Home Cronaca La mafia a Sciacca sarebbe ritornata in possesso di Torre Macauda

La mafia a Sciacca sarebbe ritornata in possesso di Torre Macauda

by Rosario Sorace

I beni posseduti dalla mafia fanno dei giri immensi e poi a volte ritornano nelle mani dei boss. E quello che sarebbe successo in Sicilia dove un imprenditore veneto, Francesco Donà Dalle Rose, risulta coinvolto in una vicenda giudiziaria assai emblematica poiché, secondo l’accusa, “riacquistò un complesso turistico per conto di un boss di Cosa Nostra”.

Infatti gli investigatori ritengono che la famiglia mafiosa di Sciacca (Agrigento) facente capo a Salvatore Di Gangi boss fedelissimo di Totò Riina, sarebbe rientrata in possesso del complesso turistico Torre Macauda di Sciacca che è stato confiscato precedentemente all’imprenditore Giuseppe Montalbano mediante una società che controllava.

Questa operazione è stata finanziata da Donà Delle Rose che adesso è accusato di concorso in riciclaggio aggravato.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha indagato sull’imprenditore veneto per concorso in riciclaggio che è aggravato dall’aver favorito le attività di Cosa Nostra.

Ora, i finanzieri del Nucleo di Polizia economica finanziaria del capoluogo siciliano, hanno proceduto alla perquisizione della casa, dello studio e l’imbarcazione di Donà Dalle Rose proprio su richiesta del procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Guido, e dei pubblici ministeri Piero Padova e Francesca Dessì.

Sono stati acquisiti anche i cellulari e i computer in dotazione all’imprenditore e nel contempo sono stati notificati altri sette avvisi di garanzia inviati al boss detenuto Salvatore Di Gangi, di 79 anni, il figlio Alessandro, di 42 anni, i professionisti Maurizio Lupo e Luigi Vantaggiato, liquidatore di Sicilia Torre Macauda, a Anna Maria Lo Muzio, nonché il funzionario di banca Vincenzo Coglitore e l’imprenditore Francesco Corvelli.

Sono state effettuate perquisizioni domiciliari e negli uffici, poi si è proceduto anche ad effettuare indagini contabili in un paio di filiali di banca coinvolte nell’indagine.

Questi imprenditori sono accusati di “aver concorso nell’associazione di tipo mafioso, Cosa Nostra, e, pur non facendovi parte, per aver contribuito all’acquisizione in modo diretto e indiretto, da parte della stessa associazione, della gestione o del controllo delle attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e di servizi pubblici”.

Ora l’idea degli investigatori è che la famiglia mafiosa di Salvatore Di Gangi, con abili operazioni contabili, sia rientrata in possesso del complesso turistico Torre Macauda di Sciacca che a suo tempo aveva un altro prestanome, appunto, l’imprenditore Giuseppe Montalbano a cui tempo fa, il complesso turistico, venne sequestrato.

Si tratta di struttura turistica assai lussuosa che era stata messa all’asta e che il boss Di Gangi ne sarebbe divenuto proprietario mediante una società che controllava, la Libertà Immobiliare, che allo stato attuale ne cura la gestione. Si è trattato di un affare assai complesso perché in una procedura esecutiva sugli immobili una filiale Unicredit vantava di essere titolare di un credito. Dunque la banca aveva venduto alcuni lotti a Libertà Immobiliare, mentre non erano stato sarebbero stati liquidati 8 milioni di euro . Proprio per questo un funzionario dell’istituto di credito ora risulta indagato per falso.
L’imprenditore veneto avrebbe finanziato la conclusione dell’operazione e gli inquirenti pensano che il regista occulto dell’affare fosse Di Gangi. Intanto la moglie dell’imprenditore , Chiara Donà Dalle Rose, ha dichiarato: “Purtroppo siamo vittime di un grande equivoco e purtroppo è mio marito la persona indicata”. Gli avvocati Marcello Consiglio, Vincenzo Lo Re e Raffaele Bonsignore che assistono Dalle Rose rilasciano un’altra dichiarazione: “I difensori si dichiarano pronti a dimostrare, attraverso un’attività di indagine difensiva, l’estraneità del loro assistito alle ipotesi formulate dalla procura di Palermo, oggetto di indagine. La famiglia si chiude nel più stretto riserbo confidando nell’operato della magistratura”.

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