Contesa sul Kennedy Center torna in tribunale per il nome di Trump

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Una nuova battaglia legale potrebbe impedire che il nome di Donald Trump torni sulla facciata del John F. Kennedy Center for the Performing Arts a Washington. Una deputata democratica ha chiesto con urgenza l’intervento di un giudice federale per bloccare la decisione del board che intende aggiungere un’iscrizione che attribuisce alla presidenza di Trump i lavori di restauro.

La disputa sulle iscrizioni e il ruolo del board

Il 13 agosto il consiglio di amministrazione del Kennedy Center ha approvato una risoluzione per aggiungere sotto il nome dell’istituzione la frase «Restored and Renovated by President Donald J. Trump» e per rinominare gli spazi esterni come President Donald J. Trump Plaza. Il board ha inoltre introdotto un meccanismo che collegherebbe la comparsa del riferimento a un fondo chiamato Trump Kennedy Center Fund, qualora questo raggiunga una dotazione di 100 milioni di dollari.

Il palazzo del Kennedy Center con impalcature mentre il board discute le iscrizioni
Il board ha votato per aggiungere l’iscrizione e rinominare gli spazi esterni.

Il consiglio è oggi presieduto dallo stesso Trump e, secondo quanto emerso, è composto in larga parte da persone nominate dall’ex presidente. La decisione ha riacceso il contenzioso sull’identità pubblica del centro culturale.

Perché la questione ha rilevanza legale

Il Kennedy Center non è soltanto un teatro: il Congresso lo ha designato come memoriale nazionale in memoria di John Fitzgerald Kennedy dopo l’assassinio del 1963. Per questo motivo la possibilità di modificare elementi identificativi dell’istituzione incontra limiti normativi specifici, richiamati anche nelle opposizioni sollevate in tribunale.

In maggio 2026 il giudice federale Christopher Cooper aveva già stabilito che il board non disponeva dell’autorità per cambiare autonomamente il nome del centro, ordinando la rimozione del nome di Trump dalla facciata, dai materiali ufficiali e dal sito web. Le lettere con il nome del presidente sono state rimosse il 13 giugno, ma una parte della facciata è rimasta coperta da un telo in corrispondenza dei lavori.

Il ricorso d’urgenza di Joyce Beatty

Il 20 agosto la deputata democratica dell’Ohio Joyce Beatty, che siede ex officio nel board, ha depositato un ricorso d’urgenza presso un tribunale federale. I suoi avvocati sostengono che le decisioni adottate ad agosto confliggono con l’ordine del giudice Cooper e chiedono un provvedimento che impedisca la realizzazione materiale della nuova iscrizione.

Il Kennedy Center ha comunicato alla corte che non tenterà di ripristinare il nome di Trump sulla facciata prima dell’8 settembre, offrendo così alla magistratura tempo per esaminare le argomentazioni delle parti. Al centro della controversia resta anche una disposizione del 1964 che limita l’installazione di ulteriori memoriali e targhe negli spazi pubblici del complesso.

Chiudere per ristrutturare: impatti programmati

Nella stessa riunione del 13 agosto il board ha votato anche la chiusura dell’edificio principale per due anni, per avviare un ampio intervento di ristrutturazione. Una precedente decisione simile era stata bloccata dallo stesso giudice Cooper, che aveva contestato la legittimità del procedimento seguito dal board.

Ingresso del Kennedy Center chiuso per lavori con impalcature e segnaletica temporanea
La chiusura per ristrutturazione influenzerà la stagione della National Symphony Orchestra.

Le ripercussioni sono già concrete: la National Symphony Orchestra, che ha sede al Kennedy Center, ha annunciato che la stagione 2026-2027 sarà distribuita tra sei sedi diverse nell’area di Washington. Alcuni eventi storicamente legati all’istituzione si terranno invece fuori dal complesso.

La governance difende gli interventi come necessari per risolvere problemi strutturali e impiantistici, mentre i sostenitori nel board attribuiscono al presidente un ruolo decisivo nella raccolta delle risorse per la trasformazione.

Un centro culturale al centro della politica

Da quando, nel 2025, la composizione del consiglio è stata profondamente rinnovata e Trump è stato eletto presidente del board, il Kennedy Center è progressivamente diventato un luogo simbolico dello scontro sulla politica culturale dell’amministrazione. Le decisioni sulla governance, sulla programmazione e sull’uso del nome hanno trascinato la disputa oltre il semplice ambito artistico, coinvolgendo questioni di competenza istituzionale e interpretazione della legge federale.

Al momento la prevista nuova iscrizione sulla facciata resta sospesa. Finché il tribunale non si pronuncerà, e almeno fino all’8 settembre indicato dalla struttura, il nome di Donald Trump non dovrebbe essere ripristinato sull’edificio.

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