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L’umanesimo socialista

by Rosario Sorace

Il secolo breve ha offerto una parte rilevante di vicenda storica che ha disvelato ideologie aberranti e nefaste con regimi dittatoriali fondati su dogmi che hanno prodotto guerre, campi di sterminio, gulag e repressioni sanguinose.

Inutile fare l’elenco lunghissimo di orrori che sono la testimonianza terribile e palpabile di quali barbarie l’umanità è capace quando si tratta di lottare per la conquista, per il dominio e la detenzione del potere. Hitler, Stalin, Lenin, Mussolini, Franco, Salazar non sono solo personaggi che hanno incarnato l’apogeo di regimi totalitari o autoritari ma sono stati anche sovrani assoluti e cinici ammalati di potere che incarnavano e rappresentavano perfettamente il modo di pensare delle ideologie comuniste, fasciste e naziste.

Intellettuali e filosofi si sono mossi a copertura di simili regimi per giustificarne la validità e si sono prodigati per esaltare le doti di questi tiranni i quali naturalmente non venivano mai messi in discussione ma altresì erano dichiarati infallibili.

Nella storia dei grandi sommovimenti sociali vi sono stati pensatori che professavano il bisogno di cambiare la società con metodi non violenti. In sintesi anch’essi proclamavano la necessità di limitare il ruolo del mercato che comprimeva i bisogni umani e di contenere il capitalismo che sfruttava la forza lavoro con un’azione regolatrice della mano pubblica e dello Stato moderno che tutelasse i più deboli e redistribuisse la ricchezza prodotta. Ma la radice umana di queste idee era sicuramente quella di creare delle comunità di uomini liberi e uguali affrancati dal bisogno e dalla povertà.

Cosicché dopo il periodo delle rivoluzioni violente e con l’affermazione delle grandi socialdemocrazie europee pensatori come Proudhon, Fourier o Saint-Simon che prima venivano osteggiati e ritenuti dai marxisti ortodossi quali bizzarri e imbelli ideatori di comunità umane non realizzabili vennero, invece, rivalutati e considerati filosofi politici capaci di sprigionare stimolanti riflessioni sulla modernità e sulla costruzione di nuove società.

In questo senso il segretario del Psi, Bettino Craxi, venne criticato aspramente e reputato un eretico dalla vulgata vetero-comunista per aver aderito definitivamente a un’idea di trasformazione della società con il metodo del gradualismo riformista ma soprattutto per aver rivalutato questi idealisti del passato che sicuramente furono la linfa della nuova stagione del socialismo italiano. In tal senso si deve rilevare che l’egemonia culturale che il marxismo possedeva in Italia era il retaggio di una divisione inconsapevole o un patto occulto tra la Dc che deteneva il governo e il Pci a cui toccava il controllo della cultura. Cosicchè scarsa e inconsistente sino a un certo momento è stata l’influenza del pensiero liberal-socialista e questa fonte della cultura politica era relegata in una dimensione marginale e minoritaria.

Da parte comunista vi era un’aperta intolleranza verso i modelli di redistribuzione del reddito negli stati sociali di diritto che venivano ritenuti dall’apparato culturale marxista-leninista come espressione delle classi borghesi e capitalistiche e come metodi revisionisti rispetto alla pianificazione del modello sovietico della lotta di classe. Mentre la realtà è stata ben diversa e le condizioni di benessere che la democrazia rappresentativa è riuscita a creare nel nostro continente dopo la fine della seconda guerra mondiale non ha termini di paragoni. Tutto ciò anche per merito delle idee del socialismo europeo che ha comunque messo al centro l’uomo e la persona con i suoi diritti civili, individuali e sociali ponendo il problema della felicità umana quale fattore fondamentale del progresso.

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