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La verità sul caso Vannini

by Silvia Roberto

Mio figlio Marco, di Mauro Valentini. Questa è la storia di una famiglia. Non una qualunque, ma quella di mamma Marina, papà Valerio e il figlio Marco. La famiglia Vannini. Li abbiamo conosciuti attraverso i media che ci hanno raccontato la triste vicenda della morte di un ragazzo di ventuno anni, ucciso nella casa della famiglia Ciontoli. Morto sotto gli occhi della fidanzata, Martina, che insieme al padre Antonio, la madre Maria Pezzillo, il fratello Federico potevano salvarlo da quel tragico destino. Il cuore di Marco ha smesso di battere e con esso, in fondo, anche quello dei genitori che però hanno continuato a combattere pur di restituire a Marco la luce della giustizia. E quella luce è arrivata. La famiglia Ciontoli è stata condannata e mamma Marina ha potuto portare al cimitero quei fiori che aveva tanto promesso al figlio. Attraverso il libro di Mauro Valentini, Mio figlio Marco, e l’intervista che riportiamo di seguito, ripercorriamo la vita della famiglia Vannini, dall’incontro di Marina e Valerio e dal cui amore è nato Marco, fino a quel doloroso giorno del 2015. Un libro che ci fa entrare nel cuore delle indagini. Un libro che vuole essere un’inchiesta tesa a valutare le tante, troppe omissioni che hanno determinato la morte di Marco.

1. Perché ha deciso di scrivere un libro su Marco Vannini? Cosa l’ha spinta?

Questo libro nasce da un incontro: quello tra me e i genitori di Marco. Ero a una premiazione per un mio libro, quello sul caso di Marta Russo. E i genitori di Marco erano presenti. È nata una sintonia immediata e dopo pochi giorni eravamo già al lavoro. Un’intesa e una vicinanza istintiva e piena di solidarietà che ha prodotto il tutto.

2. Come ha suddiviso il libro? Quali sono gli argomenti sui quali ha voluto focalizzare la sua attenzione?

Il libro vuole esser un racconto prima di tutto di un amore: l’amore di Marina e Valerio che hanno voluto fare famiglia. La prima parte è proprio tutta incentrata sulla nascita di questo trio magico: Marina Valerio e Marco. Raccontiamo Marco dalla nascita fino a quella assurda notte di maggio del 2015. Da lì in poi tutto cambia, tutto vira verso il dramma e verso la ricerca della verità e della giustizia. E la mia narrazione si tende verso l’inchiesta e la valutazione delle tante, troppe omissioni che hanno determinato la morte di Marco.

3. La storia di questo ragazzo, Marco, è entrata oramai nei nostri cuori. Tante le trasmissioni che hanno raccontato di quanto accaduto. Tante le testimonianze di chi è coinvolto in prima linea e di chi invece si è fatto avanti solo in un secondo momento. Raccontando la storia di Marco, di Marina e Valerio e della famiglia Ciontoli, ha voluto porre l’attenzione su dei particolari di cui non si è neanche mai discusso in televisione o sulla carta stampata. Di cosa si tratta?

Sì, non abbiamo soltanto ripercorso la narrazione dei media, ma abbiamo riletto con altri occhi le carte e le tante contraddizioni narrate dai protagonisti dell’omicidio, ma anche le numerose mancanze nell’indagine. C’è per esempio una minuziosa analisi del Generale Luciano Garofano, perito di parte civile, che mette a nudo ciò che si poteva fare e non si è fatto per comprendere quello che in quella casa è accaduto.

4. Ci parli dei genitori di Marco, ai quali dedica un capitolo raccontando del loro incontro, della loro storia d’amore e della nascita di Marco. Perché ha voluto soffermarsi sul loro passato arrivando poi al presente?

Perché semplicemente sono due persone meravigliose. Non ho conosciuto Marco purtroppo, ma attraverso i loro occhi e le loro parole ho percepito la sua presenza. Molti dicono a ragione che Marco era il figlio che tutti noi vorremmo avere. Ma io aggiungo che Marina e Valerio sono i genitori che tutti meriterebbero di avere. Genitori meravigliosi.

5. Ho letto il suo libro tutto d’un fiato. Sarò sincera, ci sono episodi che ha sviscerato minuziosamente e che fino a oggi sono rimasti sconosciuti anche all’opinione pubblica, facendoci così riflettere su alcune angolazioni sulle quali non ci eravamo soffermati. C’è un capitolo, però, di cui vorrei chiederle e che riguarda “Le indagini mancate”. Ora, senza svelare troppo ai suoi lettori, può però anticiparci qualcosa su questo punto? Quali sono queste indagini mancate? E se parla di mancate, vuol dire che si poteva fare di più o che c’è stato qualche elemento, forse importante, forse determinante, che non è stato preso in considerazione?

Come già detto si poteva fare molto di più per arrivare alla verità. Si è stabilita la dinamica degli eventi soltanto acquisendo i racconti degli indagati! Una cosa soltanto: la casa dei Ciontoli non è stata oggetto di analisi accurata. Basta questo per dare una idea di quello che si poteva fare e non si è fatto. Il resto è dentro quel capitolo. Ed è sconcertante.

6. Il 30 settembre scorso la Corte d’Assise d’Appello di Roma si è pronunciata, dopo che la Cassazione era intervenuta disponendo un processo d’appello-bis per Antonio Ciontoli e i suoi familiari, annullando la sentenza di secondo grado che, con la riqualificazione del reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo, aveva ridotto la condanna al principale imputato da 14 anni a 5 di reclusione.  La sentenza definitiva ha invece decretato la condanna a 14 anni di reclusione per Antonio Ciontoli e a 9 anni e 4 mesi di reclusione per gli altri familiari coinvolti nel caso. Lei eri lì quel giorno, ha assistito alla sentenza ma soprattutto ha potuto percepire l’emozione di Marina e Valerio proprio mentre ascoltavano con attenzione non UN ma IL verdetto. Quale era l’aria che si respirava in aula quel giorno?

Posso dire che raramente ho visto tanta emozione tra i giornalisti e i cameramen presenti. Non per soddisfazione per la condanna contro gli imputati, ma per aver ascoltato finalmente la frase “Dolo Volontario” che era parsa a tutti logica e che invece è arrivata dopo un percorso tra i più tortuosi della storia giudiziaria italiana.

7. Due genitori, Marina e Valerio, che nonostante gli anni di lacrime, rabbia e sofferenza, erano ancora lì con la stessa determinazione, la stessa grinta, lo stesso amore che solo i genitori possiedono per i figli. Cosa è riuscito a scoprire dai loro occhi una volta appresa la sentenza? Gioia, felicità, speranza, rivincita.

Ho visto Marina e Valerio soddisfatti perché  per la prima volta si sono sentiti accolti, ascoltati e rappresentati da chi era lì per giudicare. Una sentenza che non gli restituisce felicità, quella non arriverà mai nei loro cuori. Ma forse gli dona pace. A loro e al ricordo di Marco.

8. Giustizia è fatta dunque. Perché è questo che Marina e Valerio cercavano. Solo giustizia per Marco, l’unico figlio, quel ragazzo dai capelli color oro e gli occhi azzurri di un angelo. Ha avuto modo di conoscerli e di apprezzare la loro determinazione per un figlio che non c’è più. Sono secondo lei finalmente liberi?

Loro non saranno mai liberi dal ricordo di quella notte in cui tutto quello che non doveva accadere è accaduto. Loro vivono nel ricordo di Marco e questo li accompagnerà per sempre. Ci sono alcune pagine del libro che restituiscono però speranza e amore, parole, di Marina e Valerio che raccontano come si possa vivere un dolore come questo. Parole che mi hanno dato una lezione di vita che non dimenticherò mai e che ho cercato di restituire al lettore.

9. È riuscito a parlare con mamma Marina e papà Valerio dopo la sentenza? Cosa Le hanno raccontato?

Io mi sento quotidianamente con loro. Sono stato accolto come fossi uno di famiglia. E quello che hanno detto a me e ai media fin da subito è che loro non cercavano vendetta come era stato molto maldestramente affermato dagli avvocati difensori degli imputati, ma Giustizia. Solo quella loro volevano per Marco. E credono che al di là delle tante incongruenze e colpi di scena di questo processo, si sia ottenuta.

10. Ha fatto molte ricerche per arrivare a pubblicare un libro dove ha inserito dei dettagli scritti in maniera molto minuziosa. Alla fine di tutto questo, sentenza compresa, che idea si è fatto di questa tragica vicenda? È stato davvero Antonio Ciontoli? Oppure sta coprendo qualcuno? Forse Federico?

Io ho una convinzione assoluta che mi ha fatto partire in questa ricerca: e cioè che quella intercettazione ambientale sul divano della Caserma dei Carabinieri di Civitavecchia, fatta poche ore dopo lo sparo, sia autentica. Cioè i Ciontoli non sapevano di esser registrati. Ascoltare con attenzione quelle quattro ore come ho fatto io più e più volte, mi ha determinato la certezza che lo sparo sia avvenuto per opera di Antonio. E che però dai racconti che fanno lì su quel divano assunto a palcoscenico di un dramma narrato in prima persona dai protagonisti, tutti hanno concorso, con il loro assurdo comportamento, alla morte di Marco. Che era agonizzante e che chiedeva aiuto, chiedeva scusa, chiedeva della mamma, senza ricevere ascolto.

11. E così siamo arrivati alle battute finali. Cosa le è rimasta di tutta questa storia, di questa sua analisi, conoscenza approfondita degli eventi che ha potuto conoscere e analizzare, dell’aver incontrato e conosciuto Marina, Valerio e perché no, anche Marco?

Ho avuto una lezione di vita e di amore da loro. Anche da Marco, che era un ragazzo pieno di amore e di passione e che aveva nel cuore il desiderio di aiutare il prossimo. E proprio anche grazie al suo ricordo e al libro potremmo avverare i sogni di qualche altro ragazzo bisognoso di aiuto, in quanto i proventi della famiglia Vannini ottenuti dalla vendita del libro saranno devoluti ai comuni di Cerveteri e Ladispoli per opere sociali per i giovani proprio nel nome di Marco.

12. Mauro, Alive la ringrazia per averci dato la possibilità di entrare nel profondo del suo nuovo libro, per averci fatto conoscere più da vicino alcuni elementi di una morte che, forse, si sarebbe potuta evitare, una vita che forse si sarebbe potuta salvare. Perché se è vero che giustizia è stata fatta, purtroppo Marco non c’è più ma potrà sempre rivivere nelle pagine del suo libro…

Il desiderio di Marina e Valerio era proprio questo: lasciare un ricordo indelebile attraverso queste pagine di loro figlio, raccontarlo da vivo e non solo attraverso quelle orribili telefonate che tutti abbiamo sentito fatte dai Ciontoli al 118. E noi crediamo di esserci riusciti.

13. Prossimi progetti? Ha in cantiere un altro libro oppure si sta dedicando a un altro lavoro, magari completamente diverso?

Tornerò in libreria nella primavera 2021 con il mio primo romanzo. Un noir metropolitano dalle tinte forti. Non credo proprio che riuscirò a tornare a narrare una storia come quella di Marco. Mirella Gregori e Marco Vannini, le due storie che ho narrato in questi ultimi anni mi hanno messo a contatto diretto con chi amava questi ragazzi, nel primo caso con la sorella che ancora cerca la verità dopo 37 anni dalla scomparsa, nel caso di Marco con i genitori che lo hanno perduto in un modo così ingiusto e assurdo. Ci si lega per sempre dopo questi incontri. Ne diventi partecipe e responsabile. E io non saprei fare altrimenti. Per cui ho deciso di scrivere romanzi. Che spero avranno lo stesso impatto sui lettori dei miei ultimi lavori. Perché una cosa la posso dire senza tema di smentita: la mia scrittura passa dal cuore prima che dalle carte. Io in fondo narro pezzi di vita ed emozioni. Le carte processuali sono state il mezzo, non il fine. Volevo raccontarvi Marco, vi ho voluto raccontare Mirella prima. Loro, solo loro mi interessava lasciarli indelebili nel cuore di chi legge.

 

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