Home Approfondimenti Salvo Andò: “Nel discorso di Sergio Mattarella le linee guida per il rilancio dell’Italia e delle istituzioni repubblicane”

Salvo Andò: “Nel discorso di Sergio Mattarella le linee guida per il rilancio dell’Italia e delle istituzioni repubblicane”

by Rosario Sorace

E’ stato un discorso di alto profilo politico, etico e civile quello del Presidente della Repubblica nel giorno del suo insediamento.

Ho toccato tutti i punti salienti e dolenti del nostro tempo condividendo e rappresentando con straordinaria efficacia le ansie e i timori del popolo italiano.

Mattarella è stato accolto con emozione e partecipazione dai continui scroscianti applausi e ha voluto indicare le linee guida del suo settennato riconfermando il suo alto magistero di custode della costituzione e garante dell’unità nazionale.

E’ stato un grande intervento di inizio mandato, tra i migliori della storia della Repubblica che riconferma la preminente figura di Sergio Mattarella come una grande statista.

Ecco la valutazione analitica e dettagliata di Salvo Andò che conosce bene l’uomo e il politico Mattarella.

Nel suo discorso di insediamento di fronte ai grandi elettori il Presidente della Repubblica ha sollecitato gli uomini delle istituzioni ed i cittadini a battersi per affermare il valore della dignità nelle sue varie declinazioni.

Ha impegnato, insomma, coloro che si sono battuti per la sua riconferma ad essere conseguenti ed a sostenerlo in questa grande battaglia di civiltà.

Ha indicato gli obbiettivi da perseguire, non i percorsi e la tempistica da rispettare, essendo questo compito dei governanti, di cui intende rispettare le prerogative.

E, tuttavia, in questo suo nuovo settennato che dovrebbe essere segnato dalla ricostruzione del dopo covid, il garante dell’unità nazionale intende mettere a frutto fino in fondo le lezioni che la pandemia ci consegna.

Si tratta non solo di non ripetere gli errori del passato, ma di dare vita ad un nuovo inizio della storia della Repubblica.

Mattarella insomma non vuole solo essere custode della Costituzione, ma garante della sua attuazione in un mondo disordinato ed imprevedibile, in cui lo stesso sistema delle garanzie va storicizzato per conferire ad esse un carattere particolarmente dinamico.

Insomma, l’impianto valoriale della Costituzione va rivitalizzato, perseguendo attraverso uno sforzo corale di istituzioni e società l’obbiettivo di rendere uguali i diseguali.

Proprio questo obbiettivo nel disegno dei padri fondatori faceva del nostro ordinamento costituzionale una democrazia emancipante.

Si tratta adesso per Mattarella di ridare a questo principio il valore positivamente eversivo che davano ad esso i padri fondatori, che non volevano con la fine della dittatura il ritorno all’Italietta liberale, ma la edificazione dello stato democratico, in un paese in cui non c’erano in questo senso tradizioni di riferimento da valorizzare.

Insomma, alla base del discorso del Capo dello Stato si coglie un’ansia di cambiamento che il paese pare avere smarrito dopo il collasso della prima Repubblica.

Ecco perché il valore della dignità da porre alla base dell’azione politica va evocato come pietra angolare dell’intero sistema dei diritti e dei doveri.

Ciò deve comportare precise scelte di campo nel conflitto sociale e nello scontro politico. Si tratta di ristabilire una gerarchia tra i bisogni che la sbornia mercatista degli ultimi trent’anni ha stravolto e, per realizzare questo cambiamento, occorre una forte tensione morale che deve caratterizzare l’azione dei governanti. Ad essi il Capo dello Stato ha rivolto un pressante richiamo.

Vi è stata nelle parole di Mattarella una critica verso alcuni settori politici?

L’Italia del nuovismo, dell’incultura politica, dell’uno vale una, del disprezzo verso la scienza, protesa come era a cogliere le opportunità del presente, non ha mai fatto scelte strategiche volte a costruire un futuro che ponesse al centro la persona, come destinataria di ogni progetto politico.

Nessun leader politico ha avuto il coraggio di dire ai ragazzi: “Il nostro progetto siete voi”, perché ciò comportava una diversa distribuzione delle risorse, più lungimirante, meno egoista, in grado di includere gli esclusi, sempre più numerosi, di cui non si parla perché invisibili.

Tutta la vita politica e stata quindi degradata a guerra per bande che via via coinvolgeva anche i tutori della legge, i magistrati sempre più attratti dalla logica spartitoria che regolava il mercato ed il sistema politico ed economico.

Occorre promuovere una nuova stagione dei diritti, per la quale occorrono adeguate risorse ma anche una svolta culturale che riguarda in primo luogo la magistratura.

Mattarella si è soffermato sul problema delle devianze che si registrano nel sistema giudiziario e che deturpano l’immagine della giustizia, con una durezza di toni per lui inconsueta.

La sua presa di posizione molto forte sulla giustizia è emblematica. Tutto ciò costituisce una formidabile copertura offerta al governo per rimettere ordine in un universo giudiziario percorso da troppe tensioni.

E’ stato sempre rappresentato come un leader mite, fermo nelle sue denunce ma non portato allo scontro con corporazioni e clan politici che sottomette vano l’interesse generale alla tutela di interessi particolari.

Stavolta usa espressioni che si addicono alla lotta politica più che alla moral suasion. Questo nuovo settennato, quindi, potrebbe vedere un Presidente interventista, che magari ricorre con una certa frequenza al potere di messaggio per esortare governo e parlamento ad assumere decisioni che sono necessarie per dare impulso ad un progresso italiano da troppo tempo bloccato.

Che effetti può produrre il discorso di Mattarella nella vita politica italiana?

Il discorso di insediamento per la fermezza con cui ha esortato governo e Parlamento ad intestarsi una politica di grandi cambiamenti può essere considerato come il primo messaggio rivolto al Parlamento nel settennato che inizia.

Ma questa presa di posizione sulla giustizia peraltro ben si coniuga con quanto egli ha detto a proposito del valore dell’eguaglianza che non può essere sacrificata alle ragioni della crescita perché anche la crescita deve avere un connotato forte di moralità.

Si tratta di una sconfessione senza se e senza ma della cultura mercatista che da trent’anni sembra condizionare le scelte della società e delle istituzioni.

Il discorso di Mattarella in questo senso potrebbe essere a pieno titolo considerato il nucleo di un programma di governo, anche se il Capo dello Stato ha spiegato che non intende invadere il campo di azione del governo.

Il Pd pare che voglia dedicare alle riforme indicate da Mattarella una sessione ad hoc. La sbornia mercatista ha dato luogo ad una globalizzazione disumanizzante, rispetto alla quale i governi hanno sovente spiegato di non avere gli strumenti per poter creare una situazione di equilibrio accettabile tra i cosiddetti poteri forti del sistema economico e le forme di protezione dei i diritti fondamentali previsti anche nelle costituzioni, ma sempre più condizionate dalla sostenibilità delle politiche redistributive.

Insomma, la democrazia emancipante è una conquista mai definitiva. Anche in questa direzione sono assai stimolanti le riflessioni che il Presidente della Repubblica ha consegnato ai suoi grandi elettori con riferimento ai doveri dell’Europa che deve tornare ad essere il continente dei diritti.

E all’interno di essa il nostro Paese deve assolvere ad un ruolo da protagonista per garantire insieme ad altri paesi, in primo luogo gli stati fondatori del processo di integrazione, una nuova stagione dei diritti.

Molta attenzione anche è stata dedicata alla rinata speranza di un Europa nuova e diversa e al rafforzamento del ruolo del Parlamento.

Compito dell’Europa è quello di contrastare i sovranisti, gli autocrati che possono mettere a rischio la pacifica relazione tra gli Stati sovrani e un ordine sociale giusto.

L’Europa come attore globale deve esprimere una rappresentativa vita politica adeguata alla sua storia, per rendere il mondo meno disordinato ed imprevedibile.

Una sfida cosi impegnativa richiede partiti e altre comunità intermedie in grado di rispondere alle domande che provengono dai cittadini e dalle forze sociali che esprimono un anelito di giustizia.

I partiti devono tornare ad essere lo strumento privilegiato della partecipazione popolare. Insomma, si è segnalato al Parlamento alcune esigenze del paese di carattere prioritario per ridare alle istituzioni un prestigio sempre più compromesso nel corso degli anni.

Occorre che il Parlamento torni ad essere il centro della vita politica del Paese, in grado di interpretare le grandi trasformazioni in corso che riguardano la politica, l’ economia, le tendenze culturali.

Mattarella ci ha ricordato che i diritti sociali rappresentano il cuore del contratto sociale. Ignorare ciò significa mettere pericolosamente in discussione lo stesso rapporto tra società ed istituzioni ,da cui traggono legittimazione le elites politiche.

Il Parlamento, falcidiato dal taglio dei parlamentari, se saprà riorganizzarsi nel rispetto dei criteri che hanno ispirato la riforma potrà essere un interlocutore più autorevole del Capo dello Stato e del Governo.

In sostanza Mattarella è giustamente convinto che bisogna osare sul terreno delle riforme istituzionali, che non possono essere riforme fatte su misura per avvantaggiare alcuni partiti e punirne altri.

Proprio da queste riforme può scaturire il rilancio dell’azione dei partiti e il ripristino del modello costituzionale di partito come strumento fondamentale di partecipazione.

Si tratta di procedere ad un’opera di restauro della Costituzione per rendere ancora più incisive le garanzie costituzionali, a torto considerate in questi anni come anticaglia da rimuovere.

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1 comment

Fabiano Citi 13 Febbraio 2022 - 17:55

Personalmente mi rammarica sentire queste parole oggi… Parole giuste sicuramente, nessuno le mette in dubbio né, tanto meno io ma le giudico tardive. Ecco tardive è la definizione giusta, se con Napolitano il dubbio non me lo ero posto in quanto lo giudico uno dei peggiori Presidenti che io ho conosciuto, speravo che Mattarella incidesse maggiormente al di là dei poteri di un Presidente. Mi auguro che “meglio tardi che mai” basti a questo paese disastrato

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