Stalking al cronista Iurillo: Langellotto condannato a 2 anni e 8 mesi, è pregiudicato di camorra

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Una sentenza ha chiuso il processo che riguardava minacce e un’aggressione legate alle denunce su un cantiere contestato a Sorrento: l’imprenditore coinvolto è stato condannato, mentre le vittime — un giornalista e un ambientalista — otterranno il riconoscimento del danno in sede civile. La vicenda torna di rilievo anche per i riflessi sugli accertamenti prefettizi contro l’amministrazione comunale.

La pena e i capi d’accusa

Il giudice di Torre Annunziata, Adele Marano, ha inflitto a Salvatore Langellotto la pena di due anni e otto mesi per gli episodi contestati: atti persecutori nei confronti del cronista e lesioni per l’aggressione all’ambientalista. I reati sono stati unificati col vincolo della continuazione. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

La procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, aveva chiesto una condanna più severa: cinque anni. Il verdetto è stato pronunciato oggi alle 18:15, circa tre anni dopo gli episodi avvenuti tra marzo 2023 e gennaio 2024 a Sant’Agnello.

Chi sono le vittime e cosa è successo

Il giornalista napoletano del Fatto quotidiano, Vincenzo Iurillo, e l’attivista del Wwf, Claudio d’Esposito, si sono costituiti parte civile. D’Esposito riportò lesioni che gli valsero una prognosi di 40 giorni a seguito di un’aggressione in un cortile condominiale di via Cappuccini, dove stava svolgendo piccoli lavori di giardinaggio per degli amici.

Iurillo era finito nel mirino dopo alcuni articoli critici sullo stesso caso, tra cui servizi che denunciarono l’aggressione e la successiva benedizione religiosa dei mezzi riconducibili all’imputato, avvenuta il 30 dicembre 2023 sul sagrato della chiesa di Sant’Agnello. Il clamore mediatico — incluso un servizio de Le Iene — mise ulteriore attenzione sulla vicenda e portò anche a minacce dirette nei confronti del cronista, che in un episodio si rifugiò in una farmacia mentre le volanti intervenivano.

Il contesto del cantiere e la relazione prefettizia

Le vicende giudiziarie e le intimidazioni sono entrate nella relazione della commissione d’accesso di Sorrento, che in 177 pagine ha proposto lo scioglimento del Comune per infiltrazioni malavitose. Nei documenti si citano le minacce e le percosse subite da d’Esposito e Iurillo in relazione alle denunce sul progetto edilizio del fondo Vico III Rota.

Secondo le indagini, l’azienda della famiglia Langellotto intendeva realizzare 252 box interrati su autorizzazioni poi giudicate illegittime da un’inchiesta e da un successivo processo. La denuncia che bloccò il progetto era stata promossa da d’Esposito con l’avvocato Giovanni Antonetti, poi morto. Il cantiere era stato sequestrato già nel 2012.

La documentazione prefettizia menziona inoltre rapporti societari e presunte complicità tra la famiglia Langellotto e l’ex sindaco Giuseppe Cuomo, circostanza che aveva portato alle dimissioni di Cuomo da un incarico come consigliere del ministro Gennaro Sangiuliano. Negli atti si segnala anche lentezza nelle procedure di sequestro e confisca e la mancata ottemperanza a un’ordinanza di ripristino dei luoghi.

Parti civili e reazioni

Oltre a Iurillo (assistito dall’avvocato Salvatore Pinto) e a d’Esposito (difeso dall’avvocato Gianni Pane), si è costituita parte civile la società editrice del Fatto quotidiano, Seif, con l’avvocato Angela De Rosa. Il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento delle spese legali e dei danni, che saranno quantificati in sede civile.

L’Ordine dei Giornalisti della Campania ha espresso solidarietà sia a Claudio d’Esposito sia a Vincenzo Iurillo, sottolineando l’importanza di tutelare chi denuncia irregolarità e svolge informazione d’inchiesta.

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