Home Attualità Pace nella chiarezza

Pace nella chiarezza

by Bobo Craxi

In nessuna capitale dell’Europa si è manifestato per una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina che di fatto intima la resa del popolo invaso.

Questo aiuto insperato all’aggressione del regime russo di Vladimir Putin arriva dall’Italia; sono diverse e antiche le ragioni per le quali il lemma del pacifismo produce posizioni ambigue.

Il ruolo della Chiesa di Roma innanzitutto, la volontà di non rompere il proprio dialogo con la Chiesa ortodossa di Mosca, ispiratrice spirituale e fattuale di questa crociata di Putin contro l’Occidente, contro il “male” evidentemente incarnato dalla minoranza Ucraina, produce quello che apparentemente appare uno sforzo diplomatico; in realtà sul piano politico e militare spinge verso la capitolazione definitiva della piccola frazione Ucraina con buona pace questo sì della legalità internazionale, del diritto dei popoli alla propria autodeterminazione, della tenuta dei valori della libertà democratica che sono stati la maggiore conquista dell’Occidente nel dopo guerra; e mettere sullo stesso piano l’autocrazia di Putin, con la pur discutibile giovane democrazia Ucraina è un atto colpevole ed un cedimento intollerabile.

Non é un caso che le grandi culture democratiche che hanno costruito l’Europa a partire dalle Socialdemocrazie in questi mesi di guerra non hanno avuto dubbi da che parte schierarsi.

E persino la nobilissima tradizione del pacifismo socialista svedese ha vacillato di fronte alle minacce di Vladimir Putin e si è dovuto riparare sotto lo scudo protettivo dell’alleanza atlantica.

In Italia assumendo una posizione difficile partito democratico ha concordato seppur fra mille difficoltà una linea di sostegno e di cooperazione attiva alla resistenza Ucraina, addirittura qualche volta assumendo persino eccessi verbali dinnanzi all’ambiguità alle giravolte dal linguaggio biforcuto dei cinque stelle o (di ciò che rimane di loro ) e sul punto del sostegno all’Ucraina ha separato un’alleanza che gli avrebbe consentito una maggiore competitività alle elezioni nazionali anticipate per mantenere un punto politico e aggiungerei morale molto chiaro: nessuna ambiguità fra aggrediti ed aggressori, nessun cedimento di fronte alla prepotenza imperialista, dal sapore nazistoide di Putin non a caso sostenuto da destre e noti autocrati italiani.

Il cedimento all’appello clericale e di Conte della manifestazione di ieri rimette in discussione una linea che in questi mesi si era sviluppata con coerenza, e non è stato sufficiente confondere il pacifismo senza chiarezza con il tema caro a noialtri della sinistra, ovvero il lavoro, per cancellare le ambiguità della manifestazione romana in materia di politica internazionale su una questione così rilevante.

Infatti l’assoluto predominio mediatico dei cinquestelle, la contestazione a Enrico Letta apostrofato come un “assassino” da alcuni partecipanti rilevano l’animo di una parte del nostro paese, quella maggioranza “silenziosa” (inquietante riferimento storico) di cui ha parlato Conte che evidentemente ritiene criminale la difesa dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale ucraina tutelata dalla legalità internazionale sostenuta da un voto larghissimo all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Sul piano interno, se si ritenesse che la piattaforma di valori sui quali ricostruire un’area larga del centro-sinistra italiano sia quella del cedimento dinnanzi ai prepotenti del mondo, di ambiguità e di subalternità al movimento di Grillo, quello che ha governato con tutti indistintamente, che ha seminato nel nostro Paese più antipolitica che politica e che allontana la sinistra da tutte le socialdemocrazie europee va affermato che siamo totalmente fuori strada.

Ho partecipato alla manifestazione milanese promossa da Azione ed altri. Milano città medaglia d’oro della resistenza ha sempre avuto una sensibilità particolare e spiccata verso le minoranze oppresse, verso i popoli che lottano per l’autodeterminazione, verso le democrazie piegate dall’autoritarismo.

Non è stato un caso che ho ritrovato tanta sinistra milanese, vecchia e nuova. (E tanti amici e compagni che ho rivisto volentieri) ho persino apprezzato il discorso di Carlo Calenda dal quale mi sono sentito molto distante e su molti temi in questi mesi, un discorso all’altezza della circostanza.

Al di là di ogni considerazione legata alla politica politicante, alle alleanze e quanto altro, la piazza difficile é sempre quella che in un modo o nell’altro si assume delle responsabilità.

Il mio pensiero corre alla memoria di quell’uomo Politico che dinnanzi ad un tentativo di “invadere” la nostra sovranità nazionale una notte in Sicilia non rispose “prego si accomodi”.

Penso che i russi non debbano accomodarsi a casa d’altri per mantenere la propria grandezza imperiale. Una pagina della Storia è stata voltata dovranno prenderne atto presto o tardi.

Essere complici indiretti di un’aggressione che ha prodotto milioni di profughi e migliaia di morti non può essere una posizione apprezzabile.

Mosca deve ritornare nei suoi confini. Solo a partire da questa condizione ci sarà una pace ed anche un’evoluzione della situazione che non deve affatto escludere compromessi. Ma nella chiarezza e nella responsabilità di chi ha usato una violenza intollerabile.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento