Non c’è che dire, certamente sono le nuove star mediatiche che ci appaiono ormai un giorno si e l’altro pure. Forse per qualcuno è un fastidio mentre per altri è una promozione che fa crescere non solo in prestigio e notorietà ma anche nell’assegnazione di incarichi e nomine.
E’ chiaro che sto parlando dei virologi, infettivologi, clinici interpellati e intervistati sul nostro destino di fronte alla pandemia. Adesso una figura che è divenuta assai famosa è quella del professore Andrea Crisanti, che ha raggiunto il top della fama con la sua strategia riuscita sui tamponi e che con l’utilizzo di questo metodo a tappeto ha permesso al Veneto di ridurre la circolazione del coronavirus almeno nel periodo del primo picco.
Ma poi, dopo dissapori e polemiche non troppo velate, prima con la dottoressa Russo dirigente della Regione e poi con il governatore leghista, sta definendo il passaggio all’Ospedale Spallanzani di Roma. Si ricorderà che il metodo applicato dal brillante professore è stato applicato in Veneto ed è riuscito ad essere efficace in poco tempo.
Il professore Andrea Crisanti, che ne fu l’inventore, adesso abbandona la Regione governata dal leghista Luca Zaia e, quindi, il dipartimento di microbiologia e virologia che dirige all’Università di Padova. Il professore arriva, quindi, allo “Spallanzani”,che è il centro nazionale per le malattie infettive di Roma, sicuramente struttura d’eccellenza per la Regione Lazio, che è anche riconosciuto come istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e perciò finanziato con fondi pubblici dal ministero per la Salute.
Crisanti è stato l’ideatore nel Veneto, dove si è sviluppato il focolaio di Vo’ Euganeo, del metodo per contenere la prima fase della pandemia con un utilizzo massiccio di tamponi che tracciasse e scovasse gli asintomatici, i super diffusori del virus che, per un lungo periodo, hanno consentito al Covid 19 di espandersi a macchia d’olio.
Nel laboratorio di Padova, già nel mese di febbraio, si analizzavano mille tamponi al giorno, mentre nel resto d’Italia mancavano i reagenti e si interveniva con preoccupante ritardo sui malati. I successi del Veneto vennero in quella fase attributi alle capacità di Crisanti.
Finché Zaia, in piena campagna elettorale, non si è arrogato tutti i meriti oscurando la figura del professore sul piano scientifico. Tuttavia, non dovrebbe essere questo il motivo della clamorosa decisione di Crisanti, semmai la sua decisione viene valutata come la professione di una linea di coerenza nell’esigere attenzione e prevenzione anche durante l’estate.
Non è stato, infatti, mai convinto delle illusioni estive coltivate dalla politica che ondeggiava tra i rischi di riapertura assai precaria e i virologici che si spaccavano su tutto non indicando con chiarezza misure e provvedimenti. La cautela e prudenza di Crisanti, alla luce dei fatti di oggi apparivano ampiamente giustificate.
Comunque Crisanti è nato e formato a Roma e ha insegnato Parassitologia molecolare alla facoltà di Scienze naturali dell’Imperial College di Londra conducendo importanti ricerche per la lotta alla malaria. Rientrato dalla Gran Bretagna ha diretto il dipartimento di microbiologia e virologia all’Università di Padova per due anni. Ora, sarà al servizio dello “Spallanzani” con la soddisfazione e il sostegno del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, e sicuramente ne sarà contento anche Roberto Speranza, ministro della Salute.
Si apprende che tale passaggio sarà ufficializzato tra poche settimane e Crisanti dovrebbe sostituire a fine anno la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, direttore del dipartimento di virologia dello “Spallanzani” che va in pensione, è stata la scienziata che con la squadra ha isolato e mappato il coronavirus poi chiamato Covid 19.
