Home In evidenza Salvo Andò: “Un Movimento 5 Stelle in via di esaurimento. Nasce un partito governista senza identità”

Salvo Andò: “Un Movimento 5 Stelle in via di esaurimento. Nasce un partito governista senza identità”

by Rosario Sorace

Sono stati definiti con un eccesso di enfasi gli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle che dovevano preparare ad un cambiamento epocale dei grillini. L’esito a cui si è pervenuti, invece, lascia molto a desiderare per quanto riguarda le nuove forme organizzative e i contenuti delle proposte programmatiche. Intanto, non si frena lo sfaldamento interno e neanche la perdita dei consensi elettorali. Ormai il movimento è diviso tra una vasta area che si acconcia ad una linea pragmatica di governo ed un’altra che professa con un populismo prima maniera il ritorno alle origini. Cosa ne pensa Salvo Andò?

Mi pare che gli Stati generali del M5S stelle si sono svolti in un clima assai dimesso e la promessa di un imminente regolamento di conti è sembrato prevalere rispetto alle preannunciate storiche decisioni che dovevano rilanciare il movimento. Le diatribe e i mugugni sempre più accesi tra i pentastellati non sembrano ormai più interessare neanche i media e, infatti, scarsa attenzione è stata dedicata a questo appuntamento nazionale. Il movimento insomma non riesce più ad attrarre non fa più opinione poiché ha perso da tempo la propria spinta propulsiva, oltre che la gran parte di consensi elettorali. Invece cresce sempre più il numero di militanti delusi e arrabbiati. Costoro ormai sembrano essere ignorati dal leader di fatto Di Maio che non ha più voglia e tempo di occuparsene. Quest’area di dissenso rimprovera a Di Maio di avere di fatto liquidato il movimento snaturandone l’identità, di non avere mai affrontato le ragioni della crisi che ha prodotto una perdita i consensi senza precedenti, in cosi poco tempo, di avere fatto di esso un qualunque partito governista di centro, destinato a distribuire mance ai clienti e posti ai dirigenti, tradendo le aspettative di un mondo della protesta che pensava attraverso i Cinque Stelle di poter rigirare il paese come un calzino.

Che futuro prossimo attende il movimento ?

Non c’è dubbio che il DNA del movimento dovrebbe radicalmente cambiare stando ai proclami dei suoi dirigenti. Adesso i pentastellati accettano non soltanto le alleanze politiche ma le ritengono addirittura necessarie al centro ed in periferia, soprattutto per le elezioni locali dove conseguono ormai risultati scadenti ad una sola cifra. Spiegano però che si tratta di alleanze programmatiche e non strutturali, il che significa che nel caso in cui non vengano accolte le loro pretese, e, soprattutto, la rivendicazione di più posti, possono modificare in maniera spregiudicata e disinvolta qualsiasi accordo, passando da un’alleanza all’altra e spiegando che non sono né di destra, né di sinistra, né di centro, e ,quindi, possono fare tutto ciò che a loro conviene sulla base di valutazioni e circostanze contingenti. Adesso i Cinque Stelle non sono più antieuropeisti, e non sono neanche agnostici nei confronti dell’Europa, così come erano diventati negli ultimi tempi muovendosi a Strasburgo a ranghi sparsi, perché hanno cambiato radicalmente la linea decidendo che la loro giusta collocazione in Europa debba e possa essere nel gruppo degli “euroentusiasti” in trattativa per confluire nel gruppo dei liberali di Macron. Adesso il Movimento perennemente allo stato liquido pare destinato a consolidarsi, a diventare partito, riconoscendosi in una ristretta oligarchia, ricalcando i partiti tradizionali, con i capi coinvolti in una segreteria collegiale, e i dirigenti di seconda fila più fedeli al capopartito, che dovrebbe essere il capo delegazione al governo, nominati membri di una ristretta direzione. E’ chiaro, quindi, che un movimento strutturato sulla base di una siffatta organizzazione non può più dipendere dal popolo della rete perché si creerebbe un inevitabile conflitto tra la direzione politica che discute e decide ed il popolo di riferimento -fatto da ignoti, conosciuti solo da Casaleggio JR. – che dovrebbe volere e disvolere in modo inappellabile su tutte le decisioni da assumere.

Quindi un movimento che si conforma alle abitudini e alle forme del sistema dei partiti tradizionali?

Nonostante questi cambiamenti annunciati non è affatto cambiato il modus operandi del movimento che continua a recitare a soggetto, a dire tutto il contrario di tutto nel giro di pochi giorni disinvoltamente. Con l’aggravante che adesso a questa strutturale inconcludenza, dovuta all’assenza di una cultura di governo, si aggiunge il clima di guerriglia permanente che si respira all’interno di esso. E considerato il livello non “eccelso” della classe dirigente, soprattutto lo scarso senso di responsabilità, è assai prevedibile che questo clima pregiudicherà l’operatività del governo e la sua tenuta in un momento drammatico per il paese come quello che stiamo vivendo. La lotta tra le tribù interne al movimento sarà condotta senza regole così come si addice ad una comunità politica che si vanta del fatto di operare sulla base di un pragmatismo post ideologico, che, quindi, gli consente di allearsi con chicchessia, non avendo una natura politica, potendo essere indifferentemente a secondo di come si metteranno le cose nel governo. Un giorno diventa partito di sistema, e un altro giorno un partito antisistema avendo come unica regola quella di fare solo ciò che serve elettoralmente. In queste condizioni non pare in grado di guidare processi politici che possono incidere sugli orientamenti del proprio popolo di riferimento.

Che tipo di organizzazione e linea politica si daranno i pentastellati?

Che partito sarà il M5S non è dato sapere. L’unica cosa certa è che il partito pentastellato sarà un partito governista, collocato al centro, deciso ad allearsi con chicchessia. Altro gli Stati generali non hanno espresso in ordine soprattutto agli indirizzi di governo, né detto nulla di rilevante sui programmi immediati. Non si è capito che cosa vuole fare con riferimento alle riforme istituzionali, che cosa pensa dello Stato di diritto, come vuole confrontarsi con il tema delle enormi diseguaglianze con cui il paese è alle prese, che tipo di strategia intende adottare per affrontare le gravi fratture di cui l’Italia soffre sia sul piano sociale, sia sul piano istituzionale. Il movimento continua a parlare al paese attraverso una serie di slogan ormai consunti, che hanno scarsa attinenza con l’attualità politica. Se così stanno le cose non c’è dubbio che chi si allea con i Cinque Stelle, sia pure per tenere in piedi il governo, si assume una rilevantissima responsabilità politica. Di fronte alla svolta identitaria ed organizzativa solo annunciata, gli amici di Di Battista spiegano che ormai nel partito ” si è affermato un vero e proprio clan campano che controlla alla maniera della vecchia Dc dei pacchetti di voti”. Voti che nessuno sa come vengono raccolti ,ma si sa da chi vengono gestiti: dal ministro degli esteri Di Maio.

Un’accusa grottesca e pesante che sembra presagire una frattura insanabile?

Intanto francamente il paragone tra una massa di ”scappati di casa ” e la dc di De Gasperi, Moro e Fanfani è davvero calunniosa per la Dc. Si tratta di un giudizio che la dice lunga sull’incultura politica dei pentastellati. La Dc era un partito pluralista che non cacciava nessuna minoranza, che aveva assunto le forme di partito Stato per tutto il tempo in cui è durata la guerra fredda perché considerato il partito che si pose come argine nei confronti del comunismo. E’ stato il perno del sistema politico per quasi 50 anni. Nulla a che vedere con i ragazzi messi insieme da Grillo, arroganti, incompetenti e ansiosi di vendette da consumare a destra e a manca, i quali nel giro di pochi anni sono riusciti a raggiungere un consenso elettorale che solo la Dc ed il Pci avevano raggiunto durante la Prima Repubblica, salvo, poi, disperderlo nel corso di questa legislatura nella quale sono stati sempre al governo facendo incetta di posti che hanno utilizzato male, anzi malissimo.

A questo punto la crisi sarà irreversibile e senza via d’uscita?

Il movimento Cinque Stelle da troppo tempo registra al proprio interno un travaglio rispetto al quale si pensava che attraverso questi Stati generali vi sarebbe stato un chiarimento. Si tratta del partito o movimento che ha il maggior numero di seggi in Parlamento che occupa posizioni rilevantissime all’interno della struttura di governo ed è riuscito a conquistare il governo di grandi città come Roma e Torino che a giudizio di tutti sono amministrate poco e male. La riunione dei cosiddetti Stati generali per ora non ha precisato la natura politica che il Movimento Cinque Stelle dovrebbe avere. Si doveva fare un vero congresso non una passerella inutile. Invece si è fatto una riunione per pochi intimi nella quale si è deciso quello che si sapeva già e, cioè, che il movimento è profondamente diviso non è in grado di darsi una linea univoca. Non si è capito ancora in questa riunione quale ruolo intenda giocare nel governo del paese. Il paese deve prendere decisioni assai rilevanti deve recuperare ritardi importanti, affrontare diseguaglianze insopportabili; tutto questo è possibile se ci si affida a partiti che manifestano un alto senso di responsabilità. Un sistema paese così complesso non può funzionare senza veri partiti. Oggi le istituzioni non hanno bisogno soltanto di un aggiustamento con riferimento alla nuova architettura; hanno bisogno di politica e di una politica dentro le istituzioni. Per si è visto che gli Stati generali, che avrebbero dovuto rappresentare un appuntamento storico di svolta per il mondo pentastellato, sono stati un’occasione mancata. Man mano che il movimento Cinque Stelle perde parlamentari la sua vita diviene sempre più complicata e pare essere sempre più costretto a vivere alla giornata dovendo conciliare da un lato l’esigenza di chi controlla il movimento, attraverso le posizioni di governo conquistate, di durare più lungo tempo possibile al governo e dall’altro il rivendicazionismo demagogico di una parte di esso minoritaria ma significativa perché ha una certa presa sulla base che, invece, ha solo una preoccupazione, quella di tornare al passato del vaffa…per recuperare un popolo della protesta che è interessato soltanto a dire no e a processare il passato. Se questo è il movimento Cinque Stelle non pare dubbio che le sue torsioni, le sue incoerenze e le sue inconcludenze progettuali rappresentino un problema, un vulnus molto serio per affrontare le grandi questioni vecchie e nuove che sono sul tappeto. E questa difficoltà non riguarda soltanto il movimento del futuro ma riguarda anche i partiti che con il movimento si alleano e segnatamente il Partito Democratico, che ha bisogno del Movimento Cinque Stelle per potere continuare a governare il Paese, ma rischia di pagare un prezzo altissimo per l’inconcludenza e la sprovvedutezza dei pentastellati. Questo consenso raccolto per caso da un movimento senza identità e progettualità politica era inevitabile che via via si disperdesse. I capi, considerata questa prospettiva, cercheranno attraverso la permanenza al governo ad ogni costo di assicurarsi dei vantaggi per il loro futuro, trattandosi per lo più di soggetti che prima di entrare in politica non avevano né arte, né parte.

Sembra proprio che la scissione sia solo rinviata e che ci sarà un altro gruppo dissidente contro questa “posizione governista” ?

In una situazione di questo tipo il movimento pare ormai pronto per una scissione che è annunciata dal fatto che alcuni parlamentari vicini a Di Battista già sono trasmigrati verso il gruppo misto. Sono in tanti a spiegare in questi giorni che è in corso un processo di mutazione del movimento Cinque stelle, che dovrebbe fare di esso un partito tradizionale, con una maggioranza ed una minoranza. Pare che il premier Conte con l’intervento ai lavori del vertice pentastellato abbia riconosciuto l’essenzialità di questo nuovo partito e abbia benedetto le novità emerse spiegando che in politica è coraggioso chi si sa mettere in discussione. Insomma anche Conte pare che voglia essere della partita in quest’opera di rifondazione, non si sa bene però con quale ruolo. Ha spiegato che la coerenza è un valore ma bisogna avere il coraggio di cambiare idea. E tuttavia nonostante i buoni auspici rivolti dal premier non si capisce bene quale sia la nuova idea dei Cinque stelle. Non si sa nulla su dove andranno a parare di fronte al rischio scissione, essendo da questo punto di vista più frastornati che mai, non hanno spiegato se e come intendono partecipare al prossimo appuntamento elettorale; non hanno fatto scelte impegnative con riferimento alla linea che terranno a Strasburgo considerato che alcuni di loro vogliono andare con l’europeista Macron ed altri dalla parte opposta. Insomma si è trattato di una resa dei conti per la leadership dopo la quale il partito che era arrivato all’appuntamento diviso esce ancora più diviso. I capi hanno dichiarato di voler restare insieme continuando però a combattersi e di poter realizzare una gestione collegiale tra diversi che dovrebbe o potrebbe tuttavia creare dei problemi molto seri all’attività di governo o addirittura alla sopravvivenza del governo.

Quindi nessun problema di stabilità per il Governo ?

Nessuno per il momento ha voglia di rompere ma si ripromettono di farlo se si presenterà l’occasione. Hanno isolato Di Battista lo sfasciacarrozze e lo hanno invitato a non eccedere. Tutto ciò la dice lunga sull’unità del movimento. Di Battista per esempio è notoriamente un tifoso di Trump; Di Maio vuole invece in prospettiva aderire al partito di Macron; Fico e i suoi seguaci vogliono invece negoziare una confluenza nel partito socialista europeo. Su una cosa sono tutti d’accordo, arrivare ad una gestione collegiale che eviti e scoraggi la tentazione di chi pensa ad un uomo solo al comando, obiettivo dei due maggiori competitor Di Maio e Di Battista. Insomma il movimento Cinque Stelle che si fa partito rischia di avere tutti i difetti dei vecchi partiti senza averne i pregi. Si può non essere prigionieri delle ideologie del novecento, ma non si può fare un partito senza avere precisi ideali o scegliendo di avere degli ideali a la carte, a seconda delle circostanze, di volta in volta a seconda delle necessità elettorali o della permanenza al governo che deve essere la più lunga possibile. Insomma il partito dei Cinque Stelle ancora non c’è. Per il momento bisogna accontentarsi di correnti che sono l’uno contro l’altra armate, non si sa bene per fare che cosa e come farla. Si delinea quindi una larga maggioranza e non si capisce bene su quali basi si forma. Allo stato delle cose pare che scopo della maggioranza sarà quello di tenere a bada Di Battista. Continuano a parlare di purezza compromessa o di purezza impossibile. Pare che non hanno capito che il discorso della purezza non rende, anzi, rischia di diventare un boomerang letale. Fare politica per stabilire chi è più puro e un esercizio rischioso, in quanto prima o poi verrà fuori inevitabilmente qualcuno che essendo più puro ti epura. Lo diceva il vecchio Nenni, allorché, spiegava che il valore dei riformisti consisteva proprio nel fatto che essi non avevano teste da tagliare ma delle idee da promuovere e delle conquiste da realizzare. E tuttavia pare che ancora il movimento non sia maturo per acquisire questa consapevolezza.




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