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“L’Italia ripudia la guerra”. La manifestazione della Pace a Roma manda un messaggio chiaro

by Romano Franco

Provenienti da tutta Italia si sono riuniti a Roma per manifestare a favore della Pace.

Le manifestazioni di ieri hanno mandato un chiaro segnale ai legislatori. L’Italia e gli italiani ripudiano la guerra e vogliono che il futuro governo intervenga con la via diplomatica, senza scuse.

La manifestazione di Roma ha fatto trapelare un messaggio di per se stesso evidente. La nostra penisola vuole essere imparziale riguardo al conflitto in Ucraina. Che non significa assolutamente non tener conto di chi è stato attaccato e di chi ha invaso. Anzi.

Un giudice si comporta proprio così. Ma alla fine la sentenza la emette lo stesso contro chi ha compiuto il torto e in favore di chi lo ha subito. Ed è così che bisogna fare in guerra.

Nel conflitto in Ucraina c’è un concorso di colpe tra Russia e Usa e l’Ucraina, per la poca lucidità e il troppo coinvolgimento del suo presidente, c’è finita in mezzo mettendo sul tavolo morti civili, città distrutte e una popolazione ridotta in miseria.

La grande mobilitazione di Roma però vuole la fine di tutto questo e delle ripercussioni che stanno uccidendo l’economia e le frange più fragili della nostra società.

Il corteo avvenuto nella Capitale è iniziato a Piazza della Repubblica e si è concluso a Piazza San Giovanni.

I giovani hanno aperto il corteo con lo striscione “Europe for Peace”. Il corteo è stato organizzato da: sindaci, gonfaloni, presidenti regioni e province.

Non è passata inosservata la lunga bandiera della pace di 50 metri che è stata sorretta in piazza della Repubblica da centinaia di persone.

Il corteo si è snodato attraverso via Terme di Diocleziano, via Cavour, piazza Esquilino, via Merulana per poi arrivare, dopo aver attraversato via Manzoni, in piazza di Porta di San Giovanni.

La manifestazione è stata fatta per chiedere immediatamente un cessate il fuoco per il conflitto in Ucraina e per tutte le guerre attualmente in corso nel mondo.

Anche a Milano ci sono state iniziative simili, anche se lo scopo della manifestazione meneghina sembrava più che altro sponsorizzare il conflitto in favore dell’Ucraina, dato che hanno parlato solo ed esclusivamente personaggi coinvolti nel conflitto dalla parte di Kiev.

“L’Italia, l’Unione Europea e gli stati membri, le Nazioni Unite devono assumersi la responsabilità del negoziato per fermare l’escalation e raggiungere l’immediato cessate il fuoco”, si legge nella nota degli organizzatori di Roma.

“Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare urgentemente una Conferenza Internazionale per la pace, per ristabilire il rispetto del diritto internazionale – proseguono gli organizzatori della manifestazione – per garantire la sicurezza reciproca e impegnare tutti gli Stati ad eliminare le armi nucleari, ridurre la spesa militare in favore di investimenti per combattere le povertà e di finanziamenti per l’economia disarmata, per la transizione ecologica, per il lavoro dignitoso”.

Gli organizzatori hanno stimano oltre 100mila persone presenti al corteo, ma dalla Questura di Roma le prime stime parlano di circa 40mila persone, giunte anche con pullman e treni.

Dal palco di San Giovanni è stata letta la lettera del presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, indirizzata ai manifestanti.

“Liberi insieme dalla guerra! Caro amico, sono contento che ti metti in marcia per la pace, qualsiasi sia la tua età e la condizione permettimi di dare del tu”. Inizia così la lettera scritta dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, letta sul palco a piazza San Giovanni, a Roma, durante la manifestazione per la pace.

“Ti do del tu perché da fratelli siamo spaventati da un mondo violento e guerriero e per questo non possiamo rimanere fermi. Quanti muoiono drammaticamente a causa della guerra. I morti non sono statistiche ma persone. Non c’è tempo da perdere perché tempo significa altre morti. Noi vogliamo dire che pace è indispensabile, perché è come l’aria e in questi mesi ne manca tanta. Le morti sono già troppe per non capire e se continua non sarà sempre peggio? Chi lotta per la pace è un realista, anzi un vero realista, perchè sa che non c’è futuro se non insieme”.

La lettera del cardinale Zuppi si chiude con un appello del pontefice: “Papa Francesco con grande insistenza ha chiesto di fermare la guerra, noi chiediamo al presidente della federazione russa di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza. E chiediamo al presidente dell’Ucraina che sia aperto a serie proposte di pace”.

Dopo il cardinale Zuppi anche Andrea Ricciardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha fatto il suo discorso. “Essere qui – dice Ricciardi – è decisivo perché la pace è stata espunta dal nostro vocabolario, ma deve riprendere a parlare, esistere, a essere nel cuore della gente e della politica. Ogni popolo, soprattutto gli ucraini aggrediti, ha diritto a difendersi. Ma non si può solo investire sulle armi, bisogna investire anche sulla diplomazia”, conclude Ricciardi.

“Abbiamo il mar Mediterraneo che inizia a riempirsi di sommergibili che hanno delle testate nucleari che potrebbero distruggere tante parti dell’Europa. Non è un pericolo questo ma una minaccia concreta che dobbiamo assolutamente evitare” dice il segretario della Cgil.

“Adesso è importante che i Governi dicano di no a questa rincorsa pericolosa che si è determinata e affermare la cultura della pace. La manifestazione di oggi dimostra che è il tempo della politica per far sì che la pace sia la strada da assumere un ruolo centrale, non possiamo rassegnarci né abituarci alla guerra – continua Landini – ora serve un salto di qualità. La linea politica deve essere quella di superare la guerra come strumento di regolamentazione dei rapporti tra gli Stati e le Nazioni. Ora la spesa per le armi deve andare nella direzione della cura e della conoscenza per mettere le persone nelle condizioni di vivere per la pace e la libertà”, conclude Maurizio Landini.

Tra i manifestanti in piazza, nonostante i suoi 84 anni, c’era anche padre Alex Zanotelli, missionario pacifista che molto si è speso per questa manifestazione. “Sono contento di essere qui, questa è una piazza molto bella, molto partecipata, c’è tantissima gente. Ci sono persone adulte, anche anziani, ma pure tantissimi giovani perché toccherà a loro cambiare tutto se vogliamo sopravvivere su questo pianeta. Avevo detto che sarei intervenuto ma che non ci dovevano essere bandierine di partito, e non ci sono”, dice Zanotelli.

Il mondo cattolico non è rimasto a guardare e in piazza i più concilianti sono proprio i rappresentanti della Chiesa. Il frate francescano, padre Enzo Fortunato, dice con fermezza: ” Non vedo divisioni ma una Italia unita per la pace. Simbolicamente è come essere a Mosca e a Kiev contemporaneamente”.

Alla manifestazione non è mancato Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che ha invitato la gente a diffidare “delle coscienze pacificate, sedute sulle loro certezze nell’incoscienza dei propri limiti. Diffidiamo dei neutrali, troppi sono i neutrali nel nostro Paese, diffidiamo dei più pericolosi che sono i mormoranti. Sono quelli che stanno sempre zitti, ma poi dissonanti che in altri luoghi giudicano, insultano e non fanno nulla. Le coscienze pacificate sono le madri dei conflitti. La pace si costruisce nel pensiero. Occorre pensare la pace, cioè pensarla possibile. La pace si costruisce anche nel linguaggio, serve ascoltare, studiare. Abbiamo bisogno di silenzio anche. Ma la pace si costruisce nelle pratiche. I veri pacifisti sono costruttori di pace”.

Ma a Milano c’era un’aria ben diversa rispetto a quella di Roma. “In piazza per sostenere il popolo ucraino e la sua resistenza – fanno sapere gli organizzatori – per ribadire che la pace non può essere la resa, perché non c’è pace senza libertà. E la libertà va difesa, senza arrendersi”.

Infatti, nel capoluogo meneghino c’è stato anche un collegamento con il sindaco di Leopoli; la città più a Ovest e oltranzista dell’Ucraina.

A Milano hanno sfilato Carlo Calenda, Matteo Renzi, Pier Ferdinando Casini e Letizia Moratti. “A Milano non chiederemo la resa dell’Ucraina”, dice Calenda, accusando i manifestanti romani di essere troppo vaghi nella loro richiesta di “cessate il fuoco”.

Nessuno vorrebbe assistere a una resa incondizionata dell’Ucraina, ma nessuna pace si ottiene con le armi, a meno che un esercito non prevalga sull’altro. Avvenimento che potrebbe verificarsi solo se la Russia mettesse in campo tutto il suo arsenale bellico, compreso quello nucleare.

Ma gli esperti da divano negano il fatto che la pace possa essere mossa soprattutto dagli interessi. Gli stessi interessi che hanno portato i due Paesi in guerra.

Infatti, non conviene a nessuno in questo momento storico uno scisma tra occidente e oriente e basterebbe riaprire i rapporti con il mercato russo per porre fine alla guerra.

Illudere la popolazione ucraina a morire per la libertà rappresenta qualcosa di subdolo e malvagio. Nonostante il regime di Zelenskiy sia molto lontano dall’idea occidentale di libertà.

A Milano dicono di aver manifestato per sostenere la popolazione ucraina ma, si domanda a lorsignori, quanti Ucraini devono ancora morire per la causa di Zelenskiy e Biden? Probabilmente molti affinché l’ego di personaggetti come Calenda venga colmato.

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