Mostra sommario Nascondi sommario
A Macerata una mostra collettiva mette al centro una domanda che sembra semplice ma influenza ogni visita: che cos’è una mostra? Expositio Mundi. La mostra come medium indaga il gesto espositivo su tre sedi cittadine e lungo 350 anni di pratica curatoriale, proponendosi fino al 10 gennaio 2027 come un’indagine sulla visibilità, le scelte e le relazioni che costruiscono significato.
Un’origine seicentesca che cambia la destinazione dell’opera
Il percorso espositivo ricostruisce l’evoluzione dell’atto di mostrare a partire da episodi chiave, come l’esperienza organizzata da Giuseppe Ghezzi nel 1676 nel chiostro di San Salvatore in Lauro a Roma. Quell’appuntamento segnò la dismissione dell’opera dall’ambito privato e la sua immissione in uno spazio pubblico di fruizione.
Expositio Mundi a Macerata ripensa il concetto di mostra
Economia cinese: come valutare la salute di un sistema a due velocità
I manoscritti di Ghezzi esposti documentano scelte pratiche e teoriche che restano centrali anche oggi: selezione, prestito, costi, tutela e comunicazione. Presentare opere non è neutro; implica decisioni che definiscono ordine, visibilità e accesso.
Artisti che ripensano il dispositivo espositivo
La mostra porta insieme opere storiche, installazioni e interventi site specific per mostrare come artisti diversi abbiano riplasmato il concetto di esposizione. Nelle stanze figurano proposte che spostano l’attenzione dall’oggetto alla sua messa in scena: da Giulio Paolini con Ipotesi per una mostra (1963), che sottolinea l’idea stessa di mostra come spazio mentale, a Félix González-Torres, la cui pratica include manifesti urbani e la circolazione come parte dell’opera.
Altri autori intervengono sulle condizioni materiali e sui movimenti del pubblico: Jason Hirata indaga l’apparizione dell’opera, Veit Stratmann manipola i percorsi dei visitatori. Esempi recenti includono il neon di Maurizio Nannucci nello spazio neoclassico dello Sferisterio e gli accostamenti di Laura Paoletti alla Biblioteca Mozzi Borgetti, dove immagini e volumi antichi dialogano con trattati di astronomia e erbari.
Accostamenti, copie e memoria culturale
La rassegna esplora anche la sopravvivenza delle immagini e la loro circolazione. Le Pathosformel di Michele Ciacciofera guardano al patrimonio rinascimentale attraverso la lente della memoria culturale di Aby Warburg, mentre Oliver Laric mette in crisi il concetto di originalità con lavori su copie e traduzioni digitali.
Approcci più concettuali compaiono in opere come quelle di Jonathan Monk, che mette in relazione la storia della Gioconda con l’esperienza sensoriale di un profumo, o in interventi di Nedko Solakov ed Ed Atkins, che problematizzano i limiti della vista e i mezzi di trasmissione del sapere. La presenza storica di Joseph Beuys aggiunge una prospettiva politica sulla responsabilità collettiva dell’arte.
La mostra come spazio pubblico e dispositivo critico
Curata da Lorenzo Benedetti insieme a Giuliana Pascucci e promossa dal Comune di Macerata, dall’Accademia di Belle Arti di Macerata e dall’Università degli Studi di Macerata – Scuola di Studi Superiori G. Leopardi, l’esposizione interroga la dimensione pubblica dell’arte. Un esempio esplicito è il progetto 3500 cm², ideato da Benedetti nel 2004: poster di 50 × 70 centimetri vengono distribuiti gratuitamente, trasformando l’opera in oggetto mobile e accessibile al di fuori dell’allestimento.
Il manifesto diventa così estensione della mostra. È un modo concreto per porre domande sull’accessibilità delle immagini e sulla possibilità che l’arte esca dal museo e incontri pubblici diversi, in contesti non previsti dall’allestimento.
Una mostra che interroga il modo in cui vediamo
Attraverso documenti storici, dipinti, sculture, video e interventi site specific, Expositio Mundi presenta l’esporre come pratica culturale, politica e situata. Mostrare significa selezionare e, al tempo stesso, escludere; costruire narrazioni e aprire possibilità interpretative.
Il progetto invita i visitatori a riflettere non solo su ciò che è esposto, ma sul modo in cui viene offerto allo sguardo. Ogni mostra, suggerisce l’allestimento maceratese, è già una proposta sul mondo.












