È ancora presto per dirlo, ma l’escalation militare lungo il confine orientale dell’Ucraina potrebbe trovare una soluzione diplomatica anche grazie agli sforzi europei. L’Europa stretta tra due fuochi, insomma, cerca una via d’uscita ad un conflitto che non conviene a nessuno, senza che nessuno ci perda la faccia. Nelle scorse settimane molto si era detto dell’assenza della Ue ai tavoli decisivi per le sorti della sua stessa sicurezza.
Che lo scontro tra Mosca e Washington vada oltre il loro interesse nazionale lo hanno capito anche gli ucraini, che da giorni esortano tutti – americani compresi – ad abbassare i toni, avvertendo esplicitamente e persino in contraddizione con quanto sostenuto dagli alleati che un’invasione di terra da parte dei russi “non è imminente”. Non preoccupatevi, dormite sereni, non c’è bisogno di tenere le valigie pronte sotto il letto”, ha detto il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov intervenendo al parlamento di Kiev mentre il presidente Zelensky ha addirittura criticato la decisione di alcuni paesi alleati – tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Germania e Canada – di ritirare parte del loro corpo diplomatico come “un’esagerazione che non riflette l’imminenza di un attacco”. Ciononostante, il presidente americano Biden è tornato a ribadire al suo omologo ucraino “la chiara possibilità che la Russia possa invadere l’Ucraina a metà febbraio”. Secondo la Cnn, “la frustrazione a Kiev è aumentata man mano che la retorica statunitense contribuiva alla corsa alla svalutazione della moneta nazionale e a indebolire l’economia”, scoraggiando gli investitori e “provocando pericolose brecce di instabilità politica”.
Eppur ci prova. L’Europa prova a rientrare in prima linea nella gestione della crisi ucraina. Lo fa – come già avvenne per la crisi in Georgia nel 2008 – attraverso la Francia, oggi come allora presidente di turno dei 27. Che sia un bene è chiaro a tutti perché in gioco c’è la sicurezza europea (e la tenuta delle nostre forniture energetiche) e perché in ogni negoziato, maggiori sono i canali aperti, più sono le possibilità di riuscita. Certo, serve che i russi siano disponibili ad accettare questo rientro in campo – mentre sino ad oggi hanno riconosciuto in primis il ruolo americano – e di sicuro Mosca farà di tutto per amplificare eventuali divergenze fra gli alleati. Ma al tentativo di Macron, soprattutto se concordato con Scholz e Draghi come pare, va data una chance!
