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Sgomento per la morte di Antonio Catricalà

by Rosario Sorace

Il mondo politico ha appreso con sgomento il suicidio di Antonio Catricalà. Aveva 69 anni ed è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Mario Monti e Presidente dell’Antitrust.

Calabrese e nativo di Catanzaro, è stato avvocato, magistrato, nonché dirigente della pubblica amministrazione, ha avuto ruoli di primo piano e di rilevanza politica nazionale. Adesso è stata aperta un’inchiesta anche se l’ipotesi degli investigatori è il suicidio con un colpo di pistola.

Infatti, il corpo è stato trovato sul balcone dalla moglie che si trovava in casa con lui. Sono arrivati nella sua abitazione la polizia e gli agenti della scientifica, con il pm Giovanni Bertolini, a cui è affidato il fascicolo. Si laureò a 22 anni con il massimo dei voti in giurisprudenza a Roma e fu allievo di Pietro Rescigno, giurista di fama nazionale.

Vinse il concorso in magistratura ordinaria e anche l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. Catricalà, dopo aver occupato ruoli di primo piano nelle istituzioni pubbliche, attualmente era presidente di Aeroporti di Roma. Tra l’altro, il 18 febbraio scorso era stato nominato alla guida dell’Istituto Grandi Infrastrutture (Igi), centro-studi dei grandi costruttori di opere pubbliche.

Un prestigioso excursus professionale di civil servant di alto profilo con una lunga serie di ruoli tecnici, affiancati frequentemente da incarichi politici. Nel 1997 è stato capo gabinetto del ministro Antonio Maccanico alle Telecomunicazioni, all’epoca del salvataggio di Rete4.

Dal 2001 al 2005 è stato anche segretario generale di Silvio Berlusconi quando era premier e poi nel 2011 è diventato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo di Mario Monti. Nel 2013 è stato viceministro con delega alle comunicazioni di Flavio Zanonato, ministro per lo Sviluppo economico dell’esecutivo di Enrico Letta.

Nel 2014 fu candidato dal centrodestra alla Corte costituzionale e il suo nome fu presentato insieme a quello di Luciano Violante. Entrambi non furono eletti per la presenza dei franchi tiratori sia nel Pd che in Forza Italia.

Dal 2006 al 2014 ha ricoperto la carica di presidente di sezione del Consiglio di Stato. Ha insegnato, come professore a contratto, Diritto privato nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e Diritto dei consumatori all’Università Luiss Guido Carli; mentre era anche professore straordinario di diritto privato presso l’Universitas Mercatorum di Roma.

Nel novembre 2010 era stato designato Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, carica alla quale ha rinunciato pochi giorni dopo. Poi, si dimise da Presidente di Sezione del Consiglio di Stato per intraprendere appieno la carriera di avvocato.

Nel 2015 era stato nominato presidente dell’Oam – Organismo per la gestione degli Elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi. Nel 2003 è stato nominato Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Proprio il 27 gennaio scorso, su Milano Finanza, ha pubblicato il suo ultimo intervento dal titolo “Quella stretta via tra Stato e mercato per rilanciare l’Italia”, nel quale prendeva posizione sul futuro governo Draghi. “Siamo in una fase straordinaria, che richiede la mobilitazione di tutte le energie del Paese e l’abbandono di contrapposizione ideologiche”, affermava Catricalà e la situazione “impone di concentrarci sulle condizioni dell’intero tessuto produttivo e sull’assetto che si intende dare al sistema economico italiano, l’intervento diretto dello Stato nelle imprese è infatti solo uno strumento da utilizzare, con attenzione, per ridare slancio a un’economia che da troppi anni stenta a crescere, con ciò ampliando in modo inaccettabile le diseguaglianze sociali. Siamo davanti a un passaggio epocale durante il quale occorrerà contaminare modelli antitetici tra loro. Perché ha ragione il documento del G-30 coordinato da Mario Draghi a evocare ‘una certa quantità di distruzione creatrice’ e a prevedere che ‘alcune aziende si ridimensioneranno o chiuderanno, altre apriranno; alcuni lavoratori dovranno cambiare imprese e settori con un appropriato re-training e assistenza nella transizione’. Ma, non sarà il libero mercato a sprigionare la sua distruzione creatrice: sarà la mano, visibilissima, dello Stato a guidare la direzione. E non solo in Italia”.

Catricalà è stato ricordato con rimpianto dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. “Grande amico, grande servitore dello Stato, lascia un incolmabile vuoto in tutti quelli che lo hanno conosciuto e hanno avuto l’onore e il privilegio di lavorare con lui. E’ un dolore fortissimo”.

Anche l’ex premier Letta ha commentato il suo sgomento: “Rimango senza parole nell’apprendere la notizia della tragica scomparsa”. Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia, ha detto: “Servitore dello Stato uomo di governo amministratore e persona che ha illustrato in modo incredibile, in senso positivo, il nostro Paese. La sua tragica fine ci colpisce e ci uniamo al cordoglio della sua famiglia. Ci mancherà”.

Anche il segretario Pd Nicola Zingaretti ha dichiarato: “Antonio Catricalà è stato un servitore dello Stato di rara intelligenza e profondità. Ha ricoperto, con personalità e professionalità, incarichi di grande responsabilità. Oggi la sua morte colpisce e fa riflettere”.

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