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A Pinzolo Matteo Salvini ha evitato di trasformare il comizio estivo in un confronto aperto sulla spaccatura interna alla Lega, nonostante l’assenza di spicco: il presidente del Trentino Maurizio Fugatti, ufficialmente assente per motivi familiari, non ha partecipato per la prima volta in 17 anni. Il gesto ha accentuato la tensione dietro le quinte, mentre il leader ha preferito parlare di temi concreti e di proposte economiche.
Comizio misurato, segnali di nervosismo
Dal palco di Pinzolo Salvini ha respinto l’idea di discutere pubblicamente le divisioni interne: «Le critiche interne alla Lega? Chiedete a chi critica». Ha aggiunto che se «tutti lavorano tanto e chiacchierano poco è un bene per la Lega e per l’Italia».
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Il leader è arrivato e ripartito in e-bike, scortato dal deputato Alberto Di Rubba, evitando lunghe interviste e limitando i contatti improvvisi con i cronisti. Per i selfie ha fatto consegnare gli smartphone a due fotografi scelti dal suo staff e ha posato per una foto insieme agli esponenti della giunta trentina, nonostante l’assenza di Fugatti.
Argomenti del giorno: tasse, pensioni, alleanze
L’intervista è stata incentrata su temi concreti: la tangenziale di Pinzolo, la questione dell’immigrazione in Europa e la proposta di prelievi sulle banche che, secondo Salvini, avrebbero guadagnato extra profitti negli ultimi anni. Nominando istituti come Unicredit e Intesa, il segretario ha spiegato che i fondi potrebbero servire per anticipare di tre anni l’accesso alla pensione rispetto alla riforma Fornero e per portare la soglia della flat tax da 85 a 100 mila euro.
Salvini ha inoltre lasciato aperta la porta a un possibile avvicinamento con il generale Roberto Vannacci, suggerendo che «deve decidere lui se vuol stare cinque anni all’opposizione con Conte e Schlein; io sono convinto che il centrodestra possa rivincere le elezioni anche con questa formazione».
Tentativo di dialogo con i dissidenti lombardi
Dietro le quinte, il colloquio con la componente lombarda del partito si è acceso dopo le richieste arrivate dalla Versiliana per una linea più federalista e una gestione più collegiale. Salvini ha risposto con una disponibilità generale a «condividere le responsabilità», rafforzare la squadra e coinvolgere governatori, ministri e sindaci.
Secondo quanto riferito, sarebbe già in corso un tentativo di mediazione con il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Un funzionario incaricato dal segretario dovrebbe organizzare un confronto faccia a faccia da tenersi dopo il 26 agosto e comunque entro i primi giorni di settembre, con l’obiettivo di ricucire lo strappo prima del raduno di Pontida del 20 settembre, che potrebbe altrimenti trasformarsi in una resa dei conti. Non è ancora deciso se l’incontro si svolgerà a Roma o a Milano.
Ruolo dei leader regionali e i prossimi passi
Tra i dirigenti osservati con attenzione c’è Luca Zaia, che quest’anno potrebbe non intervenire dal palco, visto che non è più governatore. Occhi puntati anche su Massimiliano Fedriga e su Giancarlo Giorgetti, indicato dai nordisti come una figura pronta a seguire da vicino gli sviluppi in Lombardia.
Fonti interne citano il ministro dell’Economia, reduce da passeggiate in val Chiavenna, come molto attento alla situazione. Secondo alcuni nel partito una conversazione diretta tra lui e Salvini potrebbe risultare decisiva per uscire dall’impasse.
In platea, più numerosa rispetto all’anno scorso, figuravano la compagna Francesca Verdini, il capogruppo al Parlamento europeo Paolo Borchia e il sottosegretario Alessandro Morelli, tra gli applausi del pubblico. Ora la partita si sposta dai comizi ai tavoli di trattativa: la capacità di evitare la frattura si misurerà nelle prossime settimane.











