“Ecco un’altra merda di partito che ha instaurato la dittatura e adesso dice che se rivogliamo la libertà allora dobbiamo sottometterci e diventare schiavi”, è questo quello che ha scritto un utente nei confronti di Luigi Di Maio nel gruppo di Telegram “Basta Dittatura”.
Era il 25 luglio, poco prima dell’entrata in vigore del Green pass, quando vennero rivolti commenti scandalosi e deplorevoli nei confronti del ministro degli Esteri Di Maio, tra cui: “Un altro infame da giustiziare”, “uno sterco di uomo”, “è necessario il piombo”, “ti vedremo presto anche a te con il cappio al collo”. E ancora: “Lo impalerei in pubblica piazza”, “ti veniamo a prendere”.
Il 24 di luglio, questa gang dell’odio, era stata capace di prendersela anche con il leader della Lega Salvini e la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni definendoli “merde della finta opposizione”. “Salvini merda collaborazionista, ci ricorderemo di te”, “sono tutti complici”, “devono sparire questi traditori”, scrivono i membri del gruppo nei commenti.
Si esprime sempre solidarietà e vicinanza quando avvengono queste vicende di odio ingiustificato, anche se la vicinanza di Salvini, Meloni e Di Maio ai No-vax non è un’avvenimento capitato per caso; Di Maio nel suo MoVimento ha avuto parecchi militanti No-vax e in passato, prima dell’era Covid, i grillini, onestamente, non si erano mai dichiarati del tutto favorevoli ai vaccini.
Salvini e Meloni, invece, sono colpevoli di aver sempre perpetuato il concetto di dittatura sanitaria che ha spaventato tantissimo i No-vax e questo, col senno di poi, gli si è ritorto contro.
Le parole e i comportamenti sono importanti, diceva un saggio: “Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”.
