Home Estero LUKASHENKO, L’ULTIMO DITTATORE D’EUROPA?

LUKASHENKO, L’ULTIMO DITTATORE D’EUROPA?

by Calogero Jonathan Amato

Il dirottamento del Boeing di Ryanair da parte delle autorità bielorusse è un guanto di sfida all’Europa che getta nuove ombre nelle relazioni con Mosca.

La vicenda del volo Ryanair dirottato e costretto ad atterrare a Minsk è già un caso diplomatico. Il fatto risale a domenica sera, quando un Boeing 737 della compagnia low cost, decollato da Atene e diretto a Vilnius, è stato affiancato da un caccia militare dell’aviazione bielorussa e costretto a un atterraggio di emergenza per un sospetto “allarme bomba”, poi rivelatosi falso.

Una volta in pista, l’aereo è stato raggiunto da forze dell’ordine bielorusse che hanno prelevato e arrestato Roman Protasevich, giornalista bielorusso in esilio ed ex direttore del canale di notizie Nexta, tra i più tenaci oppositori del presidente Alexander Lukashenko. Mai prima d’ora un paese terzo aveva dirottato un volo civile di collegamento tra due capitali europee, e due paesi Nato, allo scopo di arrestare un dissidente che ora, avvertono i redattori di Nexta, rischia la pena di morte in virtù delle accuse di “terrorismo”.

Immediata la condanna dei vertici di Bruxelles per l’episodio, che sarà discusso durante il Consiglio europeo di oggi e domani, e che rischia di far deteriorare ulteriormente i rapporti già compromessi tra la Bielorussia e la Ue. Intanto, secondo i media locali, a dare l’ordine sarebbe stato Lukashenko in persona che, rigettando le accuse di dirottamento, afferma di aver “difeso l’Europa”. Intanto, diverse compagnie aeree stanno facendo deviare i loro voli in modo da evitare di sorvolare la Bielorussia.

Il dirottamento del Boeing 737 si inserisce in un clima di intimidazione e repressione della libertà di stampa da parte di Lukashenko, da tempo ormai additato come “l’ultimo dittatore d’Europa”. Da quasi un anno la Bielorussia è teatro di proteste contro i presunti brogli con cui il presidente, al potere dal 1994, avrebbe vinto le elezioni dell’agosto 2020, con un sospetto 80% di preferenze. Le manifestazioni pacifiche sono state soffocate in modo violento e con arresti di massa.

Secondo le associazioni per i diritti civili in Bielorussia gli oppositori tuttora in carcere sono 35mila, mentre almeno sette sono morti durante la detenzione. Nexta ha provocato l’ira di Lukashenko per la sua dettagliata copertura della repressione nei confronti degli oppositori e per aver contribuito all’organizzazione delle proteste. Il suo canale su Telegram ha più di 1,2 milioni di abbonati, un seguito considerevole in un paese di appena 9,5 milioni di abitanti. A marzo scorso Protasevich è stato accusato di ‘attività terroristica’ e secondo la leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya – che vive in esilio – in Bielorussia rischia la pena di morte. Secondo altre fonti la più grave delle accuse che gli viene mossa, disordini di massa, prevede invece fino a 15 anni di prigione.

Le notizie del dirottamento e dell’arresto di Protasevich – che stava rientrando da una conferenza tenuta ad Atene da Tikhanovskaya – sono state accolte con sgomento a Bruxelles, Washington e nelle capitali europee. Ma l’incredulità per un’operazione di rendition così sfacciata da non avere precedenti ha presto lasciato il posto all’irritazione. Se condanne e la minaccia di ripercussioni sono state espresse da tutti i vertici Ue, lapidario è stato il commento del premier polacco Mateusz Morawiecki: “Il dirottamento di un aereo civile è un atto di terrorismo di stato senza precedenti che non può rimanere impunito”.

La Polonia, in cui Protasevich si era rifugiato dopo aver lasciato la Bielorussia, ha detto che chiederà al Consiglio Ue di adottare nuove sanzioni contro Minsk. Finora il Regno Unito, gli Stati Uniti, l’UE e il Canada hanno imposto sanzioni a 88 personalità bielorusse, tra cui lo stesso Lukashenko e sette enti, nel tentativo coordinato di esercitare pressioni sul governo e un nuovo ciclo di sanzioni sta per entrare in vigore il mese prossimo. Reuters riferisce che, oltre alle sanzioni, l’Ue potrebbe predisporre l’alt al sorvolo dello spazio aereo bielorusso per le compagnie europee, il divieto di atterraggio alla compagnia bielorussa Belavia e la sospensione dei transiti terrestri tra Bielorussia e Ue. Sulla vicenda, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha chiesto “un’indagine internazionale” e annunciato che “ci stiamo coordinando con i nostri partner sui prossimi passi. Gli Stati Uniti – ha aggiunto – sono con il popolo della Bielorussia”.

Intanto da Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha definito “scioccante che l’Occidente consideri l’incidente scioccante”, sostenendo che i paesi occidentali si sono resi in passato colpevoli di “rapimenti, atterraggi forzati e arresti illegali”. Dopo qualche ora, però, dal Cremlino è arrivata una precisazione: “Non ci affrettiamo a sostenere nessuno” e “non vediamo alcun legame tra quanto accaduto e il prossimo vertice Usa-Russia”.

Un’affermazione che sembra rispondere – in modo evasivo – all’interrogativo che in queste ore tutti si pongono: Mosca sapeva? E che conseguenze avrà questo ennesimo caso nelle relazioni tra Vladimir Putin e i 27? La Russia è infatti un alleato fondamentale di Minsk, di cui sostiene il costoso apparato di sicurezza, e le cui relazioni sono regolate dal protocollo dell’alleanza militare CSTO.

Ma soprattutto Minsk ha trovato in Mosca un solido alleato dopo le proteste, la repressione e il regime di sanzioni avviato dall’Europa. Quanto accaduto nelle ultime ore, però, rivela che Lukashenko è insicuro della sua presa sul potere. Talmente insicuro da rischiare un’escalation internazionale dirottando un aereo straniero per arrestare un dissidente. L’obiettivo – evidente – è di intimidire i molti democratici bielorussi in esilio per segnalare che non possono sentirsi al sicuro in nessun luogo. Ma anche lanciare un guanto di sfida all’Europa. E ribadire, come già più volte fatto dallo stesso Putin, che negli affari interni e sui diritti umani non sono ammesse interferenze esterne.

Solitamente si attribuiscono due caratteristiche ai regimi autoritari: stabilità sul fronte interno e una certa prevedibilità in politica estera. Questo non sembra più valere per la Bielorussia: le proteste antigovernative continuano da agosto scorso nonostante la durissima repressione e, forse anche in virtù di ciò, il regime si mostra capace di azioni internazionali che sorprendono per la loro audacia. Quest’episodio dimostra come Lukashenko abbia smesso di essere una minaccia solo per il suo popolo, ma sia diventato pericoloso anche per l’intera comunità internazionale.

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