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MORATTI, LA DESTRA E NOIALTRI

by Bobo Craxi

“La mascherina in diretta Facebook non serve a nulla esattamente come non serve metterla in aula alla Camera. Tutti sappiamo che è così, anche chi la indossa. Un gesto inutile e dannoso per il messaggio che diffonde” e, poi, “il Governatore Fontana è un completo irresponsabile. La sua foto con la mascherina farà il giro del mondo. Confermerà l’idea di un paese assediato e paralizzato dal Coronavirus. Il sistema economico stava già soffrendo per un inizio di recessione, oggi è ulteriormente e drammaticamente danneggiato dal modo scomposto con cui alcune Regioni stanno gestendo la crisi…meglio che cambi lavoro”.

Da un lato le considerazioni strampalate di due esponenti del mondo del “progresso” al guinzaglio del mondo “produttivo”, (il padronato avremmo detto in altri tempi) dall’altra un maldestro governatore della Lombardia che per difendersi dal covid che si manifestò nel palazzo per la prima volta cercava di infilarsi una mascherina che, da lì a poco, avremmo tutti imparato come si fa.

La Lombardia fu la Regione epicentro del contagio, non ci fu capacità di reprimere con efficacia la diffusione del virus, Governo e Regione si paralizzarono a vicenda sulla spinta irresponsabile della Confindustria Lombarda.

Le bare dei morti di Covid venivano trasportate dall’Esercito Italiano, qualche mese dopo arrivò pure l’Armata Russa a Bergamo, ma questa è un’altra storia.

La politica ondivaga ed inefficiente della Regione condusse alla scelta di una personalità che aveva le caratteristiche necessarie per esperienza ed autorevolezza nel campo amministrativo e sanitario.

Letizia Moratti fu un Sindaco non amatissimo dai milanesi ma ebbe un piglio autorevole e pragmatico, l’eroe dell’Expo che cambiò il volto percepito della città dopo la tragica transizione post-tangentopoli (lavorammo fianco a fianco per oltre un anno e mezzo girando il mondo in lungo ed in largo).

É probabile che ritenesse che il suo ritorno sulla scena le potesse aprire l’opportunità di una staffetta alla guida della Regione da tempo presidio della Lega Bossiana più che Salviniana.

Ma la Moratti, al netto delle sue scelte di schieramento politico, è una donna pragmatica e libera, non condizionabile. La sua matrice liberale, la famiglia anti-fascista l’hanno sempre resa poco incline all’intruppamento ideologico. Sceglieva ove possibile i migliori per gestire la cosa pubblica di cui ha sempre avuto grande rispetto.

Non fu un caso la scelta di Sala, ed oggi quest’ultimo guida la Città seppur in una coalizione di Centrosinistra.

Ora lo strappo della Moratti, aldilà delle implicazioni che l’hanno condotta a farlo, esemplificano la frattura che una parte della borghesia lombarda e milanese produce nei confronti del governo di destra.

Gli stessi voti alle elezioni generali dimostrano l’allergia verso una deriva ultra destrorsa della politica italiana che l’esperienza di Berlusconi aveva mitigato; avendo “sospeso” il tasso ideologico nelle sue scelte politiche essendo Forza Italia un partito populista e pigliatutto senza precisa identità.

La sua esplosione apre e determina uno spazio al centro, ma anche a sinistra se lo si vuole cogliere; non si tratta di ricoverare vecchie glorie del berlusconismo ma di aprire un cantiere e di offrire una prospettiva di governo alternativo al leghismo ed alla destra.

Pragmatico e al tempo stesso aperto alle ragioni di una sinistra socialdemocratica adatta ai nostri tempi. In Lombardia come in Italia.

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