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Un’udienza fissata all’ultimo momento per il 20 ottobre ha sospeso provvedimenti che avrebbero colpito migliaia di lavoratori dell’ex Ilva: dai 2.500 licenziamenti nell’indotto alla possibile chiusura dell’area a caldo, fino al decreto sulla cassa integrazione speciale. Dopo il vertice a Palazzo Chigi i sindacati si sono detti cautamente sollevati.
Cosa è stato bloccato
La convocazione giudiziaria, decisa in extremis, ha congelato tre misure che avrebbero avuto impatto immediato sui dipendenti: la sospensione dei contratti per circa 2.500 addetti dell’indotto, i preparativi per la chiusura dell’area a caldo e l’adozione del decreto relativo alla cassa integrazione speciale. Il rinvio evita per ora l’esecuzione di provvedimenti che avrebbero determinato uscite di personale e modifiche operative nello stabilimento.
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La proposta del governo
In apertura del confronto il sottosegretario alla Presidenza, Alfredo Mantovano, ha illustrato l’unica misura concreta che l’Esecutivo è riuscito a mettere a punto nei giorni scorsi: un pacchetto di misure straordinarie per estendere e rendere più generosa la cassa integrazione a tutti i lavoratori coinvolti, siano essi dipendenti diretti o appartenenti all’indotto siderurgico.

Clima a Palazzo Chigi e reazioni
L’incontro si è chiuso in un’atmosfera migliore di quanto temuto in avvio. I rappresentanti sindacali hanno mantenuto un atteggiamento prudente, ma hanno riconosciuto il sollievo derivante dal rinvio e dall’annuncio delle misure di sostegno.
Il prossimo appuntamento è l’udienza del 20 ottobre: quella data sarà determinante per capire se le misure straordinarie proposte saranno confermate e come evolverà la situazione occupazionale nello stabilimento.











