I leader politici si sono dati appuntamento davanti ad imprenditori ed economisti al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Durante lo show si è parlato delle ricette per affrontare la guerra in Ucraina, il Piano nazionale di recupero e resilienza, il caro energia e l’emergenza ambientale.
I leader dei partiti hanno esplicato le loro idee davanti alle telecamere e poi si sono confrontati con domande e risposte a porte chiuse.
Evitando il confronto diretto tra i vari capi di partito si è evitato fortunatamente lo spettacolo indecoroso a cui i leader ci avevano abituati negli ultimi periodi.
Matteo Salvini, per recuperare terreno, cerca di puntare in alto e, sebbene non abbia mai rivendicato una vera e propria volontà di abolirle, parla delle sanzioni occidentali contro la Federazione Russa come della ricetta perfetta per uscire dalla crisi.
“Le previsioni del Fondo monetario internazionale – dice il segretario della lega – dicono che a fine luglio le sanzioni hanno comportato un avanzo commerciale tra export e import di 140 miliardi di dollari cash nelle casse della Federazione Russa. Stima del Fmi a fine anno: 227 miliardi di dollari. Dovevamo mettere in ginocchio un Paese, questi sono i dati economici dell’attuale provvedimento”.
Ma alla retorica sbruffona di Salvini che, omette come e quando imporsi nei confronti di Europa e Nato sull’abolizione delle sanzioni, risponde quel bellimbusto moralista di Enrico Letta che dice: “Le parole di Salvini sono frasi in libertà e irresponsabili. Rischiano di fare un danno pesantissimo all’affidabilità dell’Italia e dell’Europa”.
Ma Meloni e Tajani, meno vincolati dal partito Russia Unita, al contrario, predicano più prudenza del Carroccio.
La presidente di Fratelli d’Italia avvisa che “se l’Italia si sfila dagli alleati, per l’Ucraina non cambia niente, per noi moltissimo. Una nazione seria che vuole difendere i suoi interessi deve avere una postura credibile”.
Col tentativo disperato di sembrare affidabile agli occhi del sistema, retto dall’alta finanza e dalla Nato stessa, Giorgia Meloni evidenzia la sua posizione atlantista e sostiene che la guerra in Ucraina “è la punta dell’iceberg di un conflitto che ha per obiettivo la revisione degli assetti mondiali. Se l’Ucraina cade e l’Occidente perisce – chiarisce – il grande vincitore non sarà solo la Russia ma anche la Cina, e chi è più debole in Occidente, segnatamente l’Europa, rischia di trovarsi sotto l’influenza cinese. Per questo secondo me bisogna combattere questa battaglia”, dice la leader di FdI.
Anche il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani condivide il pensiero dell’alleata e dice che le sanzioni alla Russia “sono inevitabili”.
Salvini le vuole rivedere? “La sua è un’opinione, si può discutere di tutto. Io credo che in questo momento sia giusto avere una forte solidarietà europea”, ammonisce Tajani.
Ma l’anticonformismo di Salvini dura poco e, dopo aver subito il bel servito da parte della sua stessa alleanza, il leader della Lega ritorna sui suoi passi e ribadisce la posizione pro Ucraina del suo partito sostenendo il fatto che il Carroccio abbia sempre votato a favore di sanzioni e altre misure simili.
Il senatore leghista assicura che con un governo di centrodestra l’Italia “non cambierà collocazione internazionale. Staremo con i Paesi liberi, democratici. Il mio modello non sono il Venezuela, la Russia, la Cina. Io voglio la democrazia e la libertà. La Lega vince e rimarremo alleati dei paesi occidentali. Una cosa chiedo – sottolinea – che per fermare la Russia, non ci rimettano i lavoratori e la salute dei cittadini italiani”. Ma senza proposta alternativa, il leader della Lega continua il viaggio nel suo iperuranio fatto di populismo e ambiguità.
Ma lo scontro tra i due grandi poli, Pd e FdI, si accende sul Pnrr. Giorgia Meloni afferma che “non può essere un’eresia dire che possa essere perfezionato, è previsto dalle norme. Il problema non sarà rivederlo o sistemarlo ma saranno i ritardi che il governo ci ha lasciato. Il tema deve essere affrontato, non vuol dire stravolgerlo”.
Diverso è invece il punto di vista di Enrico Letta: “Il Pnrr è la nostra stella polare. Si può discutere, ma diciamo ‘no’ alle rinegoziazioni. Se ci mettessimo in un confronto con Bruxelles perderemmo soldi e le prospettive per il futuro”.
Secondo il segretario del Pd “la credibilità sul futuro e la questione del debito è un problema fondamentale che ci tocca a livello europeo. Il nostro debito si reggerà dentro un Europa che si sostiene ed è credibile”.
E’ di vitale importanza, secondo Letta, pensare al “ruolo dell’Italia in Europa. Se non vi hanno convinto le cose che avete ascoltato alla mia destra il voto nei nostri confronti nei collegi uninominali è l’unico”.
Le imprese, rimarca il dem, “hanno bisogno di sicurezza, affidabilità e stabilità. La nostra proposta sul fisco è quella di ridurre le tasse sul lavoro”.
Free Tax
Al contrario, il piano di Conte è quello di fare ulteriore debito.
Così, senza pensare ad un progetto che faccia rientrare i capitali, il leader cinquestelle dice che bisogna tagliare il cuneo fiscale non solo a favore dei lavoratori ma anche delle imprese: “Siamo per l’abolizione dell’Irap a favore di tutti. Siamo a favore di uno Statuto degli imprenditori – prosegue – che dia chiarezza del diritto, tempi certi e una giustizia certa a chi investe”.
Poi, il leader dei pentastellati ritorna a parlare del reddito di cittadinanza, e ribadisce: “Pensare di abolirlo è una follia, abbiamo salvato dalla povertà un milione di persone durante la pandemia. Il problema non è il reddito ma il lavoro sottopagato, due tre quattro euro lordi l’ora”.
Conte continua ad evidenziare la linea ambientalista del suo MoVimento e ritiene che si debba “investire nella giusta direzione, in energia pulita, in una vera transizione ecologica. Un ritorno al passato”, alle fonti fossili, “significherebbe aumentare soltanto i costi sociali e finanziari e abbracciare la spirale recessiva”.
“Il modello del superbonus è da privilegiare”, aggiunge Conte, “e secondo me il modello della libera circolazione dei crediti di imposta non solo ci consente una grande riduzione di Co2 ma anche un meccanismo per generare quella massiccia liquidità a favore di investimenti ad alto moltiplicatore”.
Ma Forza Italia non se la beve e, nonostante i disastri ambientali evidenti in tutto il mondo, Tajani dice di non credere “nella papessa Greta Thumberg. Noi non abbiamo una visione ideologica dell’ambiente”, ma crediamo “in una azione politica forte per rendere più facile una politica agricola e ambientale. Sono convinto – aggiunge – che un agricoltore è il miglior difensore dell’ambiente. Dobbiamo fare in modo di lasciare ai nostri figli un ambiente migliore di quello che abbiamo trovato. Quando parliamo di rigenerazione urbana, ad esempio, sposiamo l’ambiente e la politica industriale. L’edilizia lavora ma, riqualificando i centri storici delle città, riduce le emissioni e produce risparmio energetico. Questa è la politica ambientale in cui crediamo”.
Ma senza dare alcuna spiegazione scientifica, anche Carlo Calenda sposa la linea “ambientalista” partorita da Tajani. “C’è il rischio che la politica ambientale ideologica porti alla desertificazione manifatturiera – dice Calenda – non si può dire no a nucleare, no a tutto. Mancano 11 termovalorizzatori e tre rigassificatori in Italia e ogni volta è una battaglia”. La Scuola e la sanità “sono un disastro in Italia. Dobbiamo prendere immediatamente il Mes sanitario oltre ai soldi del Pnrr”.
“È stato chiamato l’italiano più illustre del mondo – ricorda inoltre Calenda – e poi è stato sfiduciato per ragioni di bassa cucina elettorale, nel momento in cui abbiamo una situazione geopolitica drammatica, l’inflazione, il caro-energia. Il nostro proposito è molto semplice: non tornare al via come al monopoli, ricominciare, con i fascisti, i comunisti, la destra, la sinistra, le promesse che non si realizzano”.
Secondo il leader di Azione ci potremmo ritrovare di nuovo con un governo “’Draghi alla guida del paese. Mentre noi giochiamo a racchettoni in campagna elettorale e ogni due minuti gli chiediamo di fare qualcosa, sarebbe saggio che restasse”. Poi, sulla coalizione di centrodestra, il leader di Azione dice: “Si sfascerà perché si detestano, è il segreto di Pulcinella”.
