Home In evidenza Gli amici di Renzi nel Pd aprono le danze del rimpasto

Gli amici di Renzi nel Pd aprono le danze del rimpasto

by Rosario Sorace

Mentre gli osservatori più attenti indicano la data del 9 novembre per un lookdown pesante e stringente, nel teatrino politico sfioriamo il ridicolo e il grottesco con la richiesta dei renziani per un’accelerazione di un’apertura di un rimpasto o di una  crisi di governo.

Il presidente dei senatori del Pd Marcucci, grande amico della prima ora di Matteo Renzi, si schiera apertamente per un rimpasto del governo Conte, rappresentando un quinta colonna nella maggioranza che supporta le posizioni di Matteo Renzi e creando grande imbarazzo nelle file del Pd.

Si spinge, infatti, ad ipotizzare un rimpasto di governo che ridisegni gli equilibri all’interno dell’esecutivo. La situazione sanitaria della pandemia è gravissima e desta grande allarme, eppure oggi vi sono politici che sostengono questi propositi apparendo agli occhi della gente come degli irresponsabili.

Con il Paese alle prese davanti ad un altro lockdown molto simile a quello di marzo scorso, oggi mettersi a discutere di poltrone è semplicemente pazzesco e inaudito. Lo scenario di una chiusura totale oggi non è assolutamente improbabile, visto che il governo ha fatto sapere che attende la data di lunedì 9 novembre come il termine per  allertare le istituzioni territoriali a  «tenersi pronte» agli interventi di chiusura.

Nonostante ciò Renzi ha deciso di richiedere in tempi celeri un rimpasto per sostituire i ministri inadeguati e, contro ogni minima logica, per il leader di Italia Viva ci sono i tempi per un riassetto degli organigrammi dell’Esecutivo. Se passasse questa tabella di marcia si aprirebbe una fase lacerante del totoministri che renderebbe ulteriormente più precario il già fragile quadro politico.

Renzi, comunque, da tempo insiste su questo progetto di rimpasto. Dagli ambienti di Italia viva si fa sapere con un indiscrezione che si è ad un bivio e che tra qualche settimana o si fa un rimpasto per il Conte 3 o la strada è quella di un governo Draghi.

Cosicché nell’aula del Senato, il capogruppo del Pd Andrea Marcucci, riprende questa posizione e lo chiede chiaramente. «Il premier valuti se i singoli ministri sono adeguati all’emergenza, apra alla verifica», dice nel corso dell’informativa del premier a Palazzo Madama. Allora adesso si apre uno scontro nella maggioranza e dentro il Pd.

Dai vertici del Pd prendono subito le distanze dal capogruppo, difendendo Conte e accusando Marcucci di «ingerenza con il nemico», ovverosia con Matteo Renzi.

Anche il segretario Nicola Zingaretti interviene in favore del premier e Lorenzo Guerini e Luca Lotti, che guidano la corrente di Base riformista, costringono, invece, Marcucci a modificare la precedente dichiarazione anche se resta il dubbio che la reale posizione del Pd, al di là della linea formale del segretario, sia in fondo quella di un rimpasto. Infatti, sono stati molti gli attacchi al governo, in ultimo del vicesegretario dem. Andrea Orlando alla ministra Lucia Azzolina e poi anche le ultime esternazioni di Matteo Orfini che chiedeva di «cambiare i ministri non all’altezza».

Marcucci, quindi, non è affatto una voce isolata e anzi il capogruppo del Pd al Senato, che ha chiesto una verifica parlando nell’aula ha spiegato successivamente, che lui a ragion veduta ha «solo seguito la linea concordata con Zingaretti», che la sua uscita è stata «decisa con il direttivo del gruppo del Senato».

Nel Pd, insomma, è caos e il risultato che proprio i dem escono dalla giornata di ieri come quelli che starebbero destabilizzando l’esecutivo. Mentre risalgono le quotazioni di Renzi, che diviene il primo “sfascista” che si incunea nel Pd con i suoi vecchi amici democrat che non l’hanno seguito in Italia viva.

Anzi, ieri avrebbe mandato al premier il seguente «pizzino»: o si fa il Conte 3 oppure arriva Mario Draghi. Mentre per tutta risposta proprio l’ex governatore della Bce da persone a lui molto vicine fa sapere di voler dedicare il suo tempo alla propria famiglia.

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