Truffa a Fideuram: chiamata falsa per bonifici da 95 milioni, indagato un informatico israeliano

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Una truffa orchestrata con la voce riprodotta dall’intelligenza artificiale ha convinto dirigenti di Fideuram a eseguire bonifici per decine di milioni. Il tribunale di Milano ha disposto un sequestro preventivo che ha permesso di recuperare parte delle somme, ma il danno netto resta di circa 39 milioni.

La telefonata che non era vera

Secondo il decreto di sequestro, l’inganno è cominciato con una chiamata via WhatsApp: dall’altra estremità sembrava parlare Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. La voce, tuttavia, sarebbe stata generata con tecniche di IA.

Schermo di smartphone con chat WhatsApp e icona chiamata
La chiamata via WhatsApp che secondo gli inquirenti era falsa e generata con IA.

Al destinatario della chiamata, l’ex presidente di Fideuram Paolo Molesini, fu spiegato che sarebbe intervenuto un avvocato dello studio A&O Sherman per completare l’acquisto di una banca internazionale. Per motivi di riservatezza — veniva detto — l’operazione non poteva essere gestita direttamente da Intesa.

Molesini non sollevò dubbi, riferisce il gip: mesi prima un’affare simile a causa di una fuga di notizie era già fallito, e l’istanza di riservatezza apparve coerente.

Documenti falsi e la catena dei bonifici

Nella telefonata fasulla, l’avvocato forniva a Molesini undici documenti denominati «Payment instruction». Tutti risultavano intestati allo studio legale e contenevano coordinate bancarie, importi e scadenze. Sempre in quella comunicazione veniva indicato il numero del responsabile della finanza e tesoreria di Fideuram.

La procedura proseguì a catena: l’amministratore delegato di Fideuram chiamò il tesoriere, anticipandogli la richiesta di eseguire i bonifici. Entrambi, convinti della necessità e della segretezza dell’operazione, autorizzarono i trasferimenti senza allertare i vertici di Intesa o di Fideuram.

Tra il 23 e il 25 febbraio furono disposti bonifici per un totale teorico di 95 milioni di euro.

Dove sono andati a finire i soldi

Il primo trasferimento, da 4,9 milioni, è stato indirizzato alla società portoghese Vertentarticulada Lda su un conto presso il banco BPI. Altri 34,9 milioni, suddivisi in sei bonifici, sono finiti sempre su conti di BPI in Portogallo. Un ulteriore movimento di 42,5 milioni è arrivato su un conto della Bank of China.

Fogli con istruzioni di pagamento e dettagli bancari
I documenti «Payment instruction» usati per autorizzare i bonifici.

A quel punto la banca italiana ha capito che si trattava di una truffa. La BPI ha segnalato la natura sospetta delle operazioni e sono scattati gli allarmi interni. Il vero amministratore delegato di Fideuram ha immediatamente avvisato Molesini che il contatto ricevuto non era autentico; a sua volta Molesini ha chiamato Carlo Messina, che ha confermato di non averlo contattato.

Parte dei fondi è però già sparita. I 42 milioni versati alla Bank of China sono stati recuperati. Dei restanti 52 milioni, 13 sono stati bloccati da BPI e sequestrati dal tribunale. Circa 39 milioni risultano invece dispersi: secondo il Gip sono stati rimessi su altri conti esteri e infine convogliati verso istituti collegati a criptovalute, in particolare la Life Up Bank soc. canadese, tramite IBAN riconducibili a operatori del settore.

Indagini, sospetti e altri casi

Il decreto di cinque pagine individua anche un possibile componente della banda: un informatico israeliano indagato per truffa aggravata. Le verifiche svolte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano hanno messo in relazione il suo ruolo con un casinò online, Stake.com, che risulterebbe aver beneficiato di somme in criptovalute pari a circa 4 milioni in USDT (controvalore indicato di circa 4 milioni di dollari).

La Procura di Milano tiene inoltre aperto un altro fascicolo: in un caso analogo sarebbe stata colpita la banca Ifis per un importo complessivo di 24 milioni. Parte di quei fondi sarebbe stata recuperata a Barcellona dopo movimenti tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrain. Una terza truffa, di circa 2 milioni, riguarderebbe invece un istituto più piccolo. Non è ancora chiaro se si tratti dello stesso gruppo criminale responsabile della vicenda Fideuram.

Il caso mette in luce un nuovo pericolo per le procedure bancarie: l’uso di tecnologie vocali sintetiche, abbinato a circuiti internazionali e canali legati alle criptovalute, può rendere difficile la tracciabilità dei flussi. Le indagini proseguono per ricostruire movimenti, responsabilità e recuperare ulteriori risorse.

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