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La consulenza medico-legale sull’incidente che ha ucciso Claudio Salamida ricostruisce cause e dinamica della caduta e scarta alcol, droghe e un malore cardiaco come concause. I risultati emergono mentre resta aperto il filone giudiziario legato all’ex Ilva e in vista dell’udienza della Cassazione sullo spegnimento degli altiforni fissata per il 20 ottobre.
Cosa hanno accertato gli esperti
La perizia depositata dalla dottoressa Liliana Innamorato, nominata dal sostituto procuratore Mariano Evangelista Buccoliero, attribuisce il decesso di Salamida a lesioni traumatiche conseguenti a una caduta dall’interno dell’Acciaieria 2. L’operaio aveva 47 anni; lascia la moglie Maria Teresa D’Aprile e un figlio di tre anni.
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Le analisi tossicologiche risultano negative per alcol e sostanze d’abuso. Non è emersa alcuna evidenza di un evento cardiaco all’origine della caduta. Per la consulente, il monossido di carbonio riscontrato nel sangue non ha influito sulla dinamica dell’incidente.
La ricostruzione della caduta
L’incidente è avvenuto il 12 gennaio 2026 all’interno dell’Acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto. Salamida è precipitato dal quinto al quarto piano, per una quota misurata di 6,96 metri. Gli elementi raccolti fanno ritenere probabile una caduta quasi verticale, con il primo impatto sulla parte sinistra del volto e della testa contro il grigliato metallico sottostante.

I rilievi iniziali della Polizia Scientifica hanno documentato la scena: sul posto è stato trovato un casco antinfortunistico rosso con il nome del lavoratore e l’etichetta di ArcelorMittal. Nel punto di ritrovamento del corpo mancava una porzione del grigliato, creando un’apertura verticale attraverso la quale è stato possibile vedere il corpo al piano inferiore.
Disposizione di ponteggi e telecamere
Sul quinto piano, sopra l’apertura, gli operatori hanno rilevato tre tavole in legno e due pedane metalliche da ponteggio. Una tavola poggiava su un tubo sospeso anziché su quella sottostante; le pedane risultavano distanziate tra loro. Al momento del primo sopralluogo sono state anche segnalate due telecamere presenti ma non collegate a un sistema di registrazione.

Un secondo sopralluogo, eseguito il 21 maggio 2026, ha inoltre annotato che, all’atto della rimozione dei sigilli, molte componenti della scena erano in posizione diversa rispetto al 12 gennaio. In particolare sono state riscontrate spostate le pedane metalliche e lievemente mosse le tavole di legno che erano sul bordo dell’apertura.
Esiti dell’autopsia
L’esame autoptico ha evidenziato lesioni gravissime e multiple: fratture del cranio, del naso, della mascella e della mandibola, oltre a fratture di costole e vertebre. Sono state documentate una massiccia emorragia intracranica e l’estrusione di tessuto cerebrale dalle ferite della testa.
Secondo il medico legale, l’entità delle lesioni cerebrali ha determinato in tempi molto rapidi un arresto cardiorespiratorio irreversibile, configurando la causa principale del decesso.
Monossido di carbonio: il valore trovato e la sua interpretazione
Nel campione di sangue prelevato dal cuore durante l’autopsia la quota di emoglobina legata al monossido di carbonio è risultata del 4,15%. La consulente valuta questo dato come coerente con l’esposizione cronica tipica dell’ambiente di lavoro.
La dottoressa Innamorato osserva che Salamida era non fumatore e che, nei controlli occupazionali precedenti, i suoi valori di carbossiemoglobina erano sempre stati inferiori al 5%: il 4,15% rilevato in sede autoptica rientra quindi nel range abituale del lavoratore e non è stato ritenuto capace di alterare lo stato di coscienza o la mobilità in misura tale da modificare la dinamica dell’incidente.
Prossimi passaggi giudiziari
Il fascicolo d’indagine è ancora aperto. La perizia chiarisce cause e circostanze mediche della morte, ma gli accertamenti tecnici sulla scena e le risultanze complessive saranno valutati in vista della chiusura delle indagini e di eventuali richieste di rinvio a giudizio.
Il caso si inserisce nel più ampio contesto giudiziario che riguarda l’ex Ilva: la Corte d’Appello di Milano ha confermato lo spegnimento degli altiforni e la questione è pendente davanti alla Cassazione, che deve pronunciarsi il 20 ottobre.











