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Luca Palamara “canta” e lancia siluri sull’erede di Davigo

by Rosario Sorace

Com’era prevedibile arrivano i primi siluri di Luca Palamara che fa sapere dei rapporti intercorsi con il magistrato Carmelo Celentano, che è subentrato recentemente a Davigo e fa una dichiarazione al veleno: “Celentano mi pressava per le nomine” e continua a briglie sciolte.

«Carmelo Celentano? È un ottimo cuoco. Ricordo che ogni volta che mi invitava a cena a casa sua il livello qualitativo delle portate era altissimo. Ricordo anche, però, che tutte le cene si concludevano sempre allo stesso modo: con sue continue e pressanti richieste per sistemare questo o quel magistrato».

Lo scoop di Luca Palamara ha il tono ironico ai limiti del sarcasmo nei confronti del sostituto procuratore presso la Procura generale della Cassazione e che è attuale consigliere del Csm, dopo lo stesso è subentrato, dalla scorsa settimana al posto del magistrato pensionato Piercamillo Davigo.

Si apprende di tutte una serie di chat in cui si leggono messaggi di sollecitazioni fatte da Celentano a Palamara e che ora sono anche agli atti del procedimento penale pendente a Perugia nei confronti dell’ex presidente dell’Anm. Su questo processo è in corso l’udienza preliminare e, quindi, emerge una strettissima e pressante interlocuzione di Celentano con Palamara per avere informazioni su nomine, tempistiche, su colleghi che aspiravano ad un incarico.

Tuttavia secondo la recente circolare emanata del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, che, poi, è il capo di Celentano, si trattava, comunque, di attività lecite che non hanno nessuna rilevanza disciplinare.

Infatti, il Procuratore Generale qualche settimana fa aveva dichiarato che erano consentite per i magistrati l’attività di “self marketing”, svolta in proprio o “esternalizzata” ad altri colleghi, come nel caso di Celentano.

Dunque i messaggi fra Celentano e Palamara, come tutti quelli contenuti nelle altre chat dell’ex capo dell’Anm, sarebbero da mesi all’esame della task force istituita da Salvi a piazza Cavour.

Nonostante le rassicurazioni di Salvi che queste pressioni sulla promozione di toghe si sono svolte in modo corretto, si deve segnalare, invece, la dichiarazione assai critica di Andrea Mirenda, giudice di sorveglianza a Verona, neo eletto al Consiglio giudiziario di Venezia con Articolo 101, il gruppo delle toghe “anticorrenti”.

Tra l’altro bisogna anche dire che Celentano è anche componente della Sezione disciplinare del Csm e, quindi, giudica i giudici.

La Sezione dovrebbe, quindi, con una certa dose di imbarazzo, prendere atto e misurarsi con tutto quello che si muove attorno, in special modo, nel momento in cui i componenti del Csm ora stanno per giudicare i cinque ex togati coinvolti nella cena con lo stesso Palamara all’hotel Champagne dello scorso anno, quando si discusse del futuro procuratore di Roma.

Anche il collega di Articolo 101, Andrea Reale, che attualmente è gip a Ragusa ed è da poco eletto all’Anm, tramite mail aveva chiesto chiarimenti a Celentano sul contenuto di tali messaggi.

Da quanto appreso, Celentano avrebbe confermato di aver messaggiato con Palamara e di aver chiesto, su sollecitazione dei colleghi, informazioni sullo stato delle pratiche che li riguardavano, preoccupandosi anche del loro “profilo umano”. La risposta non ha per nulla convinto il giudice Mirenda che ha posto delle domande: “A che titolo si informa? Quale legittimazione aveva per chiedere ragguagli, informazioni, raccomandazioni, anche di tipo ‘umanitario’”? Naturalmente le domande che si pone Mirenda sono le stesse che si fanno i comuni cittadini e oggi tutti si chiedono cosa succederà agli altri magistrati coinvolti dopo la radiazione di Palamara.

Mirenda continua ad interrogarsi però non fornisce nessuna risposta e continua così dicendo: «Se un privato avesse interferito senza averne titolo in un procedimento amministrativo volto a conferire incarichi, appalti, concessioni a quali responsabilità si sarebbe esposto?».

Ci sembra di poter affermare senza tema di smentita che un cittadino qualsiasi sarebbe finito molto male. Celentano, nella sua risposta prende le distanze da Palamara e dice che quest’ultimo ha detto una “pia bugia”, e cioè, quando lo stesso ha dichiarato sul fatto che i colleghi di Unicost non avessero votato per lui alle ultime elezioni per il Csm, preferendogli invece Davigo, poi eletto in maniera plebiscitaria.

Palamara attacca in modo netto: «Un consigliere ha l’obbligo di raccontare la verità. Celentano mi accusa di aver detto una bugia. Se intende riferirsi al fatto che una parte del gruppo di Unicost di Roma di cui facevo parte aveva votato per Loredana Miccichè (togata di Magistratura indipendente, poi eletta insieme a Davigo per i due posti destinati ai giudici di legittimità al Csm, ndr) a suo danno, gli rispondo di averlo votato convintamente e di averci sempre messo la faccia». «Anche se non ho mai condiviso il metodo della cooptazione con il quale venne la sua candidatura – conclude.

Palamara -auguro buon lavoro al consigliere Celentano. Sono personalmente contento che abbia coronato la sua aspirazione». Cominciano a volare stracci e certamente il tutto non depone bene per la credibilità dell’ordine giudiziario.

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