Home Cronaca Scandalo nell’Ast della Regione Sicilia

Scandalo nell’Ast della Regione Sicilia

by Rosario Sorace

Nuovo scandalo in Sicilia. E’ stato arrestato e posto agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione Andrea Ugo Fiduccia, che riveste la carica di direttore generale dell’Ast, l’azienda partecipata dalla Regione Siciliana che si occupa del trasporto pubblico regionale.

Il procuratore aggiunto Sergio Demontis, con l’ausilio della Guardia di Finanza, ha condotto un’inchiesta che ha fatto emettere al Gip 8 misure interdittive – dalla sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio al divieto di contrattare con la Pa – per dipendenti dell’Ast e imprenditori.

Gli inquirenti ritengono che i vertici dell’Ast avrebbero gestito la società con profili privatisti violando in tal modo le regole giuridiche di trasparenza pubblica e violando diverse procedure di appalto.

Tale inchiesta coinvolge 16 indagati e la procura aveva chiesto l’applicazione delle misure cautelari, però il gip ha respinto la richiesta per 7 di loro.

Le persone finite sotto indagine sono accusati, a vario titolo, di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Fiduccia viene tra l’altro accusato di aver affidato in modo illegittimo l’incarico di revisore contabile a un professionista, che da quello che emerge dalle indagini avrebbe omesso di segnalare le irregolarità contabili facendo apparire legittimi i bilanci della società pubblica.

La posizione del dirigente si sarebbe ulteriormente aggravata poiché in cambio dell’assunzione di propri familiari, avrebbe costruito su misura per una società una gara per la fornitura di servizi per la startup di una compagnia aerea del valore di 2.150.000 euro.

Poi vi sarebbero anche ipotesi di truffa quale quella di una in danno dell’azienda pubblica sul servizio di bigliettazione elettronica, attraverso l’utilizzo di documentazione falsa per simulare il possesso dei requisiti previsti nel bando del valore complessivo di 3,2 milioni di euro.

Inoltre, da parte dell’agenzia di lavoro interinale, i lavoratori a tempo determinato venivano reclutati sulla base di logiche di natura politica rispetto alle effettive necessità aziendali.

Vi sarebbe un danno che ammonta a oltre 10 milioni di euro e gli inquirenti ritengono anche tra le condotte ritenute illecite “l’affidamento diretto ad un’azienda della fornitura di dispositivi contro il Covid-19 in assenza delle procedure e dei presupposti previsti dal codice degli appalti”.

In una nota la Guardia di Finanza ritiene di aver “fatto emergere un collaudato modus operandi illecito realizzato dai vertici della società per azioni partecipata dalla Regione, gestita come se fosse un’azienda privata, in dispregio delle norme di legge che devono orientare le procedure di un organismo pubblico nella scelta del contraente, negando in radice la libertà di accesso agli operatori economici interessati e ostacolando quindi la normale e libera concorrenza del mercato”.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento