Home Attualità Processo Nebrodi: Condanne per oltre 600 anni nei confronti della mafia

Processo Nebrodi: Condanne per oltre 600 anni nei confronti della mafia

by Redazione

Di Mimmo Di Maggio

“Abbiamo fatto semplicemente quello che andava fatto e che da tanti anni non veniva fatto”, spiega Giuseppe Antoci, ex presidente del parco dei Nebrodi, dopo il maxi processo “Nebrodi” contro il clan dei pascoli.

I giudici del tribunale di Patti hanno disposto 91 condanne per oltre 600 anni di carcere, 10 assoluzioni e hanno predisposto il sequestro di beni per circa 4 milioni di euro nel processo. La pena più alta riguarda Salvatore Faranda, condannato a 30 anni di reclusione.

Le indagini si sono sviluppate sulle truffe ai fondi comunitari destinati ai pascoli e all’agricoltura. Un sistema che è stato combattuto dal protocollo Antoci diventato legge dello Stato.

L’ex presidente del parco dei Nebrodi era sfuggito ad un attentato nel 18 maggio del 2016 e si è commosso durante la lettura della sentenza.

La condanna è arrivata a seguito di una lunghissima sentenza della camera di consiglio iniziata il 24 ottobre. La sentenza arriva dal tribunale di Patti che è presieduto da Ugo Scavuzzo e composto dai giudici Andrea La Spada e Eleonora Vona.

Un maxi processo che vede coinvolti 101 imputati per i quali erano stati chiesti oltre mille anni di carcere dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio ed i sostituti procuratori Antonio Carchietti, Fabrizio Monaco, Francesco Massara e Alessandro Lo Gerfo.

“Da questa esperienza esce la risposta di un territorio che ha fatto il proprio dovere, abbiamo fatto semplicemente quello che andava fatto e che da tanti anni non veniva fatto. Abbiamo superato il silenzio e tentato di far capire che i fondi europei per l’agricoltura dovevamo andare alle persone per bene e non ai mafiosi, ai delinquenti, ai capimafia”, spiega Giuseppe Antoci, attuale presidente onorario della Fondazione Caponnetto, subito dopo la sentenza.

“Questa esperienza dimostra che da un piccolo territorio nasce un protocollo di legalità che viene firmato da tutti i prefetti della Sicilia che diventa legge dello Stato nel 2017 che la Commissione Europea considera tra gli strumenti più importanti di lotta alla mafia sui fondi europei per l’agricoltura – ha spiegato Antoci.

“Se questo è stato fatto con dignità e onestà con piccoli passi da persone che hanno ritenuto di poter fare il loro dovere, penso che il segnale che passi è che tutti lo possono fare perché se ognuno fa il proprio dovere avremo sempre meno processi”, evidenzia l’ex presidente del parco dei Nebrodi.

“Le truffe sono state riconosciute per buona parte. Resta il fatto che su quella parte di territorio della provincia di Messina le truffe hanno costituito la principale fonte di arricchimento sia del gruppo mafioso dei Batanesi sia del gruppo dei Bontempo Scavo, ma teniamo conto che è solo la sentenza di primo grado”, dice il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio.

“È stata riconosciuta – ha sottolineato- la mafiosità per i Batanesi mentre per il gruppo dei Bontempo Scavo no”.

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