A Palo Alto la nuova galleria Hauser & Wirth inaugura con Calder e O’Keeffe

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Hauser & Wirth apre una sede permanente a Palo Alto e la inaugura il 3 ottobre 2026 con Calder | O’Keeffe, una mostra che mette a confronto opere e oggetti legati all’amicizia tra Alexander Calder e Georgia O’Keeffe. L’evento segna l’ingresso stabile della galleria nella Silicon Valley e presenta un progetto curato in collaborazione con le fondazioni dedicate ai due artisti.

La nuova casa della galleria nella Bay Area

La galleria occuperà un edificio storico di circa un secolo al numero 201–225 Hamilton Avenue, a breve distanza dalla Stanford University. Lo spazio espositivo comprende circa 241 metri quadrati e include anche una libreria pensata come spazio per incontri, attività educative e iniziative editoriali.

Questa apertura rafforza la presenza di Hauser & Wirth in California, affiancando le sedi di Downtown Los Angeles e West Hollywood. Secondo la galleria, la mossa arriva dopo cambiamenti nella mappa delle istituzioni locali — tra cui la chiusura della sede di Pace Gallery nel 2022 — e vuole dialogare con il vivace tessuto culturale della Bay Area.

Calder | O’Keeffe: contenuti e collaborazioni

La mostra, curata da Alexis Lowry, Senior Director of Curatorial di Hauser & Wirth, sarà visitabile fino al 24 gennaio 2027. È stata organizzata in stretta collaborazione con la Calder Foundation e con il contributo scientifico del Georgia O’Keeffe Museum.

Il percorso espositivo riunisce dipinti, sculture, gioielli e materiali d’archivio per evidenziare affinità e differenze tra le pratiche dei due artisti. Da una parte, la pittura di O’Keeffe che trasforma paesaggi, ossa e fiori del Sudovest in forme essenziali; dall’altra, i mobili di Calder che affidano la forma all’azione dell’aria e alla gravità, spostando la scultura verso il movimento.

Segni privati di un rapporto artistico

La relazione tra Calder e O’Keeffe emerge attraverso fotografie, corrispondenze e oggetti d’uso quotidiano. Tra questi spicca una spilla in ottone che Calder realizzò tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta: un monogramma verticale in cui la lettera K è sospesa alla O.

O’Keeffe amava indossare la spilla in posizione tale da trasformare il monogramma in un motivo astratto, un elemento che finì per entrare nell’immagine pubblica dell’artista. Calder, nel corso della sua vita, creò oltre 1.800 gioielli, molti dei quali nati come regali personali piuttosto che come pezzi pensati per il mercato.

Un altro episodio significativo è la presenza di un mobile donato da Calder nella casa di O’Keeffe ad Abiquiú, realizzato nel 1942 e spesso ritratto insieme all’artista, anche nel celebre scatto di Dan Budnick. La compresenza di queste opere negli spazi domestici mostra come i loro scambi abbiano intessuto anche la vita privata oltre che la pratica artistica.

I due si incontrarono ancora pubblicamente il 20 ottobre 1976, durante una cena al Whitney Museum of American Art in onore di Calder, poche settimane prima della morte dello scultore.

Il contesto del modernismo americano

Il confronto tra Calder e O’Keeffe rientra in una lettura più ampia della costruzione di un linguaggio artistico statunitense autonomo rispetto ai modelli europei. Nel Novecento molti artisti americani visitarono l’Europa, ma con il tempo emerse la necessità di forme legate al territorio e alle esperienze locali.

La mostra American Legends: From Calder to O’Keeffe, ospitata dal Whitney Museum tra il 22 dicembre 2012 e il 29 giugno 2014 e curata da Barbara Haskell, aveva già esplorato questa traiettoria radunando opere di artisti come Edward Hopper, Stuart Davis, Jacob Lawrence, Alice Neel e Jasper Johns.

Biografie diverse non impedirono ai due di ritrovarsi intorno a temi comuni: O’Keeffe costruì la propria voce a partire dal paesaggio texano e del New Mexico; Calder mantenne rapporti continui con l’Europa e figure come Joan Miró e Piet Mondrian, pur sviluppando un lessico scultoreo segnato dalla sperimentazione del movimento e dello spazio. Anche la Fondation Beyeler, nel 2022, aveva suggerito questo dialogo accostando opere tardive di O’Keeffe a Black Mobile with Hole del 1954.

Perché questa apertura conta

L’arrivo di Hauser & Wirth in Silicon Valley non è solo un’espansione commerciale: la galleria dichiara l’intenzione di inserirsi nel tessuto culturale locale con programmi pubblici e iniziative formative. Fondata a Zurigo nel 1992, l’organizzazione recupera con questo progetto la propria pratica del confronto diretto tra opere e artisti, ma la sposta dentro una storia culturale americana.

Presentare Calder e O’Keeffe come coppia di riferimento significa offrire al pubblico della Bay Area una narrazione del Novecento che mette in luce relazioni, scambi e affinità più che cronologie rigide. L’apertura sarà accompagnata da una giornata di eventi pubblici pensata per avviare il rapporto con la comunità locale.

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