Home Attualità Si riaprono i giochi per la nomina a capo della Procura di Roma

Si riaprono i giochi per la nomina a capo della Procura di Roma

by Rosario Sorace

I tormenti della giustizia italiana proseguono con vicende che esulano dal cattivo funzionamento del sistema. Una conferma di una situazione di forte conflitto interno nell’ambito della magistratura che, adesso, viene ulteriormente rafforzata dal fatto che il Tar abbia accolto il ricorso presentato dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, e dal pg di Firenze, Marcello Viola, e “per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati”, “salvi ulteriori provvedimenti del Csm”.

Invece viene respinto il ricorso del procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo e ora a Prestipino rimane l’unica strada di presentare il ricorso al Consiglio di Stato. Pertanto la decisione del Tar destabilizza la procura più importante d’Italia con argomentazioni che pongono problemi all’operato del Consiglio superiore della magistratura nel valutare l’opportunità della nomina.

La sentenza amministrativa infatti mette una censura alle valutazioni del plenum che scegliendo Prestipino, ha considerato come elementi determinanti quelli che sono “indicatori specifici” dal testo unico sulla dirigenza giudiziaria. Cosicché, a favore di Prestipino, ha contato la “pregressa esperienza diretta” presso l’ufficio e la capacità di “assumere le soluzioni organizzative che garantiscono l’efficienza dell’Ufficio”, dimostrata attraverso il “contribuito all’elaborazione di quelle soluzioni organizzative che hanno contribuito a rendere efficiente la Procura”.

Mentre il Tar afferma che «gli indicatori specifici sono criteri “settoriali” perché rilevano ai fini della valutazione specifica dell’attitudine direttiva; ma non esauriscono l’intera figura professionale del magistrato la quale va, piuttosto, ricostruita nella sua complessità, tenendo conto degli indicatori generali e del merito”.

A tal proposito il Tar rileva che «non è conforme al TU un giudizio comparativo che – senza adeguata, particolare ed effettiva motivazione – finisca per immotivatamente sovvertire il detto rapporto tra indicatori attitudinali specifici e indicatori attitudinali generali».

Dunque i giudici amministrativi, inoltre, confrontano i profili dei due ricorrenti con quello di Prestipino e mette in evidenza che “la comparazione vedeva di fronte due magistrati, di cui uno aveva ricoperto ben due incarichi direttivi – uno di Procuratore della Repubblica e l’altro di Procuratore Generale della Repubblica – e l’altro solamente due incarichi semi-direttivi.

Inoltre, emergeva dai pareri dei Consigli Giudiziari territoriali che il ricorrente aveva curato brillantemente la complessiva organizzazione dei due diversi uffici giudiziari, di primo e secondo grado, di estrema rilevanza e complessità, ottenendo sempre risultati di eccezionale rilievo ed efficacia.

Il ricorrente evidenziava anche che, in base al vigente sistema ordinamentale, il Procuratore Aggiunto (come è stato il dott. Prestipino) non può possedere l’ampiezza delle funzioni, con correlativa assunzione di responsabilità, nonché il complessivo bagaglio di attribuzioni che, invece, caratterizzano la figura del Procuratore Capo o del Procuratore Generale”.

Infine il Tar censura soprattutto la mancanza di motivazione da parte del Csm della scelta di escludere Viola dalla competizione e, quindi, osserva che “non risulta in atti una motivazione specifica sull’esclusione da parte della Quinta Commissione, per cui deve concludersi che, in realtà, la procedura di conferimento dell’incarico direttivo sia stata viziata “a monte” dalla carenza di motivazione in ordine all’esclusione”.

E’ dunque riaperta la corsa per la nomina nella più importante procura italiana, decisa lo scorso 4 marzo con i due magistrati siciliani che tornano in lizza. La sentenza di censura del Tar appare assai pesante nei confronti del modus operandi del Csm.

Tuttavia, nell’individuare il successore di Pignatone, si ravviva lo scontro tra i ranghi della magistratura su cui piovono oggi, tra l’altro, le parole allusive che sono contenute nel libro-intervista di Luca Palamara. Lo scandalo ebbe inizio con il dopocena all’hotel Champagne dove Palamara, radiato dalla magistratura, insieme a Luca Lotti, Cosimo Ferri e tre togati del Csm avrebbero deciso il successore di Pignatone, individuando il nome di Viola.

Vi era un trojan nel cellulare di Palamara che, registrando il convivio, fece esplodere l’inchiesta con la pubblicazione sui giornali di quelle intercettazioni. Soprattutto fece scoppiare il caso del “mercato delle nomine”, facendo saltare la nomina ormai quasi fatta di Marcello Viola.

Nel libro intervista ad Alessandro Sallusti, la tesi di Palamara è abbastanza nitida e chiara, non lasciando adito a dubbi. L’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati sostiene di essere il maggior sponsor della nomina di Pignatone a Roma e, per tutta risposta, viene screditato nel momento in cui scavalca lo stesso Pignatone nella scelta del suo successore.

Infatti, secondo Palamara, Pignatone punta che il nuovo procuratore agisca in continuità con la sua linea giudiziaria e, quindi, voleva a tutti i costi la nomina del suo braccio destro, Michele Prestipino.

Palamara, invece, avrebbe agito per decidere una nomina del nuovo procuratore capo più controllabile e prescelto con la logica spartitoria che lui dominava. Palamara sostiene che il “sistema” si sarebbe attivato contro di lui quando si mette in testa di determinare le sorti della procura più importante d’Italia contro il pensiero di Pignatone.

Michele Prestipino è stato per anni molto vicino a Giuseppe Pignatone e i due magistrati iniziano a lavorare insieme nel 1996 a Palermo e Prestipino segue il “maestro” prima a Reggio Calabria e poi a Roma. La nomina del plenum del Csm aveva portato ad spaccatura e Prestipino è stato nominato solo con un ballottaggio vinto 14 a 8.

La partita deve essere rigiocata non solo in seguito alla sentenza del Tar e del futuro ricorso in Consiglio di Stato ma anche delle nuove rivelazioni di Palamara con un esito niente affatto scontato.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento