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Gli Schiavi Uniti d’America

by Romano Franco

La crisi europea continua ad erodere l’economia e i leader del Vecchio Continente continuano a fallire nei tentativi di tutelare gli interessi dei cittadini.

I diktat degli Stati Uniti stanno smantellando pezzo pezzo l’economia dell’Europa e le continue sanzioni hanno fatto precipitare l’industria in un baratro senza uscite d’emergenza.

Tralasciando la terribile guerra in Ucraina dove c’è un aggressore, Putin, e un aggredito, Zelenskiy, la situazione economica degli Stati Uniti era in piena emergenza dal 2006.

La crisi dei mutui subprime ha devastato il mercato americano trascinando con se gran parte delle economie occidentali.

Da allora gli Usa hanno avuto grandi difficoltà a riprendersi e vedere gli alleati rifornirsi dal nemico pubblico numero uno, la Russia, era uno smacco per il più grande impero del Mondo.

Così la situazione ucraina è stata sfruttata impunemente a loro vantaggio. Creare uno strappo tra Kiev e Mosca nel lungo periodo avrebbe creato, grazie alla potenza mediatica statunitense, una situazione di vantaggio per l’economia americana.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti importavano molto più di quanto esportavano e, nonostante fossero comunque la prima potenza economica mondiale, l’economia degli Usa viaggiava sull’orlo del default.

Un mercato basato su materie prime costosissime, per il costo del lavoro e per la lontananza della distribuzione, e sulle armi, in un continente che aveva trovato la pace, era una maledizione per la prima economia mondiale.

La crescente interdipendenza fra Europa centro-occidentale e Russia ed il consolidamento della zona di influenza russa sono viste dagli Usa come pericolose derive. E così ci si è messi a lavoro per una soluzione.

L’ultimo decennio ha dato l’impressione che il primato globale degli Stati Uniti fosse prossimo alla fine, che il declino relativo degli Usa e l’emergere di nuove potenze sulla scena mondiale costituiscano tratti ineluttabili delle relazioni internazionali contemporanee: destini di una traiettoria storica di cui ignoti sono i percorsi e le modalità, non gli esiti ultimi.

Uno sguardo più attento e meno legato alle contingenze rivela però la persistenza, e finanche il consolidamento, di alcuni dei tratti strutturali dell’egemonia americana per come questa è andata definendosi nell’ultimo quarantennio. I tre pilastri di tale egemonia – quelli che per convenienza potremo definire i poteri economico, militare e ideologico – continuavano ad agire in virtù della loro forza e, anche, dell’assenza di alternative credibili.

Il dollaro è rimasto il mezzo di scambio nel sistema monetario internazionale, la valuta che fissa i prezzi delle principali materie prime, con cui avvengono gran parte delle transazioni commerciali, che vengono usati con funzione di riserva e che permettono al mercato statunitense di consumare voracemente e trainare la crescita economica mondiale.

La superiorità militare degli USA – forse l’elemento più facilmente misurabile del loro primato – rimane incontestata e all’orizzonte non si scorgono potenziali sfidanti, almeno nel breve periodo.

Ma qualcosa è cambiato! La forte economia cinese sta spodestando velocemente il loro primato economico e l’aumento della spesa militare del Dragone, che si affermerà al 7,1% del suo Pil, sta preoccupando non poco lo Zio Sam.

E se a questo si aggiunge un’economia fragile che guadagna poco dalle esportazioni, non è difficile prevedere un sorpasso di Pechino che ben presto si affermerà come prima potenza mondiale, economica e militare.

Ma gli Usa dalla seconda guerra mondiale ad oggi hanno fatto raccolta di paesi satelliti che sono stati assoggettati dalla loro potenza militare ed economica. Paesi che ad oggi possiamo definire Schiavi Uniti d’America.

Gli Schiavi Uniti sono Paesi per lo più europei che seguono i diktat della leadership Usa, in caso di disordini, ordini precisi che non riguardano solo la sfera militare ma anche quella economica, sfera che viene vincolata dalle pesanti sanzioni. Eccezion fatta per la strategica Turchia, con un piede in più staffe; e per Israele, il figliol prodigo.

Nella questione ucraina gli Usa, comandati dai “liberali”, si sono presi certe libertà nei confronti dei Paesi chiamati “alleati”.

Gli alleati, o schiavi, non hanno avuto voce in capitolo sulle scelte intraprese legate al conflitto in Ucraina e se per caso qualcuno si fosse discostato dalla linea di Washington sarebbe stato subito etichettato dalla stampa occidentale come quinta colonna di Putin o forse peggio.

Se non fosse vero quanto affermato in precedenza, le scelte intraprese dagli esecutivi europei non sarebbero andate a discapito degli stessi cittadini, che avrebbero voluto far finire subito il conflitto. Un danno gigantesco per gli Stati Uniti.

Gli Usa hanno lavorato tanto duramente per creare tensioni tra Mosca e Kiev, tramite le rivolte di Euromaidan e tramite la provocazione di far entrare l’Ucraina nella Nato, e se il conflitto fosse finito subito, o se non fosse mai iniziato, non avrebbero avuto il loro tornaconto.

All’indomani della caduta dell’Euro rispetto al Dollaro, il piano degli Usa, elaborato dal lontano 2008, sta per dare i suoi frutti.

L’economia europea sta importando più di quanto esporta e così l’Euro è stato destinato ad una caduta libera senza precedenti.

L’improduttività della filiera europea è compromessa per la mancanza di materie prime, che in gran parte provenivano dalla Russia che è sempre più distante grazie alle sanzioni.

Ma non è tutto, i mancati approvvigionamenti da Mosca hanno dato la possibilità a Washington di poter vendere le loro materie prime, molto più care e anche inquinanti.

Inoltre, la minaccia di una Mosca imperiale, perpetuata dai giornali occidentali, ha fatto sì che gli ordini di armi statunitensi aumentassero in maniera esponenziale da parte degli stati europei.

Gli Usa, vicinissima al default, si stanno rifacendo sull’Europa in maniera evidente. Ma la situazione si fa pericolosa, da quando è iniziato il conflitto, il rapporto tra padroni e schiavi sta creando una dipendenza sia economica che militare dal quale è sempre più difficile discostarsi.

Ma se Putin dovesse azzardare e chiudere il gas in Europa questo inverno, o rallentare i flussi, come sta già pensando di fare, le rivolte sociali sarebbero all’ordine del giorno e lo strappo tra istituzioni e opinione pubblica sarebbe sempre più evidente.

Le primavere arriveranno prima questo inverno e la costruzione di un nuovo continente, indipendente dalle schermaglie delle superpotenze, sia per quanto riguarda l’economia che l’esercito, pare sempre più necessaria.

Oggi più di ieri serve un’Europa libera, indipendente e con un esercito alle spalle che abbia il coraggio di parlare con tutti e che abbia la capacità di risolvere i conflitti e le controversie, non con le armi, ma con l’inclusione economica e con la diplomazia, non serve poi molto. Basta solo divincolarsi dagli Usa.

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