avere informazioni riservate della Polizia: non solo Revolut

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Un gruppo di presunti criminali informatici ha contattato clienti della banca digitale fingendosi agenti della Polizia, sostenendo di possedere centinaia di gigabyte di documenti della forza di polizia italiana. Le autorità hanno avviato accertamenti per verificare l’entità del furto e se gli hacker abbiano avuto accesso a caselle email istituzionali.

Come si è sviluppata la vicenda

La vicenda ha preso corpo dopo segnalazioni da parte di utenti di Revolut che avrebbero ricevuto richieste di informazioni da persone che si qualificavano come appartenenti alla Polizia. Secondo gli aggressori, nelle loro mani ci sarebbero circa 147 GB di documenti riconducibili alla Polizia italiana.

Cliente che riceve una chiamata sospetta sullo smartphone
Segnalazioni di clienti Revolut che hanno ricevuto richieste sospette.

La portata dei dati reclamati

Gli hacker affermano di detenere una massa rilevante di documenti, ma le autorità stanno ancora accertando l’autenticità e l’origine del materiale. Al momento non ci sono conferme pubbliche sulla reale dimensione della fuga né su quali file specifici siano coinvolti.

Perché il caso preoccupa

La principale fonte di preoccupazione è il rischio che siano state compromesse caselle di posta istituzionali. Se confermato, un accesso esteso a mail ufficiali potrebbe esporre indagini, dossier operativi e informazioni sensibili.

Schermo con avviso di violazione di posta elettronica
Il timore principale è la compromissione di caselle email istituzionali.

  • Possibile fuga di dati personali di cittadini e clienti bancari
  • Compromissione di comunicazioni interne della pubblica sicurezza
  • Rischio di nuovi attacchi di phishing o di ricatti

Le reazioni ufficiali

Di fronte alla diffusione delle informazioni, le istituzioni coinvolte hanno annunciato accertamenti. “Stiamo indagando, cerchiamo di capirne di più”, è stato il commento riferito da fonti ufficiali.

Il governo non ha finora rilasciato dichiarazioni dettagliate sul caso, una circostanza che sui media è stata notata per la sua evidenza. Le autorità continuano comunque a monitorare la situazione e a collaborare con gli organi competenti.

Cosa resta da chiarire

Restano diversi punti aperti: la reale provenienza dei 147 GB, l’effettiva compromissione di account istituzionali e l’eventuale coinvolgimento di altre vittime oltre ai clienti della banca digitale. Fino a che gli accertamenti non saranno conclusi, qualsiasi valutazione resta preliminare.

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