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L’accanimento giudiziario nei confronti dei Craxi quando finirà?

by Romano Franco

Dicono che sia brutto chiamarlo “accanimento giudiziario”, ma alla luce di queste nuove sentenze credo che sia ingiusto dire “La legge è uguale per tutti”. Infatti non è così per i Craxi. E’ l’ennesima sentenza “scandalo” quella che coinvolge la famiglia dell’ex leader socialista Bettino Craxi.

Infatti, a 21 anni dalla scomparsa dell’ex leader socialista l’odio e il rancore nei suoi confronti non si è mai estinto.

Questa volta la vicenda coinvolge Bettino Craxi in merito alle sue responsabilità giudiziarie legate a Tangentopoli. E la polemica si è scatenata poiché la famiglia, stufa di questa incessante persecuzione, ha presentato un ricorso contro l’Agenzia delle Entrate in merito alla sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia dell’aprile 2014 che la Corte di Cassazione poi ha respinto.

La questione riguardava l’impugnazione di due avvisi di accertamento emessi nei confronti di Craxi per recuperare le tasse su “redditi diversi e di capitale” per il 1992 e il 1993, per un imponibile complessivo di oltre 23 miliardi e mezzo di vecchie lire, con una maggiore Irpef da pagare pari a 10,7 miliardi di lire (oltre alle sanzioni). I giudici hanno condannato i ricorrenti al pagamento di oltre 20 mila euro di spese legali.

Nella disposizione della Cassazione si legge che “i documenti indicati in sentenza (della Commissione tributaria regionale, ndr) delineano un quadro probatorio idoneo a suffragare le pretese erariali, nel quale domina la figura del signor Benedetto Craxi, la cui attività risulta documentata dalla movimentazione, per il tramite di terze persone, del conto corrente International Gold Coast, materialmente riconducibile al Craxi medesimo”.

Secondo la sentenza, quindi, i soldi legati al Psi, depositati sul conto svizzero “International Gold Coast” sarebbero stati nella completa disponibilità di Craxi e non in quella del partito.

Al termine della sentenza, in un’intervista al Corriere della sera, Bobo Craxi figlio di Bettino Craxi chiarisce alcuni aspetti fondamentali: “Mio padre è morto e noi abbiamo rinunciato all’eredità. Prima con il ‘beneficio di inventario’, separando la nostra posizione dalla sua. E poi del tutto”. Secondo l’articolo 490 del Codice Civile l’accettazione con beneficio d’inventario è un atto attraverso il quale una persona dichiara di accettare un’eredità ma di voler evitare che il suo patrimonio personale venga confuso con quello del defunto.

“Sapevamo che mio padre aveva pendenze fiscali – prosegue Bobo Craxi -. Ma non c’era nessun conto suo. I magistrati ne hanno attribuito a lui uno intestato a terzi. Se poi mi chiede della natura illegale dei finanziamenti, è un segreto che mio padre non ha portato nella tomba: l’ha detto in Parlamento. In ogni caso sono passati 30 anni”. E ribadisce che “nulla è dovuto perché c’è il beneficio di inventario”. Il figlio dello scomparso leader socialista prosegue ricordando che “il Psi non prendeva fondi dall’Urss né dagli Usa. Recuperare soldi per il partito ha dato origine anche a fatti di natura non specchiata e a volte intollerabili. Ma mio padre spingeva per una soluzione di natura politica. O, vaticinava, Tangentopoli sarebbe durata anni e così è stato”.

Anche Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e figlia del compianto leader socialista, si dice oltraggiata dalla sentenza, e si sfoga dicendo: “Le ingiustizie e l’accanimento nei confronti di Bettino Craxi e della sua famiglia non sembrano avere fine, nonostante il trascorre degli anni e nonostante la verità su quella stagione, i suoi falsi eroi e le sue storture siano ormai sotto gli occhi di tutti. A conclusione di una vicenda grottesca, surreale, che riguarda fatti e questioni di cui né io, né mio fratello e né mia madre ci siamo mai occupati (alla faccia del principio di responsabilità personale!), siamo stati nostro malgrado trascinati in un contenzioso tributario a conclusione del quale siamo chiamati a dover pagare le spese processuali, e solo quelle, poiché non abbiamo ereditato nulla, se non altro perché nulla c’era da ereditare, se non i valori e le idee, di un uomo il cui unico interesse di vita era la politica, come ammisero candidamente alcuni degli stessi giudici del Pool”.

Anche dal mondo politico arriva solidarietà, primo fra tutti è Matteo Salvini: “Solidarietà a Stefania Craxi per una vicenda che appare illogica e grottesca, un accanimento gratuito verso la famiglia di un uomo che non c’è più. Ingiustizie generano ingiustizie. Anche per questo serve al più presto una seria riforma dell’intero sistema Giustizia, e i referendum nei quali siamo impegnati, insieme agli amici del Partito Radicale, sono uno strumento democratico, di popolo, per una giustizia giusta”, conclude il leader della Lega.

Anche Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, parla di ingiustizia. “L’accanimento nei confronti della famiglia Craxi non ha fine: a 21 anni dalla morte ad Hammamet, la moglie e i figli del leader socialista, eredi ‘con beneficio di inventario’, sono stati trascinati in un surreale contenzioso tributario su una vicenda controversa che risale al 1992 e ora condannati dalla Cassazione a pagare le spese processuali. Questi sono i tempi e gli usi distorti di una giustizia che si pronuncia dopo trent’anni e colpisce chi, come Stefania e i suoi congiunti, non ha mai avuto a che fare con le vicende contestate. A Stefania giunga quindi la mia piena solidarietà”, conclude la senatrice di Forza Italia.

E’ sempre ben accetta la solidarietà di personaggi di spicco pronti a fare muro quando si tratta di casi così. A tal proposito, non si è udita alcuna parola di solidarietà dalla pseudo sinistra riguardo alla vicenda ingiusta che coinvolge i figli di Craxi. Quelli che si dovrebbero battere per i diritti dove sono?

Nessuna dichiarazione da Letta, da Grillo, garante solo di se stesso, da Conte o da Di Maio. Inoltre, che fine hanno fatto Renzi e Nencini? Dove sono coloro che si sono autoproclamati eredi di Bettino i cui unici meriti sono quelli di aver portato il partito in un baratro senza fine.

Le ingiustizie di questa vicenda mettono in evidenza una magistratura tirannica che non ammette ragione e che, quando ti prende di mira, ti stritola e ti sfianca senza alcuna ritorsione. In quanti dovranno ancora pagare per Tangentopoli?

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