Home Cronaca Lucca: confisca giudiziaria di beni riconducibili al clan dei “casalesi”

Lucca: confisca giudiziaria di beni riconducibili al clan dei “casalesi”

by Rosario Sorace

Al termine di lunghe e laboriose indagini è avvenuta una rilevante confisca della Guardia di finanza effettuata su 6 conti correnti, 2 autovetture, 8 società, 18 locali ad uso commerciale, 32 abitazioni, 7 autorimesse e 4 terreni.

Gli inquirenti sono riusciti a scoprire l’esistenza di un’organizzazione criminale che operava sin dal 2013 era associata al clan dei Casalesi e che si dedicava al riciclaggio degli illeciti provenienti in special modo degli appalti con la Asl 3 di Napoli.

Tutto ciò si realizzava con una società immobiliare con sede a Lucca e tale confisca riguarda soggetti vicini al clan dei casalesi.

La Guardia di Finanza di Lucca, Caserta e L’Aquila ha eseguito il provvedimento di confisca disposto dal Tribunale di Firenze, che nel 2020 aveva già predisposto il sequestro di parte dei beni.

Insieme alle fiamme gialle, al Nucleo distrettuale antimafia (Dda) di Firenze e grazie al processo che è seguito all’inchiesta è sono state effettuate nel 2018 5 misure di custodia cautelare in carcere.

Fanno sapere in una nota gli inquirenti che l’organizzazione criminale “ruotava attorno ad imprenditori edili residenti in Provincia di Lucca e Caserta, i quali, utilizzando prestanome e società compiacenti, molte delle quali apri e chiudi, si aggiudicavano decine di appalti della Azienda sanitaria locale Napoli 3 (Asl Napoli Sud) per milioni di euro”.

Sono state effettuate intercettazioni telefoniche, ambientali e accertamenti bancari che hanno permesso di confermare i rapporti di corruzione con un dirigente della Asl che “non solo aveva aggiudicato gli appalti in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità, ma aveva anche consentito al sodalizio di incassare i pagamenti pur senza l’esecuzione dei lavori”.

Poi, nella fase del dibattimento del processo, è affiorato con precisi riscontri che i ricavi illeciti in gran parte venivano “riciclati in una società immobiliare, con sede a Lucca, considerata la cassaforte del sodalizio, attraverso operazioni di acquisto, ristrutturazione o costruzione di edifici da parte di società riconducibili all’organizzazione criminale”.

E, quindi, nelle varie udienze che si sono svolte, a cominciare dall’ottobre 2020, sono emersi una serie di reati consumati “sia al fine agevolare l’attività dell’associazione mafiosa dei Casalesi che di trarre i propri mezzi di sostentamento da delitti a sfondo patrimoniale”.

Il processo ha consentito anche di risalire e ricostruire l’intero asset patrimoniale che era disponibile, in possesso, in via diretta o indiretta dell’associazione. In tal modo si è anche dimostrato la sproporzione rispetto al reddito da loro dichiarato nel periodo temporale 2013-2019.

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