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Salvo Andò: “Berlusconi mediatore. Già pentito?”

by Rosario Sorace

Silvio Berlusconi è riuscito a ridiventare protagonista di primo piano sulla scena politica nazionale come l’artefice di una nuova fase che lo rimette al centro della vita pubblica e che sta ridefinendo prospettive future con esiti che possono traguardare sino alle elezioni del prossimo Presidente della Repubblica. Ecco il punto di vista dell’ex Ministro Salvo Andò”.

Da qualche mese Berlusconi si sta dando un gran da fare per costruire un dialogo con i partiti del centro-sinistra, determinando in modo evidente una sempre più marcata distanza con la destra chiassosa, inconcludente e barricadera di Salvini e Meloni. Il suo obiettivo è quello di far emergere una destra moderata che, in un certo senso, si colloca al centro senza, però, far saltare definitivamente la coalizione di estrema destra, con la quale pensa di poter vincere le elezioni. In un momento così difficile per il paese concedendo una tregua al governo vuole presentarsi come la sola personalità che di fronte a tanta confusione è in grado di difendere l’interesse generale. Il Cavaliere, erigendosi a campione dell’Italia dei moderati, intende anche dimostrare di essere assolutamente in linea con il Presidente Mattarella che ha sollecitato le istituzioni dello stato alla coesione per rilanciare il sistema paese messo in ginocchio dalla pandemia. Il cavaliere si erge, quindi, a leader dei moderati accogliendo senza se e senza ma, l’invito rivolto dal Capo dello Stato ai partiti di condividere una linea unitaria nella fase della ricostruzione.

Naturalmente la battaglia sui principi che Berlusconi porta avanti ha un limite. Nonostante la sicurezza ostentata, e l’alto senso dello Stato di cui vorrebbe dare prova pare chiaro a chiunque, tuttavia, non può superare nella polemica con Salvini una certa soglia oltre la quale si mette a rischio la stessa sopravvivenza del centro-destra.

La vicenda del Mes da questo punto di vista è emblematica. Di fronte a un aut aut del leader leghista è costretto alla resa, e così avverrà nel futuro prossimo anche di fronte a eventuali contrasti che riguardano scelte ritenute dai suoi sodali del centro-destra irrinunciabili per la stessa identità della coalizione, che non è certamente una coalizione centrista ma è una coalizione di estrema destra che non pare assolutamente riconducibile all’identità del partito popolare europeo. Sono in tanti nella Lega ad agitarsi perché il partito di Salvini possa trovare rifugio in una grande famiglia politica europea come quella dei popolari; però è difficile che una personalità di spicco del partito popolare come la cancelliera Merkel accetti che Salvini, con la pessima fama di cui gode in Europa, possa entrare in quella famiglia.

Che significato assume il voto unitario del centro destra sullo scostamento di bilancio proposto dal Governo?

Ha fatto bene Berlusconi a portare sullo scostamento di bilancio sulle sue posizioni l’intera coalizione di centro-destra ed, in tal senso, ha avuto tutto sommato buon gioco nello spiegare che si trattava di garantire risorse al paese, soprattutto, ai ceti più deboli. Ma inevitabilmente i suoi distinguo, la sua intransigenza divengono trattabili nel momento in cui, superata una certa soglia di dissociazione dal centro destra, si rischia di mandare all’aria la coalizione.

Oggi Berlusconi, comunque, si trova in una posizione difficile perché per la prima volta se dovesse tornare all’ovile di Salvini potrebbe avere una fronda interna molto seria e trovarsi, quindi, nella condizione di perdere un certo numero di parlamentari che potrebbero sostenere questo governo, ma, soprattutto, che potrebbero organizzare una destra liberale presentabile, non soggetta agli umori dell’estrema destra di Salvini e Meloni con il risultato che potrebbero organizzare un movimento centrista che allo stato, però, non pare destinato a raccogliere molti elettori. E tuttavia potrebbe, sul piano dell’immagine, danneggiare la coalizione di centro-destra che sarebbe una coalizione fatta da leader estremisti di destra che non hanno niente a che vedere con quell’elettorato moderato a cui il Cavaliere si è sempre rivolto spiegando che una destra radicale, razzista, post-fascista sarebbe la rovina dell’Italia perché verrebbe isolata, rifiutata dalla tradizionale destra europea che è conservatrice ma attestata su posizioni di difesa dei principi liberali.

Se Berlusconi dovesse subire una scissione all’interno di Forza Italia risulterebbe molto difficile mantenere il rapporto, a cui tiene moltissimo, con il partito popolare europeo che è il partito più importante in Europa e che esprime dei leader che godono di una buona considerazione anche presso le altre famiglie politiche, anche perché costituiscono un’ alternativa, la sola possibile, alla sinistra di governo quasi in tutte le realtà nazionali.

Una volta che il Cavaliere ha fatto un passo indietro sulla questione del Mes, forse potrebbe ricucire i rapporti con Salvini, ma si complicherebbero le relazioni con i partiti moderati europei. La sua posizione dopo tutto sul Mes è quella di giudicarlo come uno strumento finanziario essenziale perché il nostro paese possa avviare un processo di modernizzazione e di efficientamento del sistema sanitario; sarebbe davvero difficile per il Cavaliere convincere i moderati italiani che rinunciare ai 37miliardi del Mes sia una scelta conveniente per l’Italia, con tutti i problemi che abbiamo per migliorare gli standard qualitativi e quantitativi della nostra struttura sanitaria.

Il Cavaliere cercherà, comunque, di svolgere un ruolo di mediazione tra governo e opposizione che sarà possibile sino a quando lo scontro politico sarà gestito in modo civile, ma, se si arrivasse ad una dura contrapposizione è impensabile che il cavaliere si collochi al centro, nel senso che egli possa creare un’aggregazione di centro che allo stato non avrebbe molto mercato elettorale nel nostro paese, e quindi sarebbe una posizione di mera testimonianza, scelta per tenere vivi alcuni valori liberali a cui egli dice di essere particolarmente legato. E però così facendo si condannerebbe all’isolamento, ad assumere una posizione di sostanziale irrilevanza politica.

Che ruolo può svolgere oggi Berlusconi in Italia e in Europa?

L’ex premier ha svolto questa funzione di argine rispetto a Salvini allo scopo di fornire un’immagine del centro-destra che risulti presentabile, non seriamente schiacciata verso le estreme. E’ in questo senso, sostenuto dalla Presidente del Senato Casellati, sua fedelissima, personalmente interessata a essere espressione di un centro moderato tenuto conto delle sue ambizioni politiche.

Indubbiamente occupando la Seconda carica dello Stato può legittimamente coltivare la speranza di rappresentare una candidatura credibile per la successione di Mattarella. Però francamente non pare che una sua candidatura potrebbe risolvere i problemi di uno scenario politico complesso come quello italiano, non essendo un leader che ha una forte riconoscibilità del paese e, soprattutto, non avendo a disposizione truppe da manovrare in Parlamento allorché si tratterà di trovare un accordo per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica.

Il centro-destra, che governa in molte regioni, in molte fra queste disporrà di un alto numero di rappresentanti regionali che parteciperanno all’elezione del presidente della Repubblica. E’ pensabile che Salvini e la Meloni faranno di tutto per risultare decisivi in questa partita tenuto conto che essa potrebbe essere propedeutica poi alla formazione del governo nella successiva legislatura, nel senso che un Presidente della Repubblica amico potrebbe dare una copertura importante alla formazione di un governo dell’estrema destra e potrebbe anche sostenerlo, tenuto conto dei poteri del presidente, in una legislatura che certamente non sarà facile soprattutto se si voterà con la nuova legge elettorale di tipo proporzionale.

A tuo avviso quali sono le ragioni di una simile azione politica?

Il ragionamento di Berlusconi è che il leader leghista può fare acquisire al centro destra i voti necessari per vincere le elezioni, ma non ha, a giudizio di FI, la capacità di persuasione e la cultura necessarie per portare a sintesi le contrastanti spinte provenienti dal paese, segnato da profonde fratture sociali e dalle troppe tensioni che si registrano nel sistema istituzionale, in primo luogo nei rapporti tra governo e regioni. Mentre Berlusconi ha argomenti forti per convincere i suoi alleati che conviene anche a loro la libertà d’azione che rivendica. L’Italia ha bisogno dell’Europa per qualche tempo ancora, non breve, anche dopo la fine della pandemia.

Ha bisogno di essa ma leader europei, anche quelli dei partiti moderati, certamente non accetteranno mai il dialogo con i leghisti italiani considerati un pericoloso movimento, antieuropeista, razzista, notoriamente vicino a tutti i movimenti dell’estrema destra europea che vorrebbero provocare un’implosione dell’unione europea. Il rischio per il Cavaliere è quello di trovarsi in una condizione paradossale. Da un lato vuole accreditarsi come il garante del centro destra presso le cancellerie europee, come il leader che rende presentabili in Europa i leghisti di Salvini, dall’altro, tuttavia non può perdere la collocazione del suo partito all’interno del centro destra, non la può mettere a rischio perché se ciò avvenisse il suo partito rischia di svuotarsi di fronte alla prospettiva di una drastica riduzione del numero di parlamentari, a causa anche del taglio dei parlamentari. Insomma sarebbero tanti i forzisti disposti a chiedere protezione a Salvini.

Non si rischia in tal modo uno strappo e una frattura  insanabile nel centro destra?

Si chiedono in molti se il senso di responsabilità ostentato da Berlusconi sia destinato a mettere in discussione l’alleanza di centrodestra. Si tratta di una prospettiva che pare irrealistica visti i sondaggi, che segnalano stabilmente una distanza rilevante tra i partiti dell’estrema destra e Forza Italia. Il Cavaliere ha spiegato agli italiani che in un frangente come quello che stiamo vivendo la priorità per ogni partito dovrebbe essere costituita dal rinvenimento, costi quel che costi, di risorse necessarie per consentire alle famiglie e alle imprese di rimettersi in piedi.

Ha spiegato che il suo senso dello stato gli impone, di fronte alle scelte difficili che il governo sta compiendo, di assecondarle, migliorandole dal suo punto di vista, anche in aperto dissenso con i suoi alleati politici. Tutto questo non significa che faccia una scelta diversa da quella di stare all’opposizione, o che voglia attrarre parlamentari migranti, magari ricambiando lo sgarbo fattogli da Salvini attraverso il passaggio alla Lega di alcuni parlamentari di Forza Italia. Così stando le cose il leader di FI non commetterà mai l’errore di intestarsi inciuci o governi tecnici mettendo alle corde il centro-destra.

Se lo facesse sarebbe punito dagli elettori, ma anche dai suoi parlamentari che hanno bisogno di una coalizione larga per avere un futuro politico. E tuttavia, pare evidente che il Cavaliere mettendosi al centro nel ruolo di moderato intenda soprattutto svolgere un ruolo di cerniera nel sistema politico che ne faccia emergere la essenzialità allorché si tratta di definire strategie da adottare per la ricostruzione. Infatti il cavaliere in questo senso si sforza in modo ostentato di apparire seriamente impegnato a fare accettare ai suoi l’invito all’unità rivolto ai partiti dal presidente del Repubblica.

Questa possibile azione di Forza Italia determinerà mutamenti nel contesto politico italiano?

Non pare dubbio che il Cavaliere abbia incassato un clamoroso successo facendo votare lo scostamento di bilancio in modo compatto al centrodestra dopo che Salvini e la Meloni avevano detto che mai avrebbero votato la manovra senza essere in qualche modo coinvolti nella cabina di regia della manovra finanziaria. Berlusconi ha messo all’angolo i suoi sodali nel momento in cui ha annunciato che Forza Italia comunque sarebbe andata avanti nel dialogo con il governo. Gli alleati si sono, quindi, trovati stretti in una morsa: o seguire il Cavaliere, o dichiarare la rottura nel centro destra, con il risultato che a cose fatte tutti, maggioranza ed opposizione (magari mugugnando) hanno dovuto riconoscere le doti di statista del leader di FI.

Il ridimensionamento di Salvini è stato poi consacrato attraverso il ritiro quasi unanime all’interno del centro destra della sua proposta di fare un unico gruppo di opposizione in Parlamento, una volta preso atto che Forza Italia è un partito moderato che non intende confondersi con i partiti della destra estrema. Tutto ciò significa che Berlusconi resta nel centro destra, ma rivendica mani libere su questioni di principio che coinvolgono la natura liberale del suo partito. Insomma, così stando le cose, il centro-destra regge fintantoché che si tratta di conquistare una regione, un municipio, ma quando si tratta di definire una comune politica nazionale o esprimere una comune posizione a livello europeo pare inevitabile che via via l’estrema destra sia costretta a ridimensionare le sue pretese.

Insomma, un Berlusconi mediatore col governo e con il centro-sinistra, via via, renderebbe marginale il ruolo di Salvini e difficilmente la Lega, che stando ai sondaggi gode ancora di un forte consenso popolare, potrebbe accettare un ridimensionamento così drastico del suo ruolo che risulterebbe incomprensibile per i suoi militanti. È prevedibile che nelle prossime settimane Meloni e Salvini saranno molto rigidi nell’imporre la propria linea al cavaliere a porre delle condizioni di bere o affogare, minacciandolo di essere sbattuto fuori dalla coalizione nel caso in cui non esegue gli ordini che arrivano dalle forze politiche maggiori della coalizione.

Salvini non ti sembra, non solo in calo nei sondaggi, ma, incapace di guidare il centro destra?

Salvini, è in calo nei sondaggi, ma resta il leader della coalizione. E però si tratta di una posizione che non pare spendibile quando si tratta di decidere strategie che possono compromettere l’identità di ciascun partito della coalizione. Insomma pare essere più un segretario generale della coalizione che il suo capo politico. Il che influirà molto sulle scelte che si dovranno fare con le risorse assegnataci dall’Ue. L’idea di Salvini di distribuire, mance a destra e a manca non potrà passare mai in Europa.

Il programma di investimenti italiano non potrà non essere in asse con le grandi scelte strategiche che riguardano l’Europa del futuro. E’ interesse dell’Italia che ciò avvenga e non solo interesse dell’Ue. Germania, Francia ed Italia non possono non condividere gli stessi obbiettivi. L’Italia dovrà spendere i 209miliardi che le sono assegnati presentando un programma con il quale si condividono i grandi progetti comuni che sono presenti nel programma di Parigi e Berlino. L’Italia deve superare ritardi storici e allinearsi su questo terreno alle maggiori potenze europee.

Potrebbe recuperare ritardi storici condividendo le scelte delle maggiori potenze europee che stanno meglio dell’Italia con riferimento ai progetti di innovazione riguardanti il sistema produttivo, ma soprattutto stanno meglio dell’Italia con riferimento agli assetti del potere pubblico. Si parla di affermare una reale sovranità sanitaria, di promuovere la transizione ecologica, di dare una graduale sovranità economica all’Ue. Occorre che su questo terreno l’Italia non sia messa all’angolo ma sia collocata nella cabina di regia.

Di fronte a questa prospettiva leader come Salvini, partiti come quello pentastellato si troveranno in affanno. Ma è su queste basi che si devono fare le alleanze di governo, se si vuole rilanciare il sistema paese. Solo se si farà ciò si potrà dire che nulla sarà più come prima dopo la pandemia.

Che effetti potrà avere questa linea di mediazione di Berlusconi nella coalizione di centro destra?

Bisogna capire fino a che punto l’autonomia del Cavaliere sarà un’autonomia solo dichiarata, di facciata o reale, se essa insomma non sarà destinata a rientrare dinanzi ai ricatti che verranno dai suoi alleati. Una cosa pare certa. Tutti dicono che nulla potrà più essere come prima ma perché nulla possa essere come prima occorre che le storiche inadempienze addebitabili a diversi governi vengano in qualche misura affrontate, risolte, ma questo richiede un governo molto forte molto coeso e che abbia un’unica idea di paese.

Pensare che questa situazione possa verificarsi in un momento in cui partito dei 5Stelle è lacerato al proprio interno e l’unica speranza di sopravvivenza è legata al fatto che attraverso mediazioni difficilissime possono convivere soggetti che vogliono cose tra loro diversissime pare davvero arduo.

Certo, l’emergenza gioca a favore del governo nel senso che un vuoto di potere se si verificasse oggi, nelle condizioni in cui si trova il paese, porterebbe alla rovina dell’Italia, avremo fenomeni di ribellismo sociale, l’intera classe dirigente sarebbe incalzata con i forconi dalla gente.

Non ti sembra che prevalgano in questa logica politica sempre gli interessi aziendali di Berlusconi?

Berlusconi agisce tenendo sempre ben presente il suo particolare. Sarà pure un liberale convinto ma non sarà mai così disinteressato da sacrificare le aziende di famiglia sull’altare di un interesse pubblico prevalente. Anche nella vicenda dell’apertura al centro-sinistra del dialogo con il governo non c’è dubbio che è riuscito a mettere a frutto efficacemente la sua capacità di mediazione e che è servita al governo per potere superare indenne un difficile passaggio parlamentare, aveva fatto molto bene i suoi conti poiché sapeva che sarebbe stato adeguatamente ricambiato da quelli che formalmente sono i suoi avversari politici nel senso che, di fronte al conflitto tra Mediaset e Vivendi, il governo si sarebbe schierato dalla sua parte invocando l’interesse nazionale, la necessità di salvaguardare un importante gruppo economico nazionale.





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