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Paolo Rossi un mito moderno

by Bobo Craxi

Nell’Italia umiliata dalla guerra contro le potenze straniere e civili, piegata dalla povertà e impaurita dal terrorismo, la vittoria dei Mondiali del 1982, in Spagna, apparve come la svolta, un riscatto. La fine dell’incubo per essere stata una nazione bistrattata considerata per quello che era, ovvero una nazione divisa, costruita su fondamenta fragili ed esposta a tutti i venti.

Il Calcio riuniva la patria, accadeva ogni quattro anni, e il dominio dei nostri azzurri in terra di Messico e di Argentina aveva inorgoglito la nazione. In Spagna l’apoteosi; una stagione ed un evento irripetibile sul piano sociale, culturale ed anche politico perché la vittoria dei Mondiali scandisce l’inizio del miglior decennio del secolo che sta alle nostre spalle.

Paolo Rossi é identificato antropologicamente con quella vittoria, ne fu l’artefice sportivo ma ne assunse la trasfigurazione carnale; normale il suo modo di giocare la palla, comune il suo nome e cognome ma non comuni le sue capacità di cogliere l’attimo decisivo e di essere un uomo alfine sempre garbato e sorridente.

Un mito anti-divo per eccellenza; un uomo normale ma non banale, consapevole che se fosse maturato il suo mito negli anni della globalizzazione avrebbe potuto diventare un ricco possidente, invece si accontentò per anni dello stipendio che gli assicurava il Presidente che lo aveva scoperto, il vicentino Giussy Farina, che lo rivolle nuovamente al Milan dopo che dal Vicenza lo aveva ceduto alla Juventus dei grandi campioni che avevano costruito la Vittoria mondiale.

Paolo Rossi non si liberò del suo mito ma neanche noi italiani ci siamo liberati di lui. Proveniva dal Veneto bianco ma aveva delle simpatie e delle tendenze di carattere laico e progressista, non approfittò mai della sua popolarità per proclamare editti o scendere nell’agone della polemica pubblica.

In ragione di questa normalità, da non scambiare per furbizia, era veramente amato da tutti. Un piccolo ricordo personale: quella celeberrima partita che lo rese immortale, Italia-Brasile, che lo vide siglare una tripletta, si giocava allo Stadio Sarrià di Barcellona, quello dell’Espanol la seconda squadra della città; oggi quello stadio non c’è più, al suo posto un giardino con delle case attorno; una targa é intitolata al vecchio stadio dove si tenne quella partita.

La partita é scolpita nella nostra memoria, ognuno di noi che l’ha vissuta ricorda esattamente quel delirio collettivo che scattò al triplice fischio finale; battere il Brasile significava consacrarci nella Storia; dopo quel match arrivare alla coppa fu quasi una passeggiata.

Ci passo spesso in quei giardinetti, una targa ricorda che in quel luogo giocava la squadra di casa e si disputarono delle celeberrime partite dei mondiali dell’82 fra cui Italia-Brasile. Nel silenzio del giardino sembra di risentire l’eco delle urla, sembra di rivedere Paolo Rossi esultante fra gli abbracci degli azzurri e lo sconforto dei verde-oro. La prossima volta deporrò una rosa in suo ricordo, anzi un garofano rosso.

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