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Nel quadro di una rubrica dedicata ai giovani pittori italiani che rileggono la tradizione con lo sguardo del presente, incontriamo Enrico Loquercio (Napoli, 1996). Le sue opere espongono contraddizioni quotidiane e cercano un equilibrio tra gesto pittorico e immaginario contemporaneo.
Un’immagine che impone la direzione
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Loquercio definisce la propria ricerca con un’immagine insolita: «Come il fratello di un criminale al quale deve fornire un alibi per passarla liscia.» Con questa metafora indica una pratica in cui il dipinto sembra guidare le scelte successive, imponendo riferimenti e scarti durante il lavoro.
Per lui il dipinto non è solo espressione ma anche interlocutore. Quando «le cose cominciano a funzionare», racconta, l’opera stessa segnala quali maestri consultare e quali strade evitare.
Gli esordi: un fumetto che cambiò prospettiva
Il primo incontro con la pittura risale all’adolescenza. A tredici anni, spiega Loquercio, realizzò un fumetto sui globuli rossi per la scuola media. L’opera piacque ai compagni, ma la reazione dell’insegnante lo segnò: «mi dice con tristezza accomodante che era meglio prima, che lo avevo rovinato.»
Quell’episodio restituì un primo, netto controllo sulle proprie decisioni estetiche e fece emergere la consapevolezza del rischio intrinseco al prendere posizione attraverso le immagini.
Fonti, riferimenti e incontri con il passato
Loquercio rifiuta scorciatoie nelle citazioni: i riferimenti cambiano a seconda del dipinto in lavorazione. Cita Goya, Josh Smith e Rauch come nodi possibili, ma sottolinea che è l’immagine a suggerire quali modelli incontrare o respingere.
In certi casi quell’abbandono porta a esiti volutamente naïf, premendo perché la forma riacquisti una fisicità immediata e non solo un esercizio di stile.
Temi e priorità
Il lavoro dell’artista nasce anche dai suoi impegni extra-studio. A oggi, racconta, lavora nella ristorazione: la condizione economica e le relazioni quotidiane che quel lavoro genera diventano «linfa di idee». Loquercio non attribuisce al tema un valore intrinseco: «In arte, con i temi non ci fai più di tanto: sono gli altri a stabilire quanto è importante quello che hai fatto.»

La sua pratica rimane però fortemente personale: «Nel mio lavoro, per ora, c’è solo spazio per l’esperienza personale.»
Metodo e matericità
Tra gli aspetti tecnici, Loquercio pone al centro il ritmo della stesura del colore. È quel gesto, dice, che struttura la composizione e condiziona l’evoluzione dell’opera. Altri elementi, aggiunge, restano volutamente non detti.

La pittura, per lui, è principalmente un mezzo, anche se ammette che, a distanza, può trasformarsi in fine.
Contesto contemporaneo e strumenti digitali
Il contesto sociale e culturale ha un peso evidente: «Notevolmente. Forse fin troppo. È tosta combattere con la povertà.» Le tensioni della vita quotidiana scorrono nel lavoro come materia prima.
Nel processo creativo Loquercio non esclude il supporto del digitale: «Utilizzo, a volte, il mio telefono o il mio computer per le immagini di riferimento.» Le tecnologie servono quindi come archivio visivo, non come sostituto del gesto pittorico.
Momenti decisivi in studio
L’artista individua fasi critiche durante la realizzazione: ci sono momenti in cui il dipinto «dà una grande possibilità» e può «scivolare verso il bene o andare in malora.» La capacità di riconoscere quel punto determina l’esito finale.
Sa anche quando fermarsi: la chiusura dell’opera arriva «quando i miei occhi girano», una misura sensoriale e istintiva del completamento.
Esposizioni e pubblico
Sull’inserimento in grandi collettive, Loquercio spera che una mostra valorizzi il lavoro. Immagina il pubblico che, dopo la visita, prosegue la propria vita quotidiana e magari riconosce un dettaglio che richiama la sua pittura: una scena vista al ristorante, un gesto in cucina. Anche il contesto sociale del pubblico può cambiare la percezione delle opere.
Perché continuare a dipingere
La decisione di dedicarsi alla pittura oggi è, per Loquercio, semplice ma pragmatica: l’alta cultura ne riconosce la validità e lui continua perché dipingere gli procura piacere. In questo dialogo tra piacere, necessità economica e contesto sociale si definisce la sua pratica, fatta di contraddizioni e di continue negoziazioni tra immagine e vita.











