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In una cappella abbandonata tra i vigneti di Vadena, in Alto Adige, lo street artist Egeon ha realizzato un intervento site-specific che trasforma l’architettura in una mappa della memoria. L’opera, ispirata alle rizomorfe, è visitabile su prenotazione dal 7 all’11 settembre 2026 e prosegue una ricerca avviata dall’artista nel 2022.
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L’intervento occupa l’ex cappella dedicata a Maria Ausiliatrice nella frazione di Piccolongo, a Vadena. Ricostruita alla fine degli anni Cinquanta su un nucleo del XVII secolo, la struttura sorge su terreno privato vicino al fiume Adige e non lontano dall’autostrada del Brennero.

Oggi la chiesetta non è la tipica immagine delle costruzioni alpine perfettamente conservate: presenta banchi macchiati, tendaggi consumati, foglietti liturgici e resti degli interventi anni Cinquanta, come il rivestimento in laminato dell’altare. È questa condizione di abbandono a fare da scenografia all’opera.
Linee che rievocano reti sotterranee
Al centro dell’abside l’artista ha aperto un piccolo nucleo circolare da cui si dipartono fitte linee nere. Tracciate a pennello e a rullo, le segnalature si allungano sulle pareti, seguono volte e pilastri e finiscono per riconnettersi all’ingresso, sfruttando le irregolarità dell’intonaco.

Il motivo visivo prende spunto dall’osservazione delle strutture filamentose prodotte da alcuni funghi e in particolare dall’interesse per gli studi della biologa forestale Suzanne Simard, che hanno messo in luce le reti di scambio sotterranee tra alberi e funghi. Le rizomorfe incarnano però una duplicità: sono vettori di relazioni e, talvolta, agenti di decadimento — come nel caso di Armillaria mellea — qualità che Egeon traduce in metafora del tempo e della memoria.
Un’opera che dialoga con il degrado
Il disegno non copre il degrado: lo evidenzia. Le linee corrono attorno a crepe, si fermano davanti a nicchie e finestre, e sembrano rispettare gli elementi sedimentati dagli anni. All’interno la natura è già presente con nidi di rondini, edera che invade gli spazi dai vetri rotti e la piccola fauna che ha colonizzato l’ambiente.
L’intervento è concepito come provvisorio: esposto alle intemperie e alle trasformazioni del luogo, potrà deteriorarsi fino a svanire, lasciando prevalentemente una traccia documentaria e il ricordo dei visitatori.
Una posa critica rispetto al muralismo “addomesticato”
Con questa serie Egeon si allontana progressivamente dall’elemento figurativo e privilegia un lessico essenziale. Il suo lavoro dialoga con il neomuralismo sperimentale di artisti come Blu ed Ericailcane, così come con esperienze europee riconducibili a Sam3, ma lo fa con impostazioni meno celebrate e più taglienti.
Critico verso un’arte urbana spesso piegata a logiche commerciali, l’artista sintetizza il suo atteggiamento con una frase diretta: «Faccio segni neri, brutti e cattivi in spazi abbandonati». Per Egeon il murale non è decorazione, ma interrogazione dei luoghi e di ciò che essi continuano a contenere.
Un percorso internazionale e i prossimi passi
Il progetto di Vadena è parte di un lavoro iniziato nel 2022 e sviluppato in oltre 30 interventi tra Italia, Slovenia, Stati Uniti e Isole Faroe. Tra le collaborazioni indicate figurano istituzioni come l’Orto Botanico di Roma, la FAO, il Politecnico di Milano, il Seattle City Council, la Società Trasporti Alto Adige e l’Orto Botanico di Padova.
I lavori di Egeon sono stati esposti in realtà come Museion, SMACH, Graphic Days e Club Silencio. Il ciclo delle rizomorfe proseguirà in chiave autobiografica nella mostra personale allo SAC – Spazio Arte Contemporanea di Robecchetto con Induno, in programma dal 24 ottobre al 19 dicembre 2026.












