E’ una vittoria storica della giustizia e del diritto del lavoro sulle multinazionali senza scrupoli. La vicenda vede implicati i food delivery e i rider che vivevano in condizioni di “Schiavitù legalizzata”, qui in Italia. Il mercato del food delivery della penisola nel solo 2020 ha toccato la quota di 900 milioni di euro, grazie soprattutto alle richieste aumentate dovute ai vari lockdown.
Così, il procuratore di Milano, Francesco Greco, ha chiesto la regolarizzazione contributiva e dei contratti di 60.000 lavoratori per quattro delle principali società del settore che lavorano in Italia. Quasi sei volte in più le ultime stime disponibili, e che comunque riguardavano tutte le società del settore attive nel nostro Paese: 12.
Le quattro società implicate nell’indagine, alle quali Greco ha fatto notificare i verbali, imporranno la trasformazione dei contratti dei rider da lavoratori autonomi a subordinati. Secondo un’inchiesta di Business Insider, in Italia le maggiori società del settore fatturano insieme circa 100 milioni di euro, ne perdono 12, e hanno versato al fisco italiano circa 300 mila euro. Le quattro società sono:
- Glovo
- Deliveroo
- Uber Eat
- Just Eat
L’economia delle ‘gig economy’ doveva essere niente di più della versione digitale degli speedypizza, o lavori a cui dedicarsi nel tempo libero per arrotondare un po’. Ma non è andata così. Nel tempo l’impegno richiesto ai rider è diventato sempre più consistente mettendo condizioni sempre più assurde, mentre le società diventavano colossi dei mercati e delle borse.
Il 2020 ha gettato una luce completamente diversa sugli addetti del settore, diventati in molti casi necessari non solo per la sopravvivenza delle società di food delivery, ma anche per quella dei ristoratori che solo attraverso i ciclofattorini riuscivano a vendere i loro prodotti. Negli ultimi 12 mesi il settore è esploso, con un numero di addetti difficilmente quantificabile. E i 60 mila della procura di Milano rischiano di essere solo una parte degli impiegati reali.
L’economia di queste gig economy ruota proprio attorno allo sfruttamento del lavoro. I colossi del calibro di Amazon, Deliveroo, Just eat, Booking ecc… sfruttano al massimo il lavoro altrui per portare a casa più utile possibile e innovarsi sempre di più al fine di schiacciare la concorrenza. Niente di anormale in tutto ciò, la vera anormalità sta nello Stato che non tutela in alcun modo i diritti dei “poveri” lavoratori che, mossi dal precariato e dalla condizione disperata, si prostrano a queste gig economy pur di avere un lavoro e sopravvivere.
E’ uno scandalo! Urgono contratti di lavoro migliori e un salario minimo per riportare in auge lo statuto dei lavoratori e ridare dignità al lavoro e al lavoratore. Questa vittoria è sicuramente un grande passo avanti, ma la lunga battaglia verso la giustizia sociale e civile è ancora ardua e tutta in salita.
