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Terzo polo o terza gamba?

by Nico Dente Gattola

Ammettiamolo, l’alleanza Calenda – Renzi alle ultime politiche ha destato più di una perplessità per il grande contrasto che vi è tra i due leader.

Troppe le differenze anche caratteriali tra i due, abituati ad avere un ruolo di leader, finiti troppe volte in contrasto e reciprocamente diffidenti, tanto è vero che sembrava follia ipotizzare anche un semplice avvicinamento, figurarsi un accordo elettorale.

Invece, contro ogni previsione, Carlo Calenda e Matteo Renzi si sono accordati dando vita ad una lista comune e arrivando persino ad una pacifica individuazione dei propri ruoli.

I due hanno così dato vita ad un progetto, quello del terzo polo, che ha acquisito una significativa rilevanza e si pone, almeno in questa fase, in una posizione equidistante dalla destra e dal centro sinistra.

Si dirà, tutto ciò è dovuto alla legge elettorale e ad una reciproca convenienza: infatti, da un lato il leader di Azione aveva la difficoltà a raccogliere le firme per la presentazione della sua lista in poco tempo e dall’altro l’ex premier Renzi correva il serio rischio di non riuscire a raggiungere il quorum e quindi di non entrare in Parlamento.

Insomma, un matrimonio di convenienza il loro che ha visto un primo risultato positivo, poiché tutto sommato agevolmente il Terzo Polo è entrato in Parlamento.

Nessuno avrebbe scommesso sulla durata dell’alleanza, ritenendo il terzo polo poco più di un cartello elettorale ma, invece, la “strana coppia” Renzi e Calenda prosegue, sicuramente con qualche freddezza tra i due leader.

Certo non è mancato in queste prime settimane di legislatura qualche incidente di percorso, chiamiamolo così, come con l’elezione di La Russa a presidente del Senato in cui qualche voto potrebbe essere pervenuto proprio dall’area Renzi.

Il nome non è casuale e richiama l’equidistanza dalla destra e dalla sinistra: è chiaro a tutti che non sarà così, oltretutto il progetto si condannerebbe da solo all’ininfluenza politica, poiché è abbastanza difficile che il partito riesca ad avere, con le regole attuali, l’autosufficienza per governare.

Presto o tardi, il terzo polo è destinato a sciogliersi e a sparire, le urne non saranno sempre così benevole, se gli elettori non intravedessero una prospettiva di governo.

Il progetto di essere la terza gamba di una delle due coalizioni, opzione già tentata da tanti, buon ultimo l’ex ministro degli esteri Di Maio, per non parlare di Alfano o di Gianfranco Fini, è un progetto ambizioso.

Ci hanno provato in molti, ma chiunque abbia avuto velleità di creare un polo alternativo ai due schieramenti (fittizi o meno) è stato miseramente bocciato dagli elettori.

Insomma puntare ad essere l’ago della bilancia di uno dei due schieramenti, non ha mai portato a qualcosa di positivo, come i tentativi per imitare la democrazia cristiana, non a caso l’unico tentativo riuscito in un certo senso è quello di Pierferdinando Casini e Clemente Mastella ex DC.

E allora, meglio puntare alla lunga a sostituire Forza Italia e  il PD.

Il terzo polo ha infatti prospettive di crescita se lavorerà per guadagnare consensi nei confronti di entrambi i partiti , in piena crisi e con un vuoto a livello di vertice evidente.

Si tratta di un processo graduale che porta a riempire gli spazi lasciati vuoti sia a destra che a sinistra, dando voce ad un elettorato diffuso che, oggi, davanti al caos in cui versano i dem e i forzisti, ha difficoltà a votare lo schieramento di sinistra o quello di destra.

Attenzione però, nel caso in cui non fossimo davanti alla classica proposta pseudo “centrista”, che punta a governare come forza subalterna ad altri ma che invece ha tutta l’intenzione di porsi come leader della coalizione, ci si potrebbe trovare al cospetto di una proposta politica nuova.

L’ipotesi che comunque una forza di questo genere dovrebbe in ogni caso porsi a destra o a sinistra regge fino ad un certo punto, perché potrebbe realizzarsi qualcosa non necessariamente collocabile.

Per capirci, ci si potrebbe trovare al cospetto di un progetto abbastanza simile a quello di Emanuel Macron in Francia, in cui “ En Marche” non ha una specifica collocazione politica, eppure esprime il Presidente della Repubblica.

Il nome ,terzo polo, ha una valenza relativa e sicuramente non indicativa delle prospettive della forza politica e dei suoi principali azionisti.

Dove arriverà questo progetto è tutto da vedere, dipende da tante variabili, anche esterne; di sicuro siamo davanti ad un qualcosa che potenzialmente potrebbe introdurre, dopo tanto tempo, degli elementi di novità nella politica italiana.

Tra terzo polo e terza gamba, passa molto di più che una scelta di schieramento, dipende la sopravvivenza o meno del progetto.

Certo, poi il giudizio dipenderà dalle scelte degli elettori, come in tutte le democrazie, ma questa è tutta un’altra storia.

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