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Restaurazione

by Maurizio Ciotola

Dopo una depressione dettata da un anno e mezzo di pandemia, non ancora conclusa, sembra che l’informazione e la politica siano in preda a una forte sbronza, che mistifica la realtà e impedisce di vedere il percorso tracciato dalla politica.

Certo, oltre 200 miliardi di euro provocano simili effetti, non su chi li deve utilizzare, ovviamente, la cui chiarezza di azione è inversamente proporzionale alla falsa euforia di cui si canta, malgrado i morti, nonostante la miseria.

Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori, e sicuramente riusciremo, se non tutti, a farcela anche questa volta, forse.

Nei fatti però le nuove ipotesi di spesa, ci dicono che hanno la necessità di operare senza troppi vincoli, senza lacci e laccioli, una sorta di laisser faire laisser passer, caro al capo dell’esecutivo.

Addirittura c’è chi sostiene che, l’eliminazione dei controlli ridurrebbe la corruzione, perché le imprese nel compiere le illegalità, non sarebbero costrette a corrompere gli ispettori.

Ovvero l’eliminazione dei controlli, si tradurrebbe in un risparmio dell’impresa, che non andrebbe a sostenere oneri di corruzione, ma che comunque non si asterrebbe dalle irregolarità.

Un ottimo metodo per certificare la scomparsa della corruzione e delle stesse irregolarità, che nessuno riscontrerebbe.

Ancora, questo esecutivo che ha istituito un ministero di transizione energetica, non sembra fermarsi nel gettare fumo negli occhi, cui il ministero, per il nome che porta, sembra essere il cavallo di Troia.

Si pensa al ritorno al nucleare, in misura insistente e decisa, per adempiere alla decarbonizzazione in tempi brevi e soprattutto, non far passare di mano i proventi del mercato elettrico, per quegli stessi attori che dal 2004 speculano in esso, con la complicità politica di una regolamentazione a volte bizzarra, a volte omissiva.

Del resto la società che estrae e vende idrocarburi e carbone, è la stessa che gestirebbe in parte gli approvvigionamenti di uranio.

Addirittura c’è chi pensa a strappare le concessioni governative, in modo che le società di gestione non perdano i proventi derivanti dalle posizioni di rendita, con l’obbligo di esternalizzare l’ottanta per cento dei lavori, e licenziando inevitabilmente il personale.

Diventerebbero così dei general contractor sui generis, per quelle società, attualmente inesistenti, che potrebbero sorgere e assumere al ribasso gli stessi dipendenti espulsi dalle società concessionarie, per svolgere il lavoro richiesto.

Un modo come un altro per abbattere il costo del lavoro, definito nei contratti nazionali che riconoscono professionalità e capacità, e nello stesso tempo per distrarre enormi somme di capitale.

Somme da destinare agli utili societari e alle miriadi di società fittizie, gravitanti intorno alle concessionarie, per fantomatiche collaborazioni a progetto.

Il presidente Draghi conosce il “mondo”, non è un accademico, ha ben chiaro il quadro e nonostante le sue indubbie qualità e la sua certa onestà, sembra che nella sua etica includa in misura eccedente, questa pessima qualità di “mondo”, che si sta riposizionando nel nostro Paese.

I morti nel lavoro aumentano, superando forse i morti ammazzati per omicidio volontario, ma di un’etica del lavoro non sembra vi sia traccia nell’educazione attuale, tanto meno in quella futura, orfana del Piano nazionale di rinascita e resilienza varato dal presidente del Consiglio.

Esiste forse un’etica della giustizia in questo Paese, che non sia quella di piazza, cui comunisti ieri e populisti oggi, che i primi non hanno mai escluso i secondi, sia capace di non urlare alla forca, chiamando in campagna politica un’ampia fascia della magistratura?

No, non esiste e non la si vuol sviluppare, perché in fin dei conti questa modalità premia alcuni, non solo i magistrati, i politici, ma anche alcuni condannati.

Quella che vorremmo è una modalità garantista e non “impunitista”, come l’ha chiamata il segretario del Pd, l’acerbo nipote di quel Giovanni Letta, primo consigliere di Berlusconi.

L’esecutivo Draghi costituisce la restaurazione più becera di una rivoluzione che non c’è mai stata, allo scopo di introdurre un sistema di assenza di regole, in una società eticamente immatura.

In un Paese in cui da trent’anni nessuno ha voluto più investire sul piano dell’educazione.

In effetti non tutti i gesuiti o i loro allievi, come ci raccontava Leonardo Sciascia, hanno agito nell’ottemperanza dei principi cui la loro religione si ispira.

Anche per questo, dopo decenni di devastazione, orditi da chiese politiche, naziste e comuniste, postumi ai secoli delle crociate di lontana memoria, sfibrati da una chiesa liberista e predatoria, preferiremo ritornare a un esecutivo laico ed equilibrato, ispirato da una visione del mondo umanista e socialdemocratica.

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